Eko Kvarner: «Sanzioni pesanti necesse est»

In occasione della Giornata della terra l'organizzazione ambientalista pone il problema dell'incidente ecologico avvenuto più di un mese fa nella Baia di Buccari

Trattamento con i solventi chimici da parte degli operatori della Rijekatank

Ieri, in occasione della Giornata della Terra, ci è stato ricordato dai vari fronti, quanto sia importante riflettere sul nostro futuro, minacciato dal riscaldamento globale e dall’inquinamento, che ne è, in buona parte, il responsabile. Le contaminazioni avvengono anche nel nostro piccolo, in un contesto geografico circoscritto, e talvolta passano inosservate, o quasi. È il caso del riversamento di idrocarburi, attraverso le acque di sentina rilasciate da una petroliera, lo scorso 20 marzo nella baia di Buccari, precisamente allo scalo dell’INA. L’organizzazione ambientalista Eko Kvarner, rappresentata da Gordana Vukoša, presidente della sezione di Kostrena, assieme all’associazione Tira di Buccarizza (Bakarac) con il presidente Renato Franko, ha convocato ieri i media sul “luogo del delitto”, con il supporto della biologa Milvana Arko Pjevac.

Gordana Vukoša, Milvana Arko Pjevac e Renato Franko

L’episodio, avvenuto più di un mese fa, non ha avuto un grande riscontro a livello mediatico. Le conseguenze, comunque, ci sono e ce ne siamo resi conto di persona andando a curiosare lì dove gli operatore dell’azienda Rijekatank trattano con i solventi chimici i residui di idrocarburi, di catrame, che hanno imbrattato la costa, le spiagge, i moli e le barche ormeggiate. Se tutto ciò fosse avvenuto d’estate, ci sarebbe stata sicuramente una maggiore attenzione da parte dei media, anche perché lo spettacolo a cui abbiamo assistito è tutt’altro che edificante. I miasmi, avvertiti a decine di metri di distanza dal mare, parlano chiaro.

Come hanno parlato chiaro, ieri, gli attivisti dell’Eko Kvarner convocando una conferenza stampa straordinaria in occasione, appunto, della Giornata della Terra, volta a porre l’accento su una vicenda passata quasi inosservata. “Come persone civili, ci aspettiamo che i potenziali inquinatori si adeguino alle norme e alle leggi, ammodernando gli impianti, ma notiamo anche un cattivo funzionamento nelle istituzioni. Occorrono delle sanzioni a chi viola le cose. Quindici anni fa avevamo denunciato l’INA per aver superato la soglia di rumore consentito. La multa è stata di 120mila kune, una cifra irrisoria. In altri Paesi, le multe per chi inquina il mare ammontano a centinaia di migliaia o a milioni di dollari. È lo Stato a dover disporre delle sanzioni severe e un sistema di sorveglianza”. Dopo l’incidente, come ha spiegato Franko, la reazione sarebbe stata tardiva: “Per tre giorni non è venuto nessuno. L’INA ha riconosciuto le proprie responsabilità, ma era ben chiaro a tutti di chi fosse stata la colpa. La Città di Buccari, a sua volta, non si è espressa ufficialmente su quanto avvenuto”.

La biologa Milvana Arko Pjevac ha accennato a un altro tema, cioè a quello dell’utilizzo delle coste: “I documenti di pianificazione del territorio vengono modificati per consentire la devastazione delle coste attraverso l’interramento. In questo modo viene soffocata la vita nel mare, determinando dei danni irreparabili alle biocenosi. Ci sono esempi lungo tutta la costa croata. Si vogliono costruire porti e spiagge. Anche sul territorio di Fiume vi sono stati degli interventi altrettanto devastanti, con la costruzione di nuove strutture alberghiere. A Crikvenica è in atto un’operazione di grande peso per l’ambiente. Non si tiene conto del modo in cui la costa viene interrata e dei danni al patrimonio naturale”.

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