Filipović: «Sono pronto per la grande partita»

A tutto tondo con il vicesindaco di Fiume, Marko Filipović, candidato dell’SDP alla carica di primo cittadino alle amministrative del maggio 2021

Marko Filipović. Foto: Roni Brmalj

Saranno due mani rubate all’ingegneria edile oppure prestate alla buona politica? Nel maggio del 2021 lo decideranno gli elettori fiumani, che saranno chiamati a scegliere il nuovo sindaco dopo i 21 anni di reggenza di Vojko Obersnel. Se dovesse vincere, Marko Filipović, attuale vicesindaco, avrà l’opportunità di subentrare all’attuale primo cittadino ereditando una carica affidata, fin dalle prime elezioni democratiche dopo l’indipendenza della Croazia, a un esponente del Partito socialdemocratico, che ora crede in lui. Classe 1980, quindi cresciuto politicamente in un contesto di pluralismo politico, da lui ci si aspetterà che prosegua sul percorso tracciato negli ultimi trent’anni da due soli leader, prima Slavko Linić e quindi Vojko Obersnel, due personalità forti, dominanti, che le cose non le hanno mai mandate a dire. Filipović, almeno per quanto abbiamo avuto modo di conoscerlo finora, rispetto ai due predecessori sembra molto più pacato, un politico con i dentini da latte nel senso buono della parola, che non ha avuto modo di proporsi come personaggio principale sulla grande scena. Ci abbiamo parlato in questi giorni sotto le feste, in un periodo strano per tutti, costretti a un Natale e Capodanno inediti, privati di quella socialità che abbiamo sempre dato per scontata. Con quale spirito Marko Filipović s’avvia alla sua prima sfida politica, al suo primo confronto con i cittadini che, come si sa, eleggono direttamente il primo cittadino? Il nostro interlocutore sorride alla nostra introduzione all’intervista e ribatte: “Ho compreso la battuta sui dentini da latte, molto chiara. Non è semplice prendere il posto di chi vi è rimasto per vent’anni. Obersnel, senza dubbio, ha lasciato traccia, non soltanto a Fiume, in prima linea per la difesa dei valori della socialdemocrazia. Nel momento in cui ha deciso di non ricandidarsi per un altro mandato, la sezione fiumana del partito ha scelto me”. La campagna elettorale, e non è soltanto un modo di dire, non finisce mai. Filipović, oltre ai consensi a lui come candidato sindaco, avrà bisogno, come leader dell’SDP a livello cittadino, di quelli per i membri del futuro Consiglio cittadino, che dovrà sostenerlo. “Ci stiamo lavorando, comunicando con i nostri attuali partner di coalizione e con quelli che lo potrebbero diventare – spiega –. Vorremmo arrivare a degli accordi in tempi brevi. Sono convinto che ci siano i presupposti per avere nuovamente la maggioranza, anche in virtù dei successi negli ultimi quattro cicli elettorali, nei Comitati di quartiere, per il Parlamento europeo, per due presidenziali e per le elezioni per il Sabor. Per i fiumani, noi da soli o in coalizione, siamo sempre stati la prima scelta, con delle percentuali importanti. Non sarà semplice vincere, dobbiamo esserne consapevoli. Dovremo presentare quanto fatto finora e i piani, ragionando a livello di strategie, fino al 2030, possibilmente in sintonia con le strategie nazionali e, soprattutto, quelle europee. Il ciclo di sviluppo 2013-2020 si è concluso e dobbiamo entrare in una fase nuova in tema di finanziamenti dai fondi europei. Naturalmente, il Covid-19 giocherà un ruolo molto importante. Nulla sarà come prima”.
Da dove si riparte?
“Valorizzeremo tutto ciò che di buono ci ha portato il titolo di Capitale europea della Cultura che Fiume si è guadagnata. Dovremo terminare le opere infrastrutturali che vi sono legate. Abbiamo assistito a una straordinaria inaugurazione, ma poco dopo, terminato il Carnevale, tutto si è fermato per due mesi”, ha commentato Filipović, elencando ciò che si è riusciti a fare, nonostante tutto, per onorare il titolo di Fiume CEC. Il Museo Civico è stato aperto, ora tocca alla Casa dell’infanzia e alla Biblioteca civica, oltre alla sistemazione definitiva dell’intera area dell’ex complesso “Rikard Benčić”. Tra le altre cose, Filipović se la dovrà vedere con quanti restano perplessi sulla questione della nave Galeb, che dovrebbe trovare il suo posto nel porto fiumano, sul Molo longo, come museo galleggiante, con tanto di contenuti collaterali, soggiorno e ristorazione, che dovrebbero, o almeno si spera, consentire l’autosufficienza, l’autonomia finanziaria all’ex panfilo di Tito.
