Filipa Capan: il vento del cambiamento

Filipa Capan. Foto: Ivor Hreljanović

È entrata in punta di piedi, quasi a non voler disturbare. Un po’ come vuole il suo carattere schivo e riservato. Ma solo in apparenza. Lo scorso novembre Filipa Capan ha preso in mano le redini del Consiglio delle minoranze della Città di Fiume. In un momento molto delicato, in seguito alla scandalosa uscita sciovinista di Ivona Milinović nei confronti della minoranza serba, che l’ha costretta a rassegnare le dimissioni da presidente dell’organo minoritario. Ora però c’è voglia di voltare pagina, di guardare avanti e di lasciarsi per sempre alle spalle quella spiacevole vicenda, che per il Consiglio è stata una pugnalata alle spalle, arrivata da chi più di tutti ha il compito e il dovere di difenderlo e di appoggiare gli interessi delle minoranze. Quelle stesse minoranze che rappresentano una ricchezza, nonché un elemento imprescindibile di cui la città va fiera. Del resto, non a caso il claim del progetto Fiume Capitale europea della Cultura 2020 recita “Il porto delle diversità”, che racchiude perfettamente quel concetto di multiculturalismo storicamente insito nel DNA della città. Per alcuni quell’episodio è stato il classico incidente di percorso, per altri invece una ferita aperta, che ci metterà un po’ a rimarginarsi. Ma lo farà sicuramente. Un po’ perché il tempo cura tutte le ferite, ma soprattutto perché all’interno del Consiglio sono iniziati a spirare venti del cambiamento, con la nuova presidente decisa a riaffermare il ruolo centrale delle minoranze nazionali. Ad avanzare la candidatura di Filipa Capan è stato il suo partito, l’HDZ, lo stesso di Ivona Milinović, il che ha inevitabilmente fatto storcere il naso a tanti, convinti che avrebbe proseguito sulla falsariga di chi l’ha preceduta. Lecito, per carità, alla luce di quanto successo. Nella seduta di fine novembre, il parlamento cittadino ha approvato la proposta del suo partito all’unanimità. Un prova di maturità. Ora però la palla passa a lei. Tocca infatti a Filipa l’arduo compito di ravvedere gli scettici sconfiggendo la loro diffidenza. Per farlo avrà a disposizione quattro anni.
Giovane, ambiziosa, intransigente, aperta al confronto e al dialogo. Qualità imprescindibili per questa funzione. Certo, magari peccherà un po’ di inesperienza dal momento che per la prima volta si ritrova a gestire un incarico e una responsabilità del tutto nuovi e dal peso non indifferente, ma questo non può che essere un ulteriore stimolo. Sarà il tempo a dare le risposte ma coraggio, determinazione e idee chiare non le mancano. Senza dubbio, un buon punto di partenza.

Filipa Capan ha preso lo scorso novembre in mano le redini del Consiglio delle minoranze della Città di Fiume. Foto: Željko Jerneić

Consenso e compromesso
“La priorità è allentare le tensioni perché solamente lavorando in un contesto e in un ambiente disteso si possono raggiungere gli obiettivi prefissati – racconta la nuova presidente –. Quali tensioni? No, non mi riferisco al caso di Ivona Milinović. All’interno del Consiglio ci sono più attori in gioco. Ognuno persegue i propri obiettivi, per cui è fondamentale trovare il giusto compromesso e consenso, di modo da soddisfare il maggior numero di parti coinvolte, dove a ognuna bisogna dare lo spazio necessario per realizzare le proprie idee. Attualmente non c’è alcun tipo di tensione, ma potenzialmente il rischio di contrasti è sempre in agguato. Qualora si dovessero manifestare, l’importante sarà minimizzarli perché in un organismo come il nostro non dev’esserci spazio per eventuali attriti. Bisogna quindi collaborare e remare tutti nella stessa direzione, rispettandoci a vicenda”.
Più facile a dirsi che a farsi visto che Filipa si ritrova a dover gestire ben 13 minoranze nazionali.
Ascoltare necessità e problemi
“Sono veramente tante, ma trovo bellissimo quest’aspetto perché vedono Fiume come una città in cui realizzarsi, ma anche esercitare e affermare i propri diritti. Ogni singola comunità minoritaria contribuisce allo sviluppo e all’arricchimento del nostro patrimonio culturale, etnico e religioso. Detto ciò, il compito del Consiglio è quello di dare ascolto alle necessità e ai problemi non solo delle minoranze, ma pure di tutte quelle associazioni derivanti da esse. Inoltre, nel caso qualche atto della Città riguardi direttamente la loro attività o diritti, ci riuniamo in seduta per discuterne e valutare se approvare o meno queste disposizioni. Per quanto riguarda l’aspetto finanziario, non abbiamo un budget prestabilito. I Consigli delle minoranze e le rispettive associazioni vengono finanziate attraverso il Bilancio della Città che non è fisso e quindi varia ogni anno. A questo proposito ci tengo a sottolineare che per il 2020 sono aumentati i rimborsi per i membri, vicepresidenti e presidenti dei Consigli delle minoranze”.
«Io diversa da Ivona»
Inevitabilmente, la sua storia si intreccia con chi l’ha preceduta, vuoi per l’appartenenza allo stesso partito, vuoi per un inaspettato passaggio di consegne.
“In realtà non ci siamo ancora confrontate in merito al mio nuovo incarico, ma ci sarà tutto il tempo per farlo. Quando verrà il momento, la chiamerò. Poi è chiaro che lei ha un suo modo di lavorare e io un altro, ma sono pronta ad ascoltare la sua opinione, consigli e suggerimenti. Il mio rapporto con lei? Corretto. Non ci vediamo né sentiamo troppo spesso anche perché ognuna di noi è molto impegnata con il proprio lavoro però ripeto, abbiamo un buon rapporto”.
«Odonimi storici? Mi piace l’idea»
Il 2019 verrà ricordato per il ripristino degli odonimi storici in Cittavecchia, un’iniziativa fortemente voluta e sostenuta dalla Comunità degli Italiani di Fiume, ma che all’interno del Consiglio cittadino aveva scatenato accese polemiche, con il blocco di opposizione che aveva duramente criticato il loro collocamento.
“Che gli italiani abbiano profondamente influenzato la storia della città è un dato di fatto. Personalmente, l’idea delle insegne che riportano i nomi storici delle vie del centro mi piace, a maggior ragione in ottica di Fiume CEC 2020”, conclude Filipa Capan.
Visto? Ve l’avevamo detto che i presupposti sono buoni…

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