Gli spazi della Società degli architetti (DAR) in via Dežman a Fiume hanno ospitato, giovedì sera, un pannello di discussione su un tema di grande attualità ovvero l’imminente fondazione dell’Istituto cittadino per la pianificazione territoriale e il futuro operato dello stesso. La proposta di istituire un organismo di questo tipo era stata approvata nell’ottobre scorso dal Consiglio cittadino e rappresenta una decisione di grande impatto, che potrebbe segnare un cambio di rotta per quanto riguarda la pianificazione del territorio d’ingerenza della Città, consistente in complessivi 44.000 metri quadrati. Si tratterà di una struttura pubblica che, nelle intenzioni, diventerà il baricentro di ogni ragionamento sullo spazio urbano: dalla strategia di sviluppo ai concorsi, fino a quelle procedure che dovranno essere trasparenti, ordinate e uguali per tutti gli interventi che verranno effettuati sul territorio cittadino.
Il panel dell’altra sera, organizzato dalla DAR con il supporto della Città, ha registrato un’enorme affluenza: esperti del settore architettonico ed edile, istituzioni e cittadini interessati. È stato necessario aggiungere sedie, e molti hanno dovuto seguire l’incontro in piedi. A rispondere alle domande dei presenti sono stati la sindaca Iva Rinčić, il consigliere cittadino Marin Račić, architetto di professione, il direttore dell’Istituto per la pianificazione territoriale della Regione litoraneo-montana, Adam Butigan, mentre da remoto erano presenti il direttore dell’Istituto per la pianificazione territoriale della Città di Zagabria, Nikša Božić e il responsabile dell’Istituto analogo della Città di Spalato, Dragan Žuvela. Gli interventi degli esperti zagabrese e spalatino si sono rivelati molto utili: entrambi hanno condiviso consigli e informazioni che potrebbero avere un impatto positivo sull’avvio dei lavori dell’Istituto fiumano. Sentire chi già opera in contesti simili non può che essere prezioso.
L’incontro – che a tratti è stato contraddistinto anche da qualche tono acceso – è stato moderato da Gorana Stipeč Brlić, presidente della DAR, che per il nostro quotidiano ha dichiarato: “È stato abbastanza stressante perché il tema è davvero scottante e ha suscitato grande interesse. Volevo che tutto procedesse al meglio, quindi c’era un po’ di tensione. Per i cittadini si tratta di un tema molto delicato: parliamo dell’Istituto per la pianificazione territoriale, un’istituzione estremamente importante, che influisce, o meglio dovrebbe influire, sullo sviluppo futuro della città, in quanto tutte le questioni relative alla visione dello spazio urbano saranno, o meglio diventeranno di sua competenza”. Ha spiegato che la Regione dispone già di un Istituto attivo da 40 anni (fondato, come poi ha spiegato Adam Butigan, nel 1985) e che, durante il periodo jugoslavo, in città esisteva il cosiddetto Istituto progettistico cittadino (Gradski projektni zavod). Nella Croazia indipendente, invece, esisteva il Dipartimento cittadino per la pianificazione territoriale, che poi è stato soppresso. Successivamente c’è stato il Dipartimento per l’urbanistica, e per anni è rimasta aperta la questione relativa al modo in cui gestire determinate aree della città.
“Perché è importante chiarire esattamente di cosa si occuperà l’Istituto? Prima di tutto per trasparenza nei confronti dell’opinione pubblica – ha affermato Stipeč Brlić –, formata sia da esperti del settore che da comuni cittadini, poiché non tutti comprendono di che cosa si occuperà esattamente l’Istituto. La nostra intenzione, come parte tecnica, era chiedere a chi amministra la Città, se ci saranno bandi di concorso, chi sarà assunto e se si prevede di integrare professionisti di diverse specializzazioni che possano influire sulla qualità dello sviluppo urbano”.
Ha poi aggiunto: “Bisogna chiarire che esiste un articolo di legge che definisce le competenze di un Istituto di questo tipo. Tra le prime voci c’è la pianificazione territoriale, cioè la stesura o il coordinamento della stesura dei piani territoriali, ciò che in sostanza fa l’Istituto per la pianificazione territoriale della Regione. Il futuro Istituto d’ingerenza della Città dovrà occuparsi del Piano urbanistico generale, la cui stesura dovrà essere eseguita da persone competenti, che dovranno avere a disposizoine tutte le informazioni necessarie. In seno allo stesso dovrà esserci una struttura che suggerirà, rifletterà e deciderà”.
