Emilio Buttaro, incontri speciali con personaggi speciali

A Palazzo Modello il giornalista calabrese ha ripercorso i suoi 40 anni di carriera mediatica raccontando aneddoti e retroscena con le grandi star dello spettacolo e dello sport

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Emilio Buttaro, incontri speciali con personaggi speciali
Foto Željko Jerneić

Un viaggio affascinante tra aneddoti e retroscena degli incontri con le grandi star della televisione, del cinema, della musica e dello sport. Sono stati tantissimi i volti noti al centro di “Incontri speciali in 40 anni di Bel Paese”, la serie di appuntamenti che il giornalista calabrese Emilio Buttaro presenta in Italia e all’estero per raccontare i suoi quattro decenni di attività giornalistica. Dopo Stati Uniti, Francia, Grecia, Danimarca, Svizzera, Spagna, Polonia, Ungheria e Svezia, è stata la volta della Croazia, con la Comunità degli Italiani di Palazzo Modello a Fiume, ad aprire giovedì sera le sue porte al giornalista reggino classe 1967. Un’occasione unica per rivivere momenti straordinari dello spettacolo e dello sport italiani, ma Buttaro ha anche svelato il dietro le quinte del suo lavoro, raccontando di com’è cambiata l’Italia nel corso degli anni e di come si è evoluto il giornalismo e il suo rapporto con i numerosi personaggi che ha intervistato.

La serata, moderata dalla docente di lingua e letteratura italiana e vicepresidente della CI fiumana, Rina Brumini, si è aperta con un video che ha ripercorso la sua carriera da cronista. Quindi a prendere la parola è stato il protagonista dell’incontro, raccontando di come già a tre anni riconosceva i calciatori delle figurine Panini “perché avevo una passione sfrenata per il calcio e così improvvisavo delle telecronache. Alle volte immaginavo di condurre degli spettacoli con dei rotoloni di cartone nella mia cameretta immaginando di avere di fronte un pubblico numeroso”.

Foto Željko Jerneić

Un radar umano

Poi è stata la volta delle personalità che ha avuto la fortuna e il privilegio di conoscere e intervistare. Partendo da Mike Bongiorno, definito dallo stesso Buttaro come l’inventore della televisione italiana. Ha avuto la fortuna di intervistarlo in un paio di occasioni, ma anche di parlarci a microfoni spenti. “Il primo incontro è stato all’inizio della mia attività. Non ero neanche maggiorenne e non mi sembrava vero di trovarmi di fronte questo mito assoluto della tv italiana. Mi colpì soprattutto la sua disponibilità nel raccontarsi a un ragazzino. Mi disse: ‘Diamoci del tu che così l’intervista scorre meglio’. Mi parlò della sua infanzia divisa tra Italia e Stati Uniti, dei suoi inizi, dei primi successi fino alla consacrazione. Poi dopo qualche anno ci fu un altro incontro in cui mi raccontò del suo clamoroso passaggio a Fininvest, oggi Mediaset, e della sua passione per la Juventus. Quel giorno, a microfoni spenti, parlando della presentazione e conduzione di serate, mi disse: ‘Ricordati che un bravo presentatore dev’essere anche un bravo giornalista’. Questa frase l’ho ricordata dieci anni fa a sua moglie, Daniela Zuccoli, e lei con gli occhi lucidi mi rispose che ancora oggi la gente la ferma e le dice che Mike è rimasto nelle case e nel cuore degli italiani”. E poi c’è il suo “rivale non rivale”, Pippo Baudo. “Come scopritore di talenti non era secondo a nessuno. Era un radar umano, infallibile. Come ha detto Carlo Conti, con la sua scomparsa si è spenta la tv, si è spento quel piccolo schermo che lui ha saputo rendere immenso”.

Mike Bongiorno e Pippo Baudo significano una sola cosa – Sanremo. “Magari non piace a tutti, però parliamo dell’evento mediatico più importante in Italia. Sanremo è lo specchio di una società e di un modo di essere. La canzone preferita di Sanremo? ‘Nel blu, dipinto di blu’ è la canzone simbolo ed è tutt’oggi il pezzo musicale italiano più popolare al mondo. Quando nel 1958 Domenico Modugno spalancò le braccia, tutto il mondo tornò a innamorarsi dell’Italia”.

