Fiume, Arco romano: «Intervento eseguito secondo i principi di conservazione e di restauro»

La ministra della Cultura, Nina Obuljen Koržinek, placa la polemica dei giorni scorsi

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Fiume, Arco romano: «Intervento eseguito secondo i principi di conservazione e di restauro»
Foto Roni Brmalj

Nei giorni scorsi abbiamo riportato – nella nostra edizione online e quindi anche su quella cartacea – le reazioni suscitate dal nuovo “look” dell’Arco romano, nel nucleo storico di Fiume. Infatti, il simbolo delle radici urbane di Fiume, il monumento più antico della città, l’unico sopravvissuto dell’antica Tarsatica tardoantica, dopo essere stato sottoposto a un’opera di conservazione e restauro, una volta “spogliato” dell’impalcatura che lo aveva rivestito per più di cinque anni, ci appare diverso da quello di prima. Una parte dell’Arco coperta da una superficie cementizia uniforme, liscia, che lo rende, agli occhi dei più, impresentabile. Cittadini, associazioni culturali, archeologi, storici dell’arte ed esponenti dell’amministrazione cittadina hanno espresso la propria indignazione, incredulità. Tutto è avvenuto nel fine settimana, per cui non abbiamo potuto ottenere delle spiegazioni ufficiali, che sono giunte però nella giornata di lunedì.

“Ho seguito con rammarico gli articoli comparsi sui media e le numerose reazioni – ha dichiarato la ministra della Cultura e dei Media, Nina Obuljen Koržinek –, che non hanno avuto la pazienza di attendere le risposte e le spiegazioni degli esperti, favorendo in questo modo la diffusione di notizie e interpretazioni imprecise. L’opera di restauro – ha aggiunto – è stata seguita passo per passo dall’Istituto nazionale di restauro in collaborazione con l’ufficio fiumano in conformità con i principi di conservazione e restauro e con l’utilizzo di tecnologie e materiali indispensabili per conservare questo monumento, rendendolo sicuro e resistente alle intemperie o a eventuali eventi sismici”.

«La soluzione migliore»

Alto 5,8 metri e largo 3,65, l’Arco costituiva l’ingresso del Pretorio della Clausura Alpina, il sistema difensivo che nel III-IV secolo proteggeva l’area urbanizzata della Tarsatica e, allo stesso tempo, le rotte commerciali e militari che collegavano l’Impero.

È uno dei rarissimi resti romani sopravvissuti in città: una presenza che, oltre al valore archeologico, incorpora un valore identitario enorme. È il punto in cui la Fiume medievale e moderna trova la sua radice più antica, la prova che qui – in questo spazio oggi soffocato da edifici, cavi, intonaci e traffico – esisteva una città già duemila anni fa. “Si tratta dei resti di un enorme arco in muratura di pietra situato tra due edifici, con una campata di 4,3 metri e i talloni degli archi a un’altezza di 4 metri”, si legge in un comunicato diramato dall’Istituto nazionale di restauro, che spiega, inoltre, che “il tallone orientale sporge dal muro di circa 65 cm, mentre il tallone occidentale dell’arco è ‘pressato’ nel piano della facciata dell’edificio della Jadroagent, aggiungendo che l’arco è composto da nove blocchi nella fila inferiore e sei blocchi in quella superiore, e il suo spessore è di circa 100 centimetri. “Il passare del tempo, gli effetti degli agenti atmosferici e l’attività umana hanno influito negativamente sull’Arco, causando una grave instabilità strutturale – spiegano ancora gli esperti –. Gli elementi in pietra dell’arco si sono notevolmente erosi, rendendo il contatto tra loro e il trasferimento del carico alle parti inferiori estremamente scarsi, al punto da rappresentare un grave pericolo per i passanti. La contaminazione superficiale, il cemento nei giunti e sulla calotta dell’arco hanno contribuito al degrado del monumento. Per tutti questi motivi, l’Arco romano è stato inserito nel 2019 nel programma ordinario di attività dell’Istituto croato di restauro”.

Nel comunicato vengono poi spiegati i motivi per i quali i lavori erano stati rinviati in più frangenti e di cui avevamo già scritto. I terremoti di Zagabria e Petrinja hanno causato la riallocazione dei fondi e delle priorità. La pandemia aveva poi complicato ulteriormente la logistica e l’Istituto nazionale di restauro aveva subito riduzioni, trasferimenti, sospensioni. I ponteggi sono rimasti, ma i lavori si sono fermati.

Insomma, per cinque anni l’Arco è rimasto intrappolato in una struttura metallica, proprio accanto all’Ufficio per la conservazione e il restauro dei beni culturali di Fiume. “Sulla base di un’analisi delle condizioni della struttura, è stata scelta la soluzione migliore per stabilizzare l’Arco attraverso la cooperazione interdisciplinare tra conservatori competenti, conservatori-restauratori specializzati in pietra e ingegneri strutturali specializzati in costruzioni e lavori su beni culturali protetti. Tutta la malta cementizia, compresi la copertura e i giunti, è stata pulita dalla superficie della pietra. Successivamente, sulla superficie superiore dell’Arco sono stati installati profili in acciaio inossidabile, che sono stati fissati ai talloni dell’Arco. Poi sono stati installati e collegati a questi supporti numerosi ancoraggi metallici (barre di acciaio inossidabile installate verticalmente e ad angolo). La struttura metallica ha assunto a questo punto la funzione portante originariamente svolta dai blocchi di pietra erosi dell’Arco, garantendone la stabilità strutturale”, si legge nella nota.

