Firenze, deserta e più bella che mai

L’imprenditore e analista dell’opinione pubblica, Samuele Mori, racconta la sua città in piena emergenza virus

Non è semplice tenere i fiorentini chiusi nelle loro case, privarli di quel loro essere sempre pronti alla “chiacchiera”, quell’innato spirito di bastian contrari e di polemica su ogni cosa. L’istinto indomito della curiosità e del confronto, aspro ancor meglio, come motore della nostra natura, ogni occasione buona per provocare discussioni spesso colorite, caratteristica della città e intrinseca a ogni ceto sociale e culturale.
E poi è arrivato il giorno che la Natura ci ha di fatto reclusi, ha tolto prima dalle strade i turisti che ogni giorno dell’anno le affollano e che sono al tempo stesso risorsa della città e obiettivi degli strali del fiorentino, lo stesso che probabilmente ha appena fatto il check-in al turista che ha affittato la casa ereditata dal nonno nel centro storico.
Le file ai Musei, Piazza della Signoria gremita, Ponte Vecchio invalicabile per la muraglia umana… e le trattorie per la bistecca, come le “schiacciate” fumanti ripiene di salumi nostrani, mete turistiche oramai consolidate.

Samuele Mori

Un’umanità eterogenea che colorava ogni giorno la nostra città e fonte di crescita economica costante. Questa non è più la Firenze di oggi. Piano piano, come i turisti, che sono spariti, anche noi cittadini di questa meravigliosa città ci siamo ritirati nelle nostre case, le strade si sono svuotate, i negozi sono stati chiusi. E nei giorni il traffico è diminuito come i rumori della città. Con questo silenzio, sembra che il tempo sia bloccato alla domenica mattina alle 8. Strade deserte. Eppure la vita continua, anche se in maniera stranamente ordinata. La fila ai supermercati, come ai negozi di alimentari ancora aperti, è composta, silenziosa… il solo rumore che si leva è quello dei carrelli sul selciato, pochi hanno voglia di parlare e riconoscersi. Dietro le mascherine non è semplice. Ci proviamo. Quando è possibile, continuiamo imperterriti nel nostro sarcasmo, che è un salvavita naturale. Chi ci conosce da lontano pensa che siamo solo cinici e bari, pronti alla battuta, sempre e comunque. Quasi superficiali. Mai giudizio fu più sbagliato. In questo momento vediamo un movimento di solidarietà continuo, il volontariato sociale e sanitario, quel mutuo soccorso che ha radici profonde nel nostro territorio fin dall’Ottocento è sempre più vivo e attivo. I condomini sono diventati comunità, i balconi momenti di socialità. È un tornare un po’ indietro, a quella Firenze popolana (pratoliniana) delle chiacchiere dai balconi, dei profumi del cucinato, della vicinanza, simpatico paradosso nel momento della distanza di sicurezza.
Firenze è più bella che mai, basta fare un giro sul web per imbattersi in filmati di questi giorni, le strade sì sono deserte, ma i nostri monumenti rimangono a sentinella, a preservarci con la loro bellezza. Sono lì, immensi e intensi a difenderci. Non sono immobili, non lo sono mai stati, ma ci accompagnano in ogni momento, ora più che mai. Firenze!

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