Foto Željko Jerneić

«L’Italiano» è nato in Canada

Si è parlato quindi di cantanti, partendo da Adriano Celentano. “Quando intervistammo Celentano assieme ad altri colleghi, lui alle nostre domande spesso non rispondeva, ma faceva delle espressioni che erano ancora più interessanti per noi giornalisti. Come dice Vincenzo Mollica, ognuno di noi italiani ha nel proprio DNA un pezzetto di Azzurro”. E dal Molleggiato si è passato a Raffaella Carrà, incontrata nel 2016 a Milano durante la presentazione di The Voice of Italy. “C’era un cast di tutto rispetto, ma l’obiettivo di noi giornalisti era quello di intervistare Raffaella. Sembrava impossibile ritrovarmi davanti la donna più amata e rivoluzionaria dello spettacolo italiano. Sono passati più di quattro anni da quando purtroppo non è più con noi, eppure quell’iconico caschetto biondo continua sempre a far… Rumore”.

Un altro gigante della musica italiana è stato Toto Cutugno. “L’ho incontrato diverse volte, ma l’ho intervistato una sola volta, a Sanremo nella seconda metà degli anni ‘80. Non nascondo che durante tanti Festival ho fatto il tifo per lui quando spesso arrivava secondo, però quei successi sfiorati gli hanno regalato una popolarità pazzesca all’estero. Durante quell’incontro mi ha spiegato che ‘L’italiano’ è nato durante una serata che ha fatto in Canada proprio per gli italiani all’estero. Da lì è partita l’idea di scrivere una canzone proprio per gli italiani lontani, una canzone che peraltro fotografava l’Italia di allora”.

Restando in tema, non poteva mancare Fabrizio De André. “Non l’ho mai intervistato. L’ho incontro nel 1987 a Sanremo quando accompagnava Dori Ghezzi, che era in gara. De André non ha mai partecipato al Festival perché non ne condivideva lo spirito. Aveva una visione artistica della musica che era un po’ distante da questo tipo di evento. L’ho incontrato tra le poltrone rosse dell’Ariston. Non avevo neanche 20 anni. Mi avvicinai, mi complimentai e ricordo che nel congedarci, mentre gli stringevo la mano, sentivo che stavo accarezzando la storia della musica italiana”.

Rambo o Rocky?

E l’incontro con Sylvester Stallone? “Nel 2006 è stato nominato presidente della giuria di Miss Italia. Il giorno prima della proclamazione della più bella d’Italia ha tenuto a Salsomaggiore una conferenza stampa durante la quale ha parlato del suo legame con il Bel Paese. Domanda finale della conferenza stampa a Stallone: ‘Ma lei nella vita di tutti i giorni si sente più Rambo o Rocky?’. Lui ci ha pensato un attimo e poi ha risposto: ‘La mattina quando mi alzo sono Rambo. Poi faccio colazione, bevo un caffè italiano e divento Rocky!’.

Essendo Buttaro un grande appassionato di calcio, non sono potuti mancare gli incontri con Maradona e Pelé. “Nel 2016 Pelé era a Milano per la presentazione mondiale del film che porta il suo nome. Ho avuto l’onore di aprire quella conferenza stampa dopo l’intervento iniziale di un grandissimo telecronista come Bruno Pizzul. Quando l’ho intervistato mi sono passate per la mente tante cartoline della mia vita. Ricordo che quando iniziavo a fare le prime interviste qualcuno con un po’ di ironia mi disse ‘Bravo, bravo… Un giorno intervisterai anche Pelé’. Finalmente quel giorno era arrivato. Per ragioni anagrafiche ho vissuto poco Pelé, però sono stato sempre attratto dalla sua storia umana, oltre che professionale. Ho sempre pensato a quel calcio come a uno sport d’altri tempi, fatto di passione, sentimento e poesia. Maradona l’ho intervistato nel 2005 a Cesenatico in occasione di una partita benefica. L’emozione più forte non è stata però l’intervista in sé, ma quando l’ho visto palleggiare perché lui il pallone non lo toccava, lo pettinava. Certamente il suo percorso terreno non è stato un esempio di vita, però quell’uomo manca e senza di lui il calcio è un’altra cosa”.