“Per proteggere i profili in acciaio dagli agenti atmosferici e impedire alle precipitazioni di penetrare nella struttura dell’Arco in pietra e nascondere i nuovi rinforzi strutturali – viene, inoltre, spiegato –, si è deciso di ripetere la copertura in malta sulla sommità dell’Arco. È stata realizzata con intonaco a calce con l’aggiunta di pietra artificiale, materiale storicamente utilizzato e compatibile con le costruzioni in pietra. Una volta completato il rinforzo strutturale, sono stati eseguiti lavori di restauro per rimuovere la malta inadeguata e altre impurità dalla superficie della pietra, chiudere e ricostruire tutte le aree in cui erano state installate barre metalliche e colorare la superficie della pietra, nonché lo strato di calce superiore, per creare un insieme uniforme”.

Dovuto rinforzo strutturale

“Si sottolinea che durante la ristrutturazione dell’Arco romano di Fiume non è stato utilizzato alcun tipo di calcestruzzo o cemento! La vecchia calotta in calcestruzzo è stata sostituita con una calotta in intonaco di calce, compatibile con la muratura, per impedire alla pioggia di penetrare nella struttura dell’Arco e nascondere la struttura metallica installata. La calotta realizzata è identica per dimensioni e aspetto alla precedente e rispetta pienamente le pratiche di presentazione di oggetti architettonici storici simili. L’aspetto finale della ‘calotta in intonaco’ è tonale, in armonia con il colore grigio chiaro dell’ultima fila di parti in pietra originali dell’Arco”.

“La procedura descritta ha seguito i principi fondamentali del restauro conservativo dei beni culturali: tutte le strutture originali e l’autenticità dell’Arco romano sono state integralmente preservate e il dovuto rinforzo strutturale, se necessario reversibile, con ancoraggi metallici è pienamente accettabile per interventi su tipologie di monumenti simili ed è dimensionato in relazione allo stato di conservazione estremamente precario. Tutti i materiali inadeguati (intonaci cementizi) sono stati rimossi e sostituiti con materiali appropriati, comunemente utilizzati nel restauro di edifici storici (intonaco a calce, metallo), e la procedura di restauro è stata eseguita secondo le regole della professione”.

“L’Istituto nazionale di restauro è stato l’ente responsabile e titolare del programma di restauro, mentre la supervisione dei lavori è stata affidata all’Ufficio per la conservazione e il restauro dei beni culturali di Fiume, che rilascia anche i permessi per i lavori o convalida la documentazione di progetto. Il restauro dell’Arco romano è stato finanziato esclusivamente con fondi del Bilancio statale su indicazione del Ministero della Cultura e dei Media, attraverso le attività annuali dell’Istituto nazionale di restauro, senza cofinanziamenti da parte di enti regionali o locali”.

“La sistemazione ambientale e la presentazione dell’intera area del Parco archeologico, che comprende la conservazione dei resti archeologici, l’installazione di pannelli informativi, l’illuminazione, ecc., sono state realizzate nel 2014. Non siamo a conoscenza di alcun progetto da parte dell’Ufficio turistico o delle autorità cittadine competenti per l’installazione di ulteriori pannelli informativi. Nel prossimo periodo, si prevede di informare e presentare al pubblico interessato i lavori eseguiti sull’Arco romano. In conclusione, vorremmo ribadire che i lavori sono stati eseguiti nel rispetto di tutti i principi e le regole della professione in materia di conservazione e restauro e che il risultato finale è estremamente soddisfacente dal punto di vista professionale. Non ci sono state reazioni negative da parte degli ambienti professionali e la reazione del pubblico si basa esclusivamente su informazioni errate e non verificate diffuse dai media”, conclude la nota dell’Istituto nazionale di restauro.

«Vogliamo una revisione indipendente»

La Lista per Fiume non ha accettato di buon grado queste spiegazioni della ministra e dell’Istituto nazionale per il restauro e li accusa di voler “attaccare i media e i cittadini che hanno segnalato il problema anziché assumersi le proprie responsabilità”. “Il comunicato della ministra offende il buon senso di tutti coloro che hanno visto con i propri occhi cosa è stato fatto al monumento storico”.

“Presumiamo che la ministra Obuljen Koržinek reagirebbe con veemenza se, ad esempio, sulla colonna di Orlando nella sua Ragusa (Dubrovnik) – ancora in fase di restauro – Orlando si presentasse una mattina con un cappello di cemento in testa. Questa è esattamente la soluzione che abbiamo ora a Fiume”, si legge nella reazione della Lista per Fiume. “Se questa viene definita una ‘soluzione ottimale’ a seguito dell’’applicazione dei principi professionali’, allora il futuro del patrimonio culturale croato è seriamente minacciato”, afferma la Lista per Fiume, che richiede una revisione indipendente di tutti i lavori svolti sull’Arco romano, la pubblicazione della documentazione completa del progetto e della supervisione, l’individuazione delle responsabilità da parte dell’Ufficio di conservazione e restauro dei beni culturali di Fiume e dell’Istituto nazionale di restauro, nonché una dichiarazione della Città di Fiume, che per anni ha tacitamente approvato questo stato di cose. “I cittadini devono poter sapere chi ha firmato cosa, chi ha supervisionato i lavori e chi ha permesso che l’Arco romano venisse, a quanto pare, letteralmente ‘intonacato’”.

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