Fiume, i cittadini contro il rumore del porto: «Vogliamo dormire in pace»

Nell’aula consigliare folla e tensione per la tribuna pubblica sull’impatto dei terminal container di Brajdica e Molo Zagabria

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Fiume, i cittadini contro il rumore del porto: «Vogliamo dormire in pace»
Il nuovo terminal Fiume Gateway. Foto Ivo Vidotto

Aula consiliare gremita, toni accesi ma civili, e un’unica parola d’ordine: convivenza. A Fiume, nella sede del Consiglio cittadino, si è tenuta una tribuna tematica dedicata all’impatto dei terminal container di Brajdica e del Molo Zagabria sulla vita quotidiana dei residenti.

L’iniziativa, organizzata dal Comitato di quartiere Centar–Sušak, portava un titolo eloquente: “L’influenza dei terminal container sulla vita dei cittadini – minaccia dovuta al rumore e all’inquinamento luminoso – è forse compromesso il diritto costituzionale a un ambiente sano?”

Le lamentele dei residenti

La presidente del Comitato, Azra Zubić-Zec, ha spiegato che l’incontro nasce “dal numero crescente di segnalazioni da parte dei residenti, soprattutto nell’area ovest, vicina al nuovo terminal Fiume Gateway”.

Il terminal Brajdica. Foto Ivo idotto

A Brajdica, ha raccontato, “il rumore è aumentato dopo l’attivazione della nuova banchina”. Dopo decine di reclami, il Comitato ha coinvolto anche la Difensora civica, decidendo di convocare la tribuna per raccogliere testimonianze dirette. “Non siamo contro il porto – ha detto Zubić-Zec – ma chiediamo equilibrio. Fiume deve poter lavorare, ma anche dormire.”

Decibel oltre i limiti

Il tema principale è stato il rumore notturno, che secondo le norme non dovrebbe superare i 40-50 decibel tra le 23 e le 7. Le misurazioni del 27 luglio, effettuate per conto del Comune, hanno rilevato picchi fino a 18-20 decibel oltre il limite. Durante la serata, i cittadini hanno mostrato video e foto che documentano l’inquinamento acustico e luminoso: “Dalle nostre finestre – ha detto una residente – non vediamo più il cielo, ma i fari delle gru”.

La sindaca: «Nessun interesse economico vale più della salute»

Presente anche la sindaca Iva Rinčić, che ha riconosciuto la complessità del problema:
“Sappiamo quanto il porto sia cruciale per l’economia fiumana, ma è nostro dovere parlare anche della qualità della vita. Nessun interesse economico può prevalere sul diritto dei cittadini a un ambiente sano”. La Città ha annunciato, avvierà nuovi contatti con l’Autorità portuale e valuterà misurazioni acustiche permanenti.

Foto Ivor Hreljanović

La professoressa Lidija Runko-Luttemberger ha richiamato l’attenzione sugli effetti sanitari del rumore: “Non è solo un disturbo. È stress, insonnia, patologie cardiovascolari. Fiume non si confronta solo con i decibel, ma con le vibrazioni che attraversano le case”.
Ha poi criticato l’assenza di barriere verdi e spazi assorbenti: “Altrove i porti si spostano fuori dai centri abitati. Da noi accade il contrario.”

Il giurista Axel Luttenberger ha ricordato che “la Port Authority non è un’impresa privata ma un ente pubblico. Il mare e il porto sono beni costituzionalmente tutelati”. Ha avvertito: “Se i concessionari non rispettano le regole, le concessioni vanno revocate. È un principio elementare”.

Anche il costituzionalista Matija Miloš ha parlato di “menefreghismo istituzionale”: “La tutela dell’ambiente è un principio supremo. Quando le autorità non agiscono, violano la Costituzione.”

Le voci da Ancarano

Dalla vicina Slovenia è intervenuto il sindaco di Ancarano, Gregor Strmčnik, portando solidarietà: “Ciò che accade a Fiume succede anche da noi. Il profitto ha una voce forte, ma anche le persone devono farsi sentire”.

Foto Ivor Hreljanović

Il porto: «Siamo pronti al dialogo»

Il rappresentante dell’Autorità portuale, Rajko Jurman, ha cercato di rasserenare i toni: “Il dialogo è la via migliore. Stiamo lavorando per collegare le navi all’alimentazione elettrica da terra e ridurre il rumore dei motori.”

Dal lato dei concessionari, Maja Borčić di Fiume Gateway ha precisato che “tutta l’energia utilizzata è da fonti rinnovabili” e che l’illuminazione a LED “è già stata regolata per limitare la dispersione luminosa”.

Poi la parola è passata ai residenti. Una donna ha alzato un cartello: “Ridateci la pace e il silenzio.” Un uomo ha parlato con amarezza: “Il problema non è solo il rumore. È il paradosso di un Paese che costruisce terminal container nel cuore della città. È un crimine contro il buon senso.” Un altro ha commentato il progetto ferroviario che taglierà Fiume in due: “Sarà il nostro piccolo muro cinese.”

E infine la domanda rimasta sospesa: “Quanto guadagna davvero la Croazia da tutto questo traffico di container?”

A chiudere la serata, ancora Azra Zubić-Zec: “Il vero errore è stato mettere un terminal container nel cuore della città. È triste che siano i cittadini, e non le istituzioni, a difendere Fiume. Non siamo contro il porto, chiediamo solo una cosa: che la gente possa tornare a dormire in pace”.

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