Il dibattito
Marin Račić ha messo subito le carte in tavola: Fiume, ha detto, è una città di ridotte dimensioni, stretta tra mare e monti, con pochi spazi di manovra. Eppure, secondo l’architetto, è la città con il più alto potenziale della Croazia con il porto, l’Università, i parchi, la ferrovia, l’aeroporto. “Fiume è un brand – ha aggiunto –, basta pubblicare un annuncio di lavoro e arrivano candidature da tutto il Paese”. Sulle aree verdi è stato, però severo: in centro città ce ne sono poche; andando verso la periferia – Drenova, ad esempio – la situazione migliora, ma anche il cuore cittadino meriterebbe più respiro. Račić si è rivolto poi all’accademico Nikola Bašić, presente al panel, invitandolo a esprimersi sul tema. Secondo lui, “la Croazia oggi non ha un’idea del proprio spazio, né da punto di vista professione né da quello politico. Senza un’idea, senza la consapevolezza del senso e della dignità dello spazio, sparisce ogni possibilità di pianificazione strategica, continuità culturale e coscienza nazionale”. Bašić ha ricordato che lo spazio non è solo territorio, bensì è l’habitat esistenziale della comunità, una sorta di Costituzione non scritta del popolo, il tessuto dell’identità e la base del suo benessere. Parole, le sue, di un certo spessore, che confermano che qui non siamo di fronte a un capriccio accademico, ma a materia serissima.
Collegamento con Zagabria e Spalato
Nemmeno Nikša Božić si è risparmiato dal dire la sua e lo ha fatto senza peli sulla lingua: l’Istituto da lui guidato è probabilmente il più grande del Paese. A prima vista sembra un affollamento di gente, e certo, non mancano i soliti critici. Ma quando si considera che quartieri quali Trešnjevka Nord e Sud hanno tanti abitanti quanto l’intera Fiume e che a gestirli ci sono appena tre o quattro persone, “anche il più agguerrito detrattore deve tapparsi la bocca”.
Eppure, ha proseguito Božić, pochi esperti devono pianificare un territorio di enormi dimensioni. L’articolo 28 della Legge sulla pianificazione territoriale parla chiaro: una grande città può fondare il proprio Istituto di pianificazione territoriale, a patto che ci siano fondi e un reale bisogno. Le attività previste dalla legge non lasciano spazio all’improvvisazione: stesura, coordinamento e monitoraggio dei piani territoriali della città, verifica dell’applicazione dei documenti urbanistici, stesura di relazioni sullo stato del territorio, gestione del sistema informativo urbano e altro ancora. Tutto quel che serve perché una città non sia lasciata al caso.
E a questo punto Račić ha chiesto: cosa deve fare un Istituto urbanistico? Semplice: tutto. Pianificare le aree verdi, decidere dove costruire scuole e asili, stabilire se la città debba crescere in altezza o in larghezza. Le strategie a lungo termine servono al futuro, quelle a breve sono ciò che i cittadini vedono nell’immediato.
L’Istituto, ha insistito, deve velocizzare i progetti, rispettare i piani, non perdersi in labirinti burocratici. E per poterlo fare, serve una collaborazione reale: Città, Ordine degli Architetti, enti vari. Račić ha illustrato l’esempio digitale di Rotterdam e ha annunciato perfino una simulazione del traffico per capire – finalmente – come far muovere la città senza che si ingolfi.
Per Račić ci vuole un mediatore: qualcuno che tenga insieme cittadini, politica e denaro. Perché, ha chiesto, Fiume non dovrebbe avere spazi pubblici ordinati, puliti e moderni? Il riferimento a Piazza Klobučarić non è stato casuale. A comprova che sia possibile, ha citato Vienna, dove le cose, a detta sua, funzionano.
