Ci siamo recati, nei giorni scorsi, in via dell’Acquedotto 5, proprio all’inizio della stessa, nel rione di Scoglietto. Oggi qui troviamo un edificio in rovina, invaso dall’erba e dai segni dell’abbandono. Ma un tempo, tra queste mura, batteva uno dei tanti cuori pulsanti dell’industria fiumana: la Fonderia e Officina meccanica “Matteo Skull”, poi, in epoca jugoslava, trasformata nella fabbrica “Rade Končar”. La storia comincia negli anni ‘80 dell’Ottocento, quando Matteo Skull, meccanico di origini slovene, giunto a Fiume nel 1863, trasforma un magazzino della fallita “Conceria Ružić” in una moderna fonderia. Il progetto porta la firma dell’architetto Santo Pillepich, e già allora la fabbrica includeva alloggi per gli operai: una vera cittadella del lavoro. Nel 1887 Skull amplia i capannoni e nasce l’Officina meccanico-navale e Fonderia “Matteo Skull” di Fiume, destinata a diventare uno degli esempi di industria più importanti della città. Qui si producevano presse per vino e olive, mulini, bitte per l’ormeggio, coperchi di tombini. Dalle sue officine e fonderie, nel 1906, esce la seconda aquila bicipite, collocata sulla sommità della Torre civica (il primo esemplare a testa singola risale al 1754).
Alla morte di Matteo Skull, nel 1901, la direzione passa al figlio Giuseppe. Morto Giuseppe, nel 1912, l’ereditiero è Nevio, che nel 1935, prende il timone dell’azienda. Nevio è medico ginecologo che decide di abbandonare, però, la professione per gestire l’impero di famiglia. Nevio è anche membro del ”Movimento Federalista Liburnico”, gruppo autonomista italiano che sosteneva l’italianità e l’indipendenza di Fiume e del Quarnaro, opponendosi all’annessione della città alla Jugoslavia. Non ha ancora 43 anni quando, figurante nelle liste dell’OZNA, nel maggio 1945, viene ucciso con sparo alla nuca. Durante la Seconda guerra mondiale, la Fonderia collabora con le Marine italiana e tedesca per la manutenzione delle navi. A fine conflitto, come accade a tante altre realtà produttive, la fabbrica viene nazionalizzata ed entra a far parte della “Direkcija brodogradnje Rijeka” (Direzione navalmeccanica di Fiume). Più tardi, negli anni ‘50 dello scorso secolo, la tradizione si fonde con la produzione della “Rikard Benčić” e poi con la “Rade Končar”.

Il declino e l’oblio
L’impianto originario, a un piano, venne ampliato nel corso dei decenni. Nel 1925 e nel 1941 l’architetto fiumano Nereo Bacci trasformò gli spazi, realizzando anche l’edificio “dopolavoro”, un sorprendente esempio di architettura futurista. Con il suo ponte aereo che collegava la palazzina di Direzione, questo complesso era un piccolo simbolo di modernità e di potere industriale.
Con il crollo della “Rade Končar” negli anni ‘90 dello scorso secolo, l’ex Fonderia cadde in disgrazia. Oggi, gran parte del complesso è ridotta a rudere e spesso usata come discarica. Nel 1999 soltanto due edifici – la palazzina direzionale e il dopolavoro – sono stati recuperati e destinati all’uso del Dipartimento di conservazione e restauro dell’Archivio di Stato di Fiume. Il resto, nonostante sia protetto come monumento di prima e seconda categoria, continua a sgretolarsi sotto la pioggia e il peso del tempo, con il tetto crollato e i muri lesionati.

La voce dei residenti
Col passare degli anni (e dei decenni), lo stato dell’edificio non ha fatto che deteriorare. Più recentemente, le rovine, i rifiuti e i cattivi odori, aggravati anche dalla presenza di carcasse di animali morti, come gatti e piccioni, hanno reso, fino all’anno scorso, la vita impossibile ai residenti che erano costretti addirittura a chiudere le finestre di casa per l’insopportabile puzza. “Eravamo stanchi di vivere in mezzo al degrado mentre l’amministrazione cittadina faceva finta di nulla e allora abbiamo deciso di reagire con tanto di protesta in strada e solo allora la Città si è degnata a rimuovere la sporcizia”, ci ha detto Aleksio Komar, presidente del Comitato di quartiere di Scoglietto.
In quell’occasione, Komar parlava di un vero e proprio “Bronx”, una via che, pur con le sue peculiarità e bellezze, non veniva lavata, figuriamoci valorizzata da decenni, soffocata dalle rovine, dai muri fatiscenti e soprattutto dai resti della vecchia fabbrica, un tempo simbolo dell’industria elettromeccanica, “Rade Končar”.
Alcuni cittadini, mossi dall’entusiasmo, dopo l’intervento di rimozione dei rifiuti, decisero allora di ridipingere la facciata e decorare l’angolo più degradato con fiori e fissando 14 pannelli impermeabili di alluminio sulle finestre (o quello che ne rimane oggi) per nascondere lo stato di abbandono degli interni che si poteva scorgere dalla strada. Un gesto simbolico, che però non poteva certo risolvere il problema di fondo.

Ipotesi di riqualificazione
Dalla Città, la risposta alla nostra domanda riguardo alle sue intenzioni verso l’edificio, non è tardata ad arrivare: “L’ex fabbrica ‘Rade Končar’, in via dell’Acquedotto, è considerata parte integrante del patrimonio storico e identitario di Fiume. Al momento, viene valutata l’ipotesi di una riqualificazione in funzione di edilizia abitativa a prezzi accessibili. Tuttavia, per un intervento del genere è necessaria un’apposita documentazione urbanistica. L’attuale Piano regolatore generale prevede una destinazione d’uso mista, prevalentemente commerciale, con l’obbligo di redigere un Piano urbanistico attuativo. Fino alla sua adozione, è consentita soltanto la ricostruzione entro i volumi esistenti. Secondo l’amministrazione cittadina, nella futura pianificazione verranno attentamente valutate le possibilità ottimali per l’intera area di Scoglietto, comprese le nuove funzioni da attribuire all’ex ‘Rade Končar’”.
A questo punto, un’idea almeno esiste, e si spera venga realizzata al più presto: la posizione è strategica e attende da decenni di essere finalmente valorizzata. Perché la memoria industriale non è un peso, ma un patrimonio da difendere. Se davvero si vuole restituire dignità a questa città, la rinascita dovrà passare anche da qui.

Un’eredità che grida vendetta
Camminando tra i resti della Fonderia Skull e della fabbrica “Rade Končar” che ne è seguita, la nostra troupe giornalistica ha avuto la sensazione di trovarsi davanti a un gigante ferito, simbolo di una città che troppo spesso dimentica non soltanto i suoi padri industriali, ma anche location strategiche come questa. Matteo e Nevio Skull furono pionieri, capaci di trasformare Fiume in un laboratorio moderno d’Europa. Oggi, invece, il loro nome sopravvive solo sulle pagine ingiallite degli archivi e nei ruderi di via dell’Acquedotto, come sulla lapide della loro tomba nel Cimitero monumentale di Cosala.
Eppure, quel frontone ancora integro che osserva la vita scorrergli accanto, sembra lanciare un monito: la memoria industriale non è zavorra, bensì patrimonio da difendere. Se davvero si vuole restituire dignità a Fiume, la rinascita dovrà passare da qui.

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