Gradita visita oggi, mercoledì 26 novembre da parte degli studenti del Dipartimento di Italianistica di Pola, all’ente giornalistico-editoriale EDIT. La numerosa comitiva, formata da una trentina di ragazzi, è giunta nella sede della nostra Casa editrice, accompagnata dalla capodipartimento Martina Damiani e dal docente Robert Blagoni, professore ordinario dello stesso dipartimento, che opera nell’ambito della Facoltà di Lettere e Filosofia di Pola. Presenti gli studenti iscritti ai primi tre anni della triennale, mentre quelli della magistrale non hanno potuto partecipare. La dott.ssa Damiani, che da quest’anno guida il Dipartimento ed è titolare, tra gli altri, del corso didattico “Giornalismo italiano”, ha spiegato che, sebbene l’esperienza sarebbe stata ideale per i più avanzati, è comunque soddisfatta di aver coinvolto gli studenti più giovani. “Devono conoscere da vicino la realtà dell’EDIT – ha affermato –, una realtà che incrocia quotidianamente la vita della comunità italiana in Croazia”. Durante le lezioni, infatti, vengono analizzati articoli del quotidiano “La Voce del popolo”, mentre gli allievi della magistrale lavorano spesso su testi della rivista letteraria “La Battana” e su temi di ricerca analoghi. “Anche nei laboratori linguistici – ha precisato Damiani – il giornale entra regolarmente come materiale di lavoro”.

La delegazione ha visitato tutte le redazioni della nostra Casa editrice ovvero quelle del mensile per ragazzi “Arcobaleno”, del quotidiano “La Voce del popolo”, del quindicinale “Panorama”, oltre che il Reparto grafico e quello editoriale. La tipografia non era in funzione e non sono potuti andare ad ammirarla. L’obiettivo era far capire loro tutto il percorso che si deve intraprendere: dalla scelta della notizia all’uscita del giornale in formato cartaceo.
A fare gli onori di casa sono stati la direttrice dell’EDIT Christiana Babić, il caporedattore de “La Voce del popolo” Ivo Vidotto, la caporedattrice di “Panorama” Ilaria Rocchi, quella di “Arcobaleno” Tiziana Dabović e la responsabile di EDITlibri, Liliana Venucci. Ne è nato un dialogo vivace e, a nostro avviso, molto utile: gli studenti, inizialmente un po’ impacciati, hanno preso coraggio grazie anche alle domande delle studentesse Chiara Cergnul e Iris Brčić.

I responsabili dell’EDIT hanno illustrato loro i retroscena di una professione che, piaccia o no, richiede preparazione, curiosità e senso di responsabilità. Agli studenti è stato spiegato che una notizia non nasce per magia, ma dal lavoro concreto di un giornalista che conosce ciò di cui parla, che ci è stato dentro, che ha visto e capito. Solo così il lettore può avere l’impressione – indispensabile – di “toccare con mano” la realtà, invece di accontentarsi di qualche frase buttata lì per riempire una pagina.
Una volta scritto, il pezzo passa al redattore, che deve “limarlo”, correggerlo, sistemarlo. Entra, poi, in gioco la squadra grafica, che impagina testo e foto e trasforma quel lavoro in un prodotto leggibile. Il ciclo si chiude quando la pagina è pronta: perfetta per la stampa o per l’edizione online, dove eventuali novità possono essere aggiornate in tempo reale. La carta, invece, non scappa: arriva sera e si manda tutto in tipografia, senza possibilità di ripensamenti.
Ricambio generazionale inevitabile

