Il giorno dopo il grande acquazzone, la mattina a Fiume era ancora intrisa delle gocce di pioggia, con pozzanghere che riempivano ogni cavità dell’asfalto e, dalle superfici verdi, si percepiva l’odore dell’umidità. Ci siamo recati a fare un breve sopralluogo, soprattutto nelle parti della città maggiormente colpite dal temporale e, possiamo dirlo, dall’inaspettata inondazione, chiedendo un po’ ai protagonisti che hanno vissuto da vicino le conseguenze del fatto che la canalizzazione non è riuscita a resistere all’enorme quantità di pioggia caduta.
Ricordiamo che tra mezzogiorno e le 14 sono caduti su Fiume più di 80 litri di pioggia per metro quadrato.
Ci siamo quindi recati all’inizio di via Vukovar, dove forse le conseguenze erano a prima vista le più disastrose: il cantiere aperto da tempo sulla carreggiata è stato letteralmente investito non solo dalla pioggia battente, ma anche dalla massa d’acqua che scivolava verso il basso da Pehlin. Più l’acqua raggiungeva il sito dei lavori, più trascinava con sé detriti anche per oltre 500 metri. La scena era visibile chiaramente all’incrocio tra via Vukovar e via Cavtat: pezzi di roccia sulla carreggiata e auto quasi impossibilitate a circolare.
La municipalizzata Čistoća non è rimasta certo con le mani in mano: anzi, con un contingente rafforzato di operai si è riversata in città cercando di risolvere i problemi causati dal temporale e verificando le condizioni di ogni segnalazione ricevuta dai cittadini.
Li abbiamo incontrati nel parco di Mlaka, muniti di motoseghe e cataste di legna tagliata, intenti a fare ordine lungo i pittoreschi sentieri del parco, all’altezza dei Sei Gelsi, rimuovendo una grande quercia crollata che bloccava il passaggio. Mentre eravamo sul posto, un albero era già stato rimosso e si stava procedendo con l’eliminazione di un altro. Nel parco abbiamo incontrato quattro operai.
Successivamente ci siamo spostati in città, in via Cambieri, nel rione di Potok, uno dei punti più colpiti dall’allagamento. La strada era piena di sabbia trasportata dall’acquazzone: un intero cassonetto era stato riempito di sabbia. Dopo poco è arrivato un camion specializzato per rimuoverlo.
Il coordinatore delle operazioni per il centro città, Danijel Zvonarić, ci ha riferito che, oltre a via Vukovar e via Cambieri, molte segnalazioni erano arrivate anche dal Boulevard della Liberazione, sotto il Centro per l’Impiego, e soprattutto nei pressi del tunnel ferroviario: “Lì ieri c’è stato un vero e proprio allagamento, ma non ho ancora avuto il tempo di andare a controllare la situazione. Abbiamo ricevuto segnalazioni anche dalla zona del mercato cittadino, e ora mi sto recando lì”.
In via Cambieri, ha aggiunto, tutti i locali sono stati allagati: “Le segnalazioni dei cittadini sono state numerose. Abbiamo trovato tanta sabbia nei tombini e negli scarichi e una delle prime preoccupazioni è stata quella di rimuoverla, perché rappresenta la principale causa di intasamento della canalizzazione in questi casi. Abbiamo macchinari speciali e stiamo lavorando per riportare tutto nella norma”. Alla domanda se fosse stato aumentato il numero degli operai al lavoro, Zvonarić ha risposto positivamente: “Abbiamo impiegato circa 7-8 operai in ognuna delle zone più colpite, con pale, scope e camion a disposizione. Non ci aspettavamo una quantità di problemi del genere”.
Abbiamo poi fatto visita a un negozio di chiavi e lucchetti. I gestori, senza farsi fotografare, ci hanno raccontato che, essendo ormai abituati a situazioni di allagamento, hanno investito a proprie spese in alcuni interventi edilizi di prevenzione (pur precisando che lo spazio appartiene alla Città di Fiume e loro sono solo in affitto): impermeabilizzazione sotto le piastrelle e barriere interne alla porta con sistemi di sigillatura. “Tempo fa abbiamo subito un’alluvione che ci ha causato molti danni agli elettrodomestici e ai dispositivi elettrici, perciò ora ci siamo attrezzati meglio. Temevamo che l’acqua potesse risalire dallo scarico del bagno, come a volte accade, ma fortunatamente questa volta non è successo”.
Proseguendo lungo la strada siamo passati davanti a un salone da parrucchiere che non lavorava, così come quello sul lato opposto, che aveva subìto l’ingresso dell’acqua ed era ancora protetto da una barriera improvvisata, in legno. Poco più avanti, la farmacia dove le simpatiche farmaciste e sorelle Natali e Silvia hanno invece raccontato di essersi salvate grazie a una porta in PVC e a una barriera interna dello stesso materiale, perfettamente sigillante: “L’acqua è rimasta davanti all’ingresso per tre ore senza penetrare, grazie alle guarnizioni di gomma che hanno fatto da tenuta. Solo una piccola quantità è filtrata e l’abbiamo asciugata con degli stracci. L’unico problema è che, quando il nostro turno era finito, non potevamo nemmeno uscire dal locale”. Silvia ha scherzato: “Questo ci distingue dagli altri ingressi della via. Siamo i più moderni!”
Subito dopo si trova un panificio di un noto marchio fiumano, rimasto chiuso a causa della forte infiltrazione d’acqua, come ci hanno confermato alcuni passanti. Un signore, fermatosi davanti alla grata posta all’entrata, discuteva su possibili difese per la prossima inondazione, ma le commesse erano troppo impegnate ad asciugare il locale per ascoltarlo.
Infine ci siamo spostati all’angolo tra via Cambieri e via Milan Butković, in un caffè-bar dove la cameriera, Lara, ci ha mostrato le foto di come avevano cercato di difendersi: sacchi di sabbia e tavole di legno all’ingresso. “È stata dura” ci ha raccontato, “l’acqua entrava da entrambe le entrate e il panico era grande. Le cascate erano letteralmente qui davanti. Siccome abbiamo messo le protezioni troppo tardi, l’acqua è arrivata a circa dieci centimetri. Abbiamo dovuto spingerla via con le scope verso lo scarico. Per fortuna non ci sono stati danni agli apparecchi, ma ora vedremo quali conseguenze ci saranno per l’arredamento del locale”.
Il temporale che ha colpito Fiume ha mostrato con chiarezza la fragilità delle infrastrutture urbane di fronte a fenomeni meteorologici sempre più estremi. Se da un lato la pronta reazione degli operai della municipalizzata e l’ingegno dei cittadini hanno permesso di contenere i danni, dall’altro resta evidente la necessità di interventi strutturali più solidi e duraturi per prevenire nuove emergenze.









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