Abbiamo fatto tappa al molo di Porozina, o in italiano Faresina, minuscolo scalo traghetti dell’isola di Cherso. Siamo solo a inizio settembre e il cielo già minacciava tempesta, con nubi nere che inghiottivano l’Istria dietro le vette della Cicceria (monti della Vena). Promessa mantenuta: qualche ora dopo, nubifragio servito.
Dal 1º settembre l’orario dei collegamenti con Brestova è cambiato. I due giganti di metallo, “Brač” e “Supetar”, solcano lo stretto più volte al giorno. Le corse non sono diminuite, ma l’arco di servizio sì: non più dalle 5 del mattino a mezzanotte, bensì dalle 6 alle 20.30. Una fascia più ristretta, con partenze ogni ora e mezza. In caso di emergenza, spiegano le cordiali signore alla biglietteria, c’è sempre la possibilità di corse straordinarie se la centrale di Fiume dà l’ok.
20 metri cubi d’acqua
Noi siamo arrivati alle 9.15, giusto in tempo per perderne uno e dover aspettare quello delle 10.15. Un caffè, due chiacchiere con gli altri viaggiatori in fila, qualche foto al porto e alle auto in attesa: il tempo passa. A Porozina quattro bar garantiscono ristoro, fondamentale nei mesi estivi, quando il sole spacca le pietre, gestiti da appena due proprietari. La popolazione residente stabile si riduce a pochi nuclei familiari. Il resto? Proprietari di seconde case, studenti e lavoratori che vivono sulla terraferma. Insomma, più transito che vita vera.
Porozina non dispone ancora di un sistema di fognature né di acquedotto. Perciò arriva una cisterna che garantisce a ogni famiglia 20 metri cubi d’acqua al mese.
Il borgo si divide tra la Porozina più antica, sulla collina con i resti del monastero di San Nicola e la chiesa gotica del XV secolo, e la parte nuova, cresciuta negli ultimi vent’anni. Prima della costruzione dello scalo di Valbisca, questo era l’unico punto di accesso per l’isola. I traghetti di un tempo erano più piccoli, le auto pure, ma le code raccontano i locali che non hanno voglia di essere fotografati, esistevano già allora.
Approdo naturale
La baia, protetta dai venti, è stata da sempre un approdo naturale: in epoca antica c’era un faro, il Pharum insulae, che ha lasciato il nome al luogo. In effetti un collegamento con l’attuale denominazione italiana Faresina, esiste davvero. Fino ad alcuni anni fa, al molo funzionava anche un ristorante, sorto in una ex caserma e poi scomparso, demolito dai nuovi investitori.
I locali fanno il bagno nella celebre e bellissima spiaggia di ‘Vecchia Porozina (Stara Porozina)’, sempre un po’ selvatica perché difficile da raggiungere: vi si arriva solo a piedi, tra sentieri e ombra naturale dei pini. I fiumani la conoscono bene ed è spesso meta non solo per i turisti locali, ma anche per chi decide di trascorrervi una giornata. Se si cerca intimità e pace è un luogo perfetto. Una spiaggia di ghiaia, circondata da pini che offrono un’ombra naturale, bar, sdraio o musica ma solo la gente, la natura, il mare e greggi di pecore allo stato brado.

La strada… vintage
Dirigendosi verso Porozina da Cherso, poco prima di Predošćica, la nuova strada a doppio senso, larga il giusto e con un ottimo manto, lascia spazio al vecchio tracciato costruito in epoca jugoslava, che prosegue con tutto il suo stile vintage fino ai borghi di Filozići, dove nuovamente si raccorda a una carreggiata moderna che scende fino al mare e allo scalo. Quest’ultimo tratto di strada, lungo 4 chilometri, è stato inaugurato lo scorso luglio dal Vicepresidente del Governo e ministro del Mare, dei Trasporti e delle Infrastrutture, Oleg Butković, in occasione della conclusione dei lavori di ricostruzione della strada statale DC100, nel tratto Porozina – Dragozetići.
Abbiamo anche scambiato due parole con i turisti in fila in attesa del traghetto. Denis, che con la famiglia arriva da Capodistria, ci ha raccontato che da bambino veniva spesso a Cherso, ma che non vi aveva fatto ritorno, prima di quest’anno, da ben dodici anni. Era felice di esserci di nuovo, anche se solo per cinque giorni invece che per le due settimane inizialmente previste. Per motivi privati ha dovuto rientrare prima. Sono stati a Lussinpiccolo, i primi giorni piovosi, ma poi, come dice lui, “perfetti”. Aggiunge che loro amano proprio queste giornate di fine agosto. I prezzi? “Un po’ cari, ma non più che in Slovenia. Bisogna stare attenti a come si spende. L’Istria, dove andiamo spesso, mi sembra persino più costosa”.

Croazia… selvaggia
Nel frattempo da Brestova era arrivato il traghetto e le macchine sbarcavano sull’isola, insieme a motociclisti e numerosi ciclisti. Abbiamo quindi deciso di fermare un gruppo proveniente dall’Austria, dalle parti di Linz, nel nord del Paese. Harald, il migliore in inglese, ha preso la parola per tutti. Ci hanno raccontato i loro piani: il tour è partito da Trieste, dove hanno lasciato le auto. Da lì hanno percorso la costa istriana, ora sono a Cherso dove resteranno un paio di giorni, per poi andare a Veglia e rientrare infine a Trieste. In totale dieci giorni di viaggio intenso. “Ogni anno facciamo un tour del genere: l’anno scorso siamo stati dall’Austria fino al Lago di Garda, e due anni fa fino a Grado”, ci dice Harald.
Infine, un incontro che lascia il segno grazie alla solarità di Corinna, triestina ma residente a Verona, arrivata con il figlio. Ci racconta di essere tornata a Cherso dopo vent’anni. “Bellissimo, siamo stati bene. Abbiamo visitato anche Lubenice. Tre giorni forse sono pochi, ma era l’ultima pausa estiva e volevamo approfittarne, prima della pioggia. Cherso è fantastica per una breve vacanza. Adesso che la stagione turistica sta finendo, i prezzi degli hotel sono più abbordabili, ma in generale mi sembrano alti. Supermercati e ristoranti oserei dire costano più che in Italia.” Corinna sorride e conclude: “Venivo qui anche da bambina, ma non è più la Croazia di una volta. C’è più turismo, servizi migliori, ma quella Croazia selvaggia che ricordo bene ormai non esiste più”.





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