Božić è intervenuto novamente volendo chiarire un altro punto: l’Istituto dipende dalla Città e le spese vengono spartite con l’amministrazione cittadina. E non si parla di spiccioli: l’Istituto zagabrese pesa, per la Città di Zagabria, oltre due milioni di euro, mentre per l’anno prossimo è già stato assicurato qualche fondo per sviluppi mirati. Le entrate? Dipendono dalla quota di Bilancio cittadino. I progetti europei o i finanziamenti esterni coprono appena l’8-10%: insomma, non esattamente una marea di soldi.
Božić ha insistito sul fatto che il loro rapporto con la Città di Zagabria è particolare, quasi simbiotico. Il sindaco Tomislav Tomašević si appoggia spesso all’Istituto quando si tratta di prendere decisioni sul territorio, e loro vengono consultati a ogni passo. Per questo, ha detto Božić, è essenziale che il primo cittadino mantenga una collegialità reale con tutti i dipartimenti e che ognuno sia al corrente delle priorità della città. Solo così quello che lui raccoglie durante gli incontri, può essere trasformato in lavoro concreto. Il cuore della loro attività è chiaro: redigere i piani territoriali di Zagabria e Sesvete, oltre ai piani urbanistici più specifici. Tuttavia, Božić non ha nascosto il fatto che spesso ci siano degli intoppi: alcuni indicatori fanno paura, con una realizzazione ferma al 43%. Non proprio un risultato da incorniciare.
E, infatti, ha concluso senza giri di parole: la città ha bisogno di un design migliore degli spazi pubblici. E servirebbe, ha aggiunto, persino un dipartimento dedicato esclusivamente alla progettazione di soluzioni per riqualificare questi stessi spazi pubblici. Perché di problemi, nelle aree pubbliche di Zagabria, ce ne sono fin troppi.
È intervenuto, quindi, Dragan Žuvela, da Spalato, direttore dell’Istituto da poco più di un anno. Il Piano urbanistico generale di Spalato, ha detto, ha prodotto una sfilza di irregolarità, roba che ancora oggi si paga cara. Ha ammesso che il percorso è tutt’altro che semplice e non si è nascosto dietro alibi politici: Žuvela è un dirigente dell’amministrazione cittadina precedente, ora all’opposizione, e sa bene quanto sia complicato lavorare in un clima del genere.
Le osservazioni degli esperti
Ha parlato poi Adam Butigan, a capo dell’Istituto per la pianificazione territoriale della Regione litoraneo-montana. Alla domanda se il suo ente possa davvero influire sull’ordinamento dello spazio, non si è scomposto: si è detto stupito del fatto che così tanta gente sia interessata alla pianificazione territoriale, materia che di solito non stuzzica la curiosità della gente. Ha aggiunto che, seppure il tema del giorno sia Fiume, l’Istituto regionale ha sempre guardato alla città e non ha mai negato un aiuto. Del resto, la superficie di Fiume è appena l’1% di quella della Regione, ma la popolazione ne rappresenta un terzo: il peso è evidente.
Su un punto è stato molto critico: la famosa divisione fra Città e Autorità portuale. L’ha definita un’assurdità. La Port authority, ha detto, dovrebbe seguire il Piano territoriale della Città, non agire per conto proprio. In quanto all’Istituto da lui guidato, i numeri parlano da soli: venti dipendenti in tutto. Pochi architetti, qualche ingegnere civile, due geografi; e quando l’unica geometra si è ritirata in pensione, nessuno l’ha sostituita. “Una squadra variopinta, che funziona però bene”, ha commentato con un mezzo sorriso.
È stato toccato, quindi, il tema della trasparenza: i piani sono digitali, sì, ma la vera domanda riguarda la loro qualità, sulla quale non si può sorvolare facendo finta di niente. Sarebbe essenziale conoscere la complessiva superficie edificata, la densità abitativa, fare analisi serie. I dati parlano tutto: quando li hai, li puoi gestire. Senza, si fa fatica a procedere.
“Dobbiamo fare uso della tecnologia, potremmo fare di più, ma rispetto ad altri ce la caviamo bene”, ha affermato. L’Istituto si occupa anche di cambiamenti climatici: innalzamento del mare, rischi costieri – e non è un mistero che Fiume sia la città più esposta della Croazia.