Il nuovo sindaco verrà presentato a bordo della Galeb?
“Diventerà un polo d’attrazione – risponde Filipović sorridendo –, non soltanto per i fiumani, ma anche per i turisti. È stata una nave scuola e poi residenza galleggiante di Tito, ma anche un veicolo per la diplomazia che in quel tempo si proponeva con iniziative economiche nei Paesi non allineati, che si erano liberati dai colonizzatori, conquistando l’indipendenza. La Galeb è stata, in un certo senso, una specie di Internet e, dopo tanto, la prima unità che arrivava in pace, da amica”.
La prossima domanda è d’obbligo. L’Autostazione in Žabica rimarrà un’eterna promessa?
“Fino alla fine del mandato – assicura il possibile nuovo sindaco –, ci saranno dei passi significativi in questo senso”. Dall’economia reale alla politica il passo è breve. Da ragazzo ha avuto qualche dubbio sulla via da intraprendere, in bilico tra turismo, liceo classico ed edilizia. Ha prevalso l’edilizia, vocazione ereditata, come Filipović ammette, dal nonno che ha lavorato presso la GP Primorje, una delle aziende storiche di Fiume. Laureatosi nel 2004 alla Facoltà fiumana di Edilizia, l’attuale vicesindaco ha trovato subito un impiego, dai progetti alla statica all’inizio, consulting e licenze edilizie poi, lavorando nella nostra e nelle regioni contermini. Quindi ha lavorato come ingegnere per la vigilanza presso piccole aziende e dal 2008 all’IGH, che ha avuto in un momento oltre mille dipendenti. “A Fiume eravamo circa in 110. Ci siamo occupati anche di grandi opere. La mia tesi di laurea ha riguardato il ponte sul Molo longo, quello che unisce la città alla diga foranea, un mio progetto che è stato realizzato con il sostegno del professor Željko Arbanas, mio mentore. Parallelamente si è svolta la mia attività nella politica, al Forum dei giovani e quindi nel partito”, si racconta Filipović, che interrompiamo per chiedergli quali possano essere le sue motivazioni per dedicarsi alla politica, avendo già le idee e le prospettive piuttosto chiare nella carriera professionale. “Ci sono dei valori come la solidarietà e l’uguaglianza che ho ereditato dalla famiglia e la socialdemocrazia la ritengo una risposta alle esigenze della società. Mi sono iscritto al Partito socialdemocratico nel ‘98 quando l’SDP era ancora piuttosto distante dalla prospettiva di salire al potere, impresa riuscita due anni più tardi. Sono stato attivo a livello locale, nazionale e internazionale”, risponde il nostro interlocutore, che dal 2005 al 2009 è stato consigliere nell’Assemblea regionale per poi diventare membro della Giunta cittadina capitanata da Obersnel con un mandato nel Consiglio cittadino, da consigliere, fino al 2013, prima di assumere il ruolo di vicesindaco, ricoperto tuttora. In ogni caso, come aveva sottolineato Filipović poche settimane fa quand’era stato designato alla candidatura alle prossime amministrative, ha trascorso diversi anni della sua vita lavorando sia nel settore privato che come dipendente in quello pubblico. Ama il teatro e, in tempi recentissimi, è rimasto incantato dal Decameron messo in scena al TNC “Ivan de Zajc”, ma anche il cinema, soprattutto quello impegnato, non perdendosi quasi nulla di ciò che viene proposto all’Art kino. È amico della lettura. “L’ultimo libro che ho letto è stato Knjiga o jugu di Jurica Pavičić, autore brillante. In precedenza ho letto la Biografia di Budimir Lončar, di Tvrtko Jakovina, la storia della diplomazia nel XX e inizio del XXI secolo”. Lo sport? “Sono un figlio di Cantrida e il Rijeka vado a vederlo regolarmente. Cerco di seguire anche gli altri sport, ma il Rijeka detiene il primato”, ci racconta Filipović a proposito delle proprie affinità e preferenze. L’emergenza sanitaria ha condizionato tutte le sue passioni, tranne la lettura che ne ha tratto solo vantaggi, ma ne è anche nata una nuova: “Un aspetto positivo del lockdown è rappresentato dall’opportunità di scoprire la montagna, quella che ci circonda, dal Sisol al Monte Maggiore, dal Risnjak al Veli vrh a Fiume, dallo Snježnik allo Hahlić, dal lago di Fužine a quello di Lokve, percorrendo tutte le piste, comprese quelle sull’isola di Veglia. Tutto sommato, non è poi così male poter riscoprire la natura”.

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