In pieno centro città, proprio di fronte alla SE Nikola Tesla situata in piazza Ivan Klobučarić e affacciato su via Martiri antifascisti, in zona Scoglietto, si trova il Lino Park: un’area verde che avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento sicuro e gioioso per l’infanzia. Nato come parco giochi dedicato ai più piccoli, ispirato all’orsetto Lino (la celebre mascotte del noto marchio alimentare di Koprivnica) il parco voleva essere un’oasi urbana di gioco e serenità. Purtroppo, la realtà quotidiana è ben diversa e profondamente deludente. Da tempo, infatti, il Lino Park versa in condizioni di degrado tali da renderlo non solo inadeguato, ma addirittura pericoloso per i bambini e per le famiglie che ancora, nonostante tutto, tentano di frequentarlo.
Ciò che si presenta agli occhi di chiunque vi metta piede all’inizio di ogni settimana è uno spettacolo sconfortante. Vetri rotti ovunque, resti di bottiglie spaccate dopo serate di alcol e inciviltà, frammenti acuminati disseminati proprio sotto scivoli e altalene, nei punti dove i bambini giocano più volentieri e più spesso. Il lunedì mattina il parco è teatro delle conseguenze del fine settimana: ragazzi che bevono, lasciano tutto a terra e, in molti casi, spaccano deliberatamente le bottiglie come sfogo o gesto vandalico. A questo si aggiunge un altro problema ancora più grave e inquietante: la presenza di siringhe usate, blister di farmaci, scatole vuote di medicinali, materiale riconducibile all’uso di sostanze stupefacenti. In pieno giorno, a pochi passi da una scuola elementare. Non si tratta di casi isolati, ma di una situazione che si ripete regolarmente, con una ciclicità ormai accettata come “consueta e normale”, pur essendo inaccettabile sotto ogni punto di vista.
La Čistoća fa quello che può
Gli impiegati della Čistoća, la municipalizzata preposta alla nettezza urbana, fanno quello che possono. Ogni lunedì entrano in azione e ripuliscono tutto, con dedizione e professionalità. Sono poche, però, le stesse persone ogni settimana, che lavorano con impegno, ma che non possono compiere miracoli. Quando finalmente il parco viene riportato a un livello accettabile di decoro, è già passata la metà della giornata del lunedì. Intanto i bambini ci sono già passati, magari accompagnati dai genitori o durante la ricreazione. E il rischio per la loro sicurezza è concreto, non ipotetico. Quel che è peggio è che questo ciclo si ripete con una regolarità sconcertante: nel fine settimana il parco viene vandalizzato, il lunedì viene ripulito, fino a venerdì sembra tutto a posto, e poi tutto daccapo.
A rendere ancora più grave la situazione c’è il fatto che la Questura litoraneo-montana si trova letteralmente a due passi. Nonostante questo, nei momenti critici, le serate del venerdì, del sabato, o le prime ore della domenica, nessuno interviene. Pochissime pattuglie e presidi, nessun tentativo reale di prevenire gli abusi. Eppure, si tratta di uno spazio pubblico destinato ai bambini. Il segnale che viene dato è desolante: tutto è tollerato, anche ciò che mina la sicurezza dei piccoli.
Il quadro è aggravato da un’altra, curiosa, ma significativa osservazione: i cestini dell’immondizia sono spesso vuoti. E questo non perché il parco sia pulito, tutt’altro. Semplicemente, i rifiuti vengono gettati ovunque tranne che nei contenitori preposti. Sacchetti, cartacce, confezioni, bottiglie, mozziconi di sigaretta: tutto a terra. Ciò dimostra che il problema non è solo strutturale o amministrativo, ma anche profondamente culturale. È una questione di educazione civica, di rispetto degli spazi comuni, di senso di comunità che manca.
Lanciato messaggio importante
Negli ultimi giorni la sindaca Iva Rinčić ha fatto un sopralluogo in città, a colloquio con un dipendente della Čistoća in Corso per comprendere meglio le difficoltà operative del servizio. In quell’occasione ha dichiarato l’intenzione di aumentare le tariffe per la raccolta e la gestione dei rifiuti, con l’obiettivo di migliorare il livello complessivo di pulizia urbana. Ma se si dovrà pagare di più e la città manterrà le stesse sembianze, dove vogliamo andare? La sindaca avrà una bella gatta da pelare, non c’è dubbio.
Inoltre, Rinčić ha anche lanciato un messaggio importante, richiamando la cittadinanza alla responsabilità individuale. La pulizia, ha detto, comincia da ciascuno di noi. Non bastano le regole se nessuno le applica. Non serve cercare colpevoli se nessuno si assume la responsabilità del proprio comportamento. Il rispetto per la città e per le persone che la abitano è la base su cui costruire un contesto migliore.
Parole condivisibili, certo. Ma ora servono i fatti. Le famiglie che frequentano (o che vorrebbero frequentare) il Lino Park sono stanche di attendere. Tanti genitori hanno smesso di portare i figli lì, per paura. Alcuni hanno chiesto che il parco venga chiuso fino a nuova sistemazione, altri auspicano un maggiore controllo delle forze dell’ordine, soprattutto nei momenti notoriamente problematici.
Il problema appena presentato, però, nel suo piccolo, è simbolo di un problema più grande: il disinteresse per i beni comuni, la mancanza di rispetto per gli spazi pubblici, l’assenza di controlli e l’impunità per chi infrange le regole. Ma è anche simbolo di una possibile rinascita. Se davvero si vuole cambiare, questo è il punto da cui partire. Restituire ai bambini un parco pulito e sicuro non è solo un gesto di civiltà: è un dovere morale, una priorità sociale, una promessa da mantenere. Perché una città che non sa proteggere i suoi bambini, è una città che ha smarrito la sua umanità.
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