Božić ha messo le cose in chiaro: i dipendenti dell’Istituto sono molto ben organizzati e possono formarsi sul lavoro. Il quadro generale, però, è desolante: negli uffici di pianificazione manca personale, e l’urbanistica viene spesso gestita da singole figure, veri e propri “one man show”. Assumere, a Zagabria, non è un problema: gli stipendi sono competitivi. Ha avvertito, però, che la motivazione principale per candidarsi non è il denaro, bensì la possibilità di crescere in un collettivo. Un suggerimento per Fiume? Fondare un’istituzione che si occupi di pianificazione seria. Quanto ai dati necessari per lavorare, vi è un ufficio a Zagabria che li raccoglie senza troppi problemi; a Fiume, invece, il lavoro può essere svolto bene anche da un altro ente, non se ne deve prendere per forza cura l’Istituto per la pianificazione territoriale. E quando si parla di dati, la parola chiave resta qualità. Il numero di personale ideale secondo Božić sarebbe dalle sei alle dieci persone, lasciando spazio alla crescita interna.
Il bacino di studenti a Fiume è piccolo rispetto a quello di Zagabria. Nel suo intervento, la sindaca Rinčić ha sottolineato con rammarico la mancanza di una Facoltà di Architettura: l’unica soluzione è incentivare i giovani che studiano altrove a tornare in città. Ma bisogna guardare in faccia la realtà: decenni di incuria non si cancellano in un solo colpo; non basta fondare l’Istituto affinché lo spazio urbano diventi subito pianificato.
Butigan è stato altrettanto chiaro: la stesura del Piano territoriale deve svolgersi in seno all’Istituto, solo così si saprà davvero cosa è stato fatto. Račić ha rincarato la dose: ci sono montagne di lavoro da affrontare. “Se partiamo con un nuovo PUG, ci vorranno sette anni. E nel frattempo? Facciamo le cose a breve termine di cui abbiamo parlato”. È stato concorde con Butigan: l’Istituto deve elaborare il Piano di assetto territoriale.
Le osservazioni dal pubblico
La moderatrice ha aperto poi il dibattito. Račić è stato il primo a parlare: il prossimo anno servono un Centro per l’autismo a Rujevica, un asilo nella parte occidentale della città e uno sprone per il concorso per Piazza Klobučarić. “Prima del concorso – ha avvertito – serve uno studio e una consultazione pubblica, ad esempio, per gli spazi dell’ex Ospedale pediatrico di Costabella, rimasti vuoti. Ora bisogna mettere insieme tutto”.
Rinčić ha assicurato che i cittadini saranno informati per tempo e potranno dare il loro contributo. Alla domanda su chi sarà il direttore dell’Istituto, ha confermato: ci sarà un concorso pubblico, tutti gli esperti sono i benvenuti. “Speriamo di avere problemi a scegliere tra candidati di qualità”, si è detta speranzosa. Una partecipante al panel ha osservato che spesso ai bandi si presentano persone senza competenze adeguate. Dal pubblico è arrivata una constatazione amara: in passato i cittadini erano esclusi. E una domanda urgente: “Vi occuperete del controllo dei danni? Ci sono progetti e soluzioni preliminari, ma i cattivi progetti fanno danni veri. La gente vuole sapere se qualcuno visionerà questi errori”, ha detto una delle persone presenti in sala.
La sindaca ha promesso: ciò che è stato avviato, sarà seguito e portato avanti, ma senza illusioni, “faremo del nostro meglio”. Račić ha chiuso con una frase secca: bisogna partire subito, solo così si arriverà a un ordine. “Le persone sul campo sanno meglio di chiunque altro come stanno le cose e di cosa ci sia bisogno”.
L’altra sera si è parlato un po’ di tutto: collettivi competenti, collaborazione con cittadini e professionisti, obiettivi realistici e visione a lungo termine, esperienze passate e modelli esterni. Alla fine è risultato chiaro che le idee ci sono, ma che serviranno coraggio e persone valide per trasformarle in fatti concreti.
E, infine, i numeri parlano da soli: Fiume è tra le grandi città croate con meno concorsi. Nell’ultimo anno, Zagabria e Spalato ne hanno pubblicati almeno cinque, il capoluogo quarnerino appena due in qualche anno. La moderatrice ha riassunto la serata: “Si guarda troppo al prezzo e troppo poco a ciò che conta davvero, cioè l’uso ottimale dello spazio”.
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