Erik Fabijanić non si tocca

Ivor Hreljanović

“Mi dispiace che si sia arrivati a questo punto, ma il comportamento di Erik Fabijanić come presidente dell’Assemblea regionale è inqualificabile. Non rispetta il regolamento di procedura dell’Assemblea, non si comporta allo stesso modo con i membri dell’opposizione e con gli altri consiglieri e si permette di apostrofare con l’epiteto fascista chiunque non la pensi come lui. Tutto questo ci ha costretti a chiedere le sue dimissioni”, ha affermato ieri Lovorko Gržac dell’HDZ, primo firmatario della mozione di sfiducia.
È iniziata così l’Assemblea regionale, con la richiesta di esprimere sfiducia nei confronti di Fabijanić, proposta inserita da egli stesso al primo punto all’ordine del giorno su richiesta dell’HDZ. Il presidente è stato tuttavia riconfermato, o meglio, le mani alzate che volevano sollevarlo dall’incarico sono state soltanto 18; 23 invece i voti contrari e un astenuto. Il primo a prendere le difese di Erik Fabijanić è stato Marko Mataja Mafrići, un altro connazionale dell’SDP. “Le motivazioni della mozione di sfiducia sono contraddittorie e campate in aria. Prima avete scritto che il presidente avrebbe limitato il vostra diritto alla parola, poi che spesso controbatte alla conclusione dei vostri interventi. Ma se parla alla fine, sarà pur vero che vi ha anche consentito di prendere la parola. Non vi pare?”.

Anche Loris Rak, sempre dell’SDP, è intervenuto in difesa di Fabijanić: “Tutta l’argomentazione si basa soltanto sulla vostra percezione soggettiva. Non ci sono fatti accertati o motivi validi che possano giustificare la rimozione dall’incarico di Fabijanić. Posso anche capire che il suo modo di condurre le riunioni delle Assemblee forse non vi piaccia e devo dire, in tutta onestà, che alcuni suoi modi di fare non piacciono neanche a me. Ma, ripeto, si tratta di una valutazione soggettiva. Gli rimproverate di non attenersi al protocollo? Ma vi rendete conto che se il regolamento di procedura venisse applicato alla lettera molti di voi sarebbero sommersi da ammonizioni di ogni genere per infrazioni di vario tipo?”, ha affermato Rak.
“Fabijanić è la mano destra del potere esecutivo della Regione. Non dovrebbe essere così, perché si dovrebbe occupare delle nostre richieste e delle nostre necessità. A causa sua le nostre iniziative non sono state messe all’ordine del giorno o non hanno ricevuto la giusto attenzione. Non ci sentiamo rappresentati e vorremmo che fosse qualcun altro a ricoprire quest’ importante ruolo. Non importa chi sarà: sia pure un membro della vostra coalizione a fare il nome”, ha detto Dinko Beaković, consigliere dell’HDZ.
Chi ha riassunto al meglio la situazione è stato Vjekoslav Rubeša, di Azione Giovani. “Siamo perfettamente consapevoli che questa proposta non verrà accettata, perché non abbiamo i numeri… Ne stiamo discutendo perché si tratta di una questione di principio. Vorrei ricordare a tutti che Fabijanić è stato eletto proprio con i voti dell’Azione Giovani, perché lo riteniamo una delle persone più valide in quest’aula. Ma alcuni suoi comportamenti hanno superato il limite. È necessario porvi un rimedio, perché altrimenti l’Assemblea non potrà funzionare come dovrebbe e i cittadini ne risentiranno”.
La discussione, ovviamente, si è protratta a lungo, con Fabijanić che ha avuto l’ultima parola in quanto “imputato principale”. Il presidente del Consiglio ha dichiarato che a suo parere la stragrande maggioranza delle obiezioni presentate a suo carico non abbiano nulla a che fare con la sua persona e con il suo ruolo, bensì con il potere esecutivo. “Il più grande problema di alcuni di voi è che non riuscite ad accettare i risultati delle ultime elezioni, che hanno conferito 23 mandati a una coalizione, quella che mi ha scelto”, ha concluso Fabijanić.

Caso Marišćina

L’Assemblea regionale ha corso poin il rischio di arenarsi perché Azione Giovani ha bloccato i lavori, impedendo di proseguire con i dibattititi posti all’ordine del giorno.
“Vogliamo che quest’Assemblea prenda posizione in merito alla questione di Marišćina. Cinque mesi fa abbiamo presentato le nostre conclusioni che il presidente della Regione, Zlatko Komadina, aveva promesso di inserire all’ordine del giorno. Non lo ha fatto. È passato troppo tempo e non possiamo più aspettare. Nel Comune di Viškovo la salute delle persone è a rischio. Il minimo che si possa fare è assumere una posizione in merito”, ha spiegato Bojan Kurelić. Komadina ha proposto di integrare l’ordine del giorno, ponendo il caso Marišćina al 17º punto, l’ultimo. Della questione, tuttavia, si parlerà giovedì prossimo. In questo modo si è giunti a un compromesso. L’argomento entra formalmente a far parte dell’ordine del giorno della seduta di ieri, ma se ne parlerà in un’altra data, per dare tempo a tutti di prepararsi a dovere sul tema.

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