Fiume. I ristoratori attendono tempi migliori

Durante un breve giro d’ispezione nei locali del centro cittadino, abbiamo scoperto che le norme igienico-sanitarie vengono rispettate alla lettera. O quasi...

Ogni tanto anche i clienti dei locali “vestono” il dispositivo

È estremamente scomodo ed estenuante lavorare per tutto l’orario previsto con indosso una mascherina protettiva, ma le regole esistono per venir rispettate, per di più in questo momento così particolare della nostra vita in cui bisogna pensare innanzitutto alla salute. Quella dev’essere sempre al primo posto. Sono queste, in linea di massima, le dichiarazioni forniteci ieri dai gestori o camerieri dei vari locali del centro di Fiume, durante un veloce giro d’ispezione servitoci a capire lo spirito che aleggia tra la categoria, costretta, volente o nolente, a coprirsi il volto con il dispositivo mentre sta servendo i clienti ai tavolini o ai banconi dei bar. Tutti, o quasi, non ci pensano nemmeno (lo impongono le disposizioni) a togliersi la mascherina di dosso né tantomeno a “vestirla” in modo scorretto per tutto il tempo che si trovano a contatto con gli ospiti. Disinfettarsi poi le mani, prima di servire il prossimo avventore, è diventata ormai quasi una routine.

Robert Salečić

“Dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni epidemiologiche tutto il nostro personale indossa la mascherina correttamente – ci spiega Robert Salečić, gestore del caffè bar Luppis in centro città – e devo ammettere che con il caldo dei giorni scorsi, lavorare è stato a dir poco fastidioso, ma ormai siamo abituati. Per quanto riguarda la clientela, la maggioranza si attiene alle norme e tantissimi ci hanno fatto… il callo. Nessuno entra nel locale senza indossare la mascherina, anche se soltanto per andare in bagno. In terrazza, grazie al distanziamento tra i tavolini, le regole sono un po’ più leggere, ma dopo la presenza di ciascun ospite la superficie viene disinfettata e pulita a dovere”.
Immancabile toccare il tema dell’imminente sciopero annunciato dai ristoratori. Robert, che fa parte del Consiglio d’amministrazione dell’associazione locale della categoria, dice che è prevista un’interruzione del lavoro della durata di un’ora durante la quale i locali rimarranno aperti, ma non offriranno i propri servizi. “Obiettivo di questa piccola protesta è spronare il Governo ad abbassare l’imposta IVA per i ristoratori com’è successo nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea. La nostra categoria è una delle maggiormente colpite sul mercato del lavoro, il traffico d’affari è sceso ai minimi termini e i vertici statali, dopo le promesse preelettorali, non s’attengono agli accordi presi in precedenza. Per non parlare della seconda tranche di sussidi finanziari che ancora attendiamo. Per ora in qualche modo ce la stiamo cavando, nella speranza di riuscire a salvaguardare i posti di lavoro, già ridotti all’osso”.

Astrid

Al bar Ritz in Cittavecchia, scorgiamo gli ospiti gustare tranquillamente il proprio caffè all’ombra degli edifici circostanti. “Non è facile lavorare tutta la mattina con indosso la mascherina, ma per noi è diventato ormai quasi normale. I clienti sono disciplinati e attenti alle regole di comportamento, soprattutto all’interno del locale – ci spiega Astrid, la giovane cameriera indaffarata a servire la clientela –. Posso affermare che nella gran parte dei casi gli ospiti sono muniti di mascherina negli spazi chiusi, mentre all’aperto il comportamento è più libero”.

Karmen Hlača e Nina Briški

Astrid è informata sull’annunciato sciopero, ma preferisce non esprimersi al riguardo. “Saranno i titolari del bar a decidere sul da farsi, ma se questo comporterà uno sgravio fiscale per la categoria, ben venga. Forse anche gli stipendi subiranno un lieve aumento”.
Al Samovar bar, conosciuto per essere il ritrovo preferito degli amanti del tè, le sorridenti Karmen Hlača e Nina Briški, non hanno un attimo di tregua nel loro lavoro. “I primi giorni con la mascherina sono stati un inferno – ci racconta Nina – poi ci siamo abituate. Nelle giornate più calde e quando c’erano pochi ospiti, ci prendevamo un intervallo di cinque minuti ogni ora per poter togliere la mascherina, ovviamente restando all’aperto. Forse sembrerò poco pratica, ma se il fine della mascherina è quello di salvaguardare la nostra e la salute altrui, allora ben venga. Inoltre, già nella prima ondata del virus ci siamo abituate a rispettare le norme antipandemiche e adesso tutto ciò ci viene praticamente in automatico”.

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