Il Consiglio cittadino di Fiume ha approvato a maggioranza la proposta della sindaca Iva Rinčić di ridurre le aliquote dell’imposta sul reddito. La misura, che abbassa la fascia inferiore dal 22 al 20 per cento e quella superiore dal 32 al 25, comporterà un taglio di circa 9 milioni di euro nelle entrate del bilancio cittadino per il 2026.
Il voto ha ricompattato la coalizione che sostiene Rinčić e raccolto l’appoggio di HDZ, Most e di vari consiglieri indipendenti e civici, mentre SDP, PGS e Možemo hanno votato contro.
«Una promessa agli elettori e un cambio di rotta per la città»
Rinčić ha difeso la misura come parte del programma che le ha garantito la fiducia degli elettori. “Non si tratta solo di finanza, ma dell’orientamento del nostro governo cittadino”, ha dichiarato.
Secondo la sindaca, Fiume soffre un forte calo demografico, un indebolimento della competitività e una discesa negli indici di sviluppo: segnali che, a suo avviso, richiedono politiche fiscali più leggere.
La perdita di entrate, ha spiegato, sarà compensata da una crescita dell’occupazione e dei salari. “Il nostro obiettivo è alleggerire il carico sui cittadini. Non puntiamo alla semplice austerità, ma a un miglior uso delle risorse e a investimenti mirati”, ha aggiunto, annunciando un’ampia revisione della spesa pubblica e una forte spinta alla digitalizzazione dell’amministrazione.
Le opposizioni: «Una misura che favorisce chi ha di più»
La mossa non convince parte del Consiglio. Ivana Prica Matijaš (SDP) ha sottolineato che la riduzione delle aliquote penalizza non solo la città, ma anche la Regione. “Non è una scelta progressiva. I pensionati non avranno alcun beneficio e gli imprenditori non torneranno in città per 20 euro al mese”, ha commentato.
Critica anche Hana Paleka (Možemo), secondo cui la sforbiciata fiscale riduce la capacità di investimento della Città: “Tagliare le entrate significa indebolire i servizi pubblici. Non diventeremo più attrattivi così, ma con infrastrutture solide e servizi di qualità”.
Di segno opposto il parere di Andro Amančić (Fokus), che vede nella decisione “un segnale di responsabilità e competitività”, convinto che il taglio non comporterà un reale calo delle entrate.
Nuovo capitolo nella lunga saga del Teatro Fenice
Durante la seduta, la discussione si è infiammata anche sulla sorte del Teatro Fenice, storico edificio protetto che da vent’anni versa in condizioni di degrado nel pieno centro cittadino. Il tema è stato sollevato nel corso del question time dal consigliere Marinko Koljanin, riaccendendo un dibattito che a Fiume si trascina da anni.
Koljanin ha denunciato lo stato critico della struttura, attribuendo la responsabilità al proprietario privato che, a suo dire, avrebbe lasciato deteriorare il bene culturale fino a renderlo un pericolo. Ha ricordato inoltre la controversa vicenda della compravendita: l’edificio sarebbe stato acquistato per 50–100mila euro, mentre nove anni dopo la città avrebbe ricevuto un’offerta di 5 milioni, poi rifiutata.
Il consigliere ha chiesto alla sindaca perché il Comune debba impegnare risorse pubbliche per un immobile privato e in che modo sia previsto il recupero degli investimenti.
Rinčić: «Non investiamo nel privato, ma mettiamo in sicurezza»
Rinčić ha ribadito che l’intervento è dettato esclusivamente da ragioni di sicurezza. “L’edificio è in condizioni gravissime. Interveniamo non per favorire il proprietario, ma per evitare rischi ai cittadini”, ha precisato.
Il piano prevede uno stanziamento complessivo di 440mila euro per le misure urgenti di messa in sicurezza: 340mila nel 2025 e il resto nel 2027, con richiesta di cofinanziamento al Ministero della Cultura e dei Media.
“Non stiamo sollevando il privato dalle sue responsabilità. Sono interventi obbligatori per impedire ulteriori crolli e garantire la fruibilità del passaggio circostante”, ha sottolineato la sindaca, aggiungendo che, qualora l’edificio finisca in vendita o in procedura fallimentare, la Città sarà la prima a rivalersi sulla massa.
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