Sofia Loren, Sinner e Modrić

Tantissimi incontri, ma “non è facile diventare amici di questi personaggi. Sono stato amico di Mino Reitano, mentre di recente sono diventato amico di Totò Cascio, l’ex bambino prodigio protagonista del film premio Oscar ‘Nuovo Cinema Paradiso’ di Giuseppe Tornatore. Dopo aver recitato in quel film ha avuto una popolarità mondiale, ma purtroppo poco dopo ha scoperto di avere una malattia che lo ha portato a perdere quasi completamente la vista. Però tre anni fa Totò ha trovato la forza per ripartire e di raccontare questa sua rinascita in un libro. Durante la presentazione del volume a Bologna l’ho conosciuto e intervistato. Da lì è nata un’amicizia che per me è un dono prezioso. Per la sua voglia di rinascere e ripartire, Totò meriterebbe un altro Oscar”. A proposito di Oscar, l’intervista dei sogni di Buttaro ha un nome e cognome. “Sofia Loren. L’icona assoluta del cinema italiano nel mondo”. E poi altri due personaggi più alla portata: “Jannik Sinner e Luka Modrić”.

E le regole che un bravo giornalista deve sempre seguire? “Sono due: la ricerca della verità e il rispetto per le persone e le vicende che vengono trattate. Questi due principi valgono a prescindere dal tipo di argomento trattato e anche dal mezzo tecnologico che viene utilizzato, compresi i social. Il giornalismo dev’essere un servizio per aiutare la gente a capire i fatti attraverso un linguaggio semplice e diretto”. E, infine, una confessione. “La notte prima di partire per Sanremo non dormo. Ma non è ansia, è entusiasmo”.

Un gradito bis a Pola

È tornata ieri a riproporsi con nuova linfa pure nell’ambiente universitario di Pola, un’ulteriore giornata dedicata alla Settimana della lingua italiana nel mondo. Promossa grazie al patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Fiume, ha attestato anche la buona volontà del Dipartimento di Italianistica, operante nell’ambito della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli studi “J.Dobrila”, di partecipare con orgoglio e impegno a tanto di nobile iniziativa. L’occasione più imperdibile e altamente formativa per gli studenti dei corsi monocurricolari e bicurricolari, di lingua e letteratura italiana è stata offerta concedendo loro il raro privilegio di partecipare alla conversazione con il giornalista italiano, Emilio Buttaro, un personaggio che ha fatto cose straordinarie con personaggi straordinari. E, una volta letta la biografia da parte della responsabile del Dipartimento, Martina Damiani, si è capito molto presto con chi si aveva a che fare.

Foto Arletta Fonio Grubiša

La sua stupefacente agenda piena di numeri telefonici che contano si poteva soltanto invidiare, quanto l’opportunità avuta di incrociare e raccontare gente famosa, che ha fatto la storia dell’Italia, dello spettacolo, della cultura e dello sport nella seconda metà del secolo XX e a cavallo con il XXI. Il più profondo sentimento di gelosia professionale di qualsivoglia giornalista va in detto caso rivolto a questo cronista, reo fortunato di essere stato un narratore del mondo italiano autentico e inimitabile, un insigne giornalista ed esperto storyteller, che nel riportare tante vicende biografiche pure agli studenti ha loro esibito con trasporto ed entusiasmo tanta aneddotica, piccoli autentici e inediti particolari appartenenti alla mappa identitaria italiana, rubati ai grandi personaggi della TV nazionale. Anche a Pola, dopo Fiume, gli “Incontri speciali in 40 anni di Bel Paese” sono stati oggetto di argomento di grande successo, applaudito con altrettanto sentimento di approvazione e vivissima curiosità. L’evento bis con Buttaro, moderato in detto caso dalla docente del Dipartimento, Tanja Habrle, ha acquisito le peculiarità di una vera e propria intervista all’intervistatore, fatta lege artis, da una maestra dell’insegnamento a un maestro del giornalismo, fino a generare una chiacchierata elegante, da salotto mass-mediatico letterario, immersi dentro a un coinvolgente ed emozionante amarcord della grande Italia.

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