“Leggete i giornali? Come vi informate?”, ha chiesto ai ragazzi la direttrice dell’EDIT. Prevedibile, la risposta: “Online è più comodo”. Babić ha spiegato anche che non tutte le fonti meritano fiducia. Anzi, molte sono fabbriche di disinformazione, dove la verifica è un optional e ciò che conta è raccogliere clic, like e visualizzazioni da esibire agli inserzionisti come un trofeo.
Il caporedattore Vidotto, ha parlato chiaro: “Tutti siamo sostituibili, il tempo passa per ciascuno e il ricambio è inevitabile. Per questo servono collaborazioni solide con le scuole e l’università e, infine, il classico ricambio generazionale. E soprattutto serve una linea editoriale coerente: filtrare le notizie attraverso la sensibilità della Comunità Nazionale Italiana, lettori pochi ma attenti, severi, e giustamente sensibili a ciò che li riguarda. Il nostro quotidiano – ha ricordato Vidotto – segue tutto: moda, cronaca, sport, politica. Ma sempre con la consapevolezza che ogni parola pesa”.
Vidotto ha insistito anche su un altro punto: il politicamente corretto, ormai un campo minato soprattutto quando si parla di politica. Le notizie sono tante, ma non tutte meritano lo stesso spazio. Qualcuno deve scegliere cosa vale e cosa no. Ed è lì che entra in gioco il caporedattore, che ogni giorno mette ordine nel… caos delle informazioni e decide la gerarchia delle notizie. Un lavoro che, al contrario delle mode effimere, richiede esperienza e responsabilità.
Il caporedattore della Voce ha ricordato che le fonti, la vera spina dorsale del mestiere, devono sempre essere attendibili. “Non solo per evitare figuracce, ma perché le leggerezze nel nostro lavoro si pagano care, anche dal punto di vista legale”. Una notizia non è mai solo una notizia: può essere servita in 30 righe asciutte alla maniera radiofonica oppure spalmata su due pagine. E comunque, alla fine, il caporedattore deve fare l’ultimo giro di controllo, perché gli strafalcioni grammaticali e i buchi contenutistici non li perdona nessuno.
I vari volti del mestiere giornalistico

Quando sul giornale del giorno dopo appare un errore, il disagio è inevitabile. “E qui – ha spiegato Vidotto – confido nella responsabilità di chi lavora prima di me, cioè prima i giornalisti e poi capirubrica”. Raccontare i fatti con chiarezza, oggi, è quasi un’arte. Il testo deve essere comprensibile, non un trattato tecnico. Vidotto ha citato l’esperienza di Arcobaleno e l’obbligo di adeguare la lingua al tipo di lettori: “La stessa notizia si adatta al giornale. Arcobaleno parla semplice. Panorama pretende struttura e approfondimento. La Voce è giornalismo nudo e crudo, mentre La Battana ha un suo linguaggio identitario. Quattro stili per quattro mondi diversi”.
Rocchi, nel suo intervento, ha ricordato una verità che troppi ignorano: l’italiano è una lingua ricca, ma non perdona la superficialità. Ripetere la stessa parola due volte nella stessa frase è un “delitto stilistico”. Per evitarlo bisogna leggere, leggere ancora, e tenere la testa immersa nell’informazione. È un aggiornamento perpetuo, perché anche le lingue, come le persone, cambiano pelle. Ogni settore ha il suo gergo, le sue frasi fatte, il suo linguaggio. E poi ci sono i social, che con il loro culto della frase corta non aiutano certo la complessità. La caporedattrice di “Panorama” ha parlato anche della testata che dirige, che almeno concede tempi più lenti e la possibilità di inserire gli eventi dentro un contesto, invece di correre dietro al frullatore della Rete.
Babić ha, quindi, chiesto ai ragazzi: “Quando leggete, che cosa cercate davvero?”. “Sport”, ha risposto uno studente. “Cultura, politica”, ha aggiunto una ragazza. Roba normale, insomma. Parlando dei vantaggi del mestiere, Rocchi ha ricordato la cosa che tutti fingono di ignorare: fare il giornalista significa avere il lasciapassare per mondi altrimenti blindati. Calciatori, artisti, politici… ci parli, ci lavori assieme. Vidotto ha spiegato: “Il giornalismo apre porte che agli altri restano murate”.
Bambini lettori

Dabović ha parlato del settore legato ai più piccoli: “I bambini sono sinceri, aperti. Con loro serve empatia. E quando si fidano, parlano senza filtri”. E quelle mini-interviste – ha detto – li entusiasmano; si vede quanto bene facciano ai ragazzini”.
Ha anche mostrato una vecchia prima pagina di Arcobaleno, quando il giornalino ancora si chiamava “Il Pioniere”, con una copia del 1950. E ha ricordato quanto fosse macchinoso, allora, l’intero percorso della notizia: oggi va tutto a velocità smodata, ma un tempo il giornale era un parto lungo.
Per chiudere in bellezza, ai presenti sono state distribuite alcune copie di libri e manuali targati EDIT.
La titolare del reparto Editoria, Venucci, ha fatto un’immersione nel settore libri. Il suo reparto traduce i manuali scolastici per tutte le classi delle scuole italiane che operano sul territorio: dalla prima elementare alla quarta di media superiore. Una montagna di carta. Un tempo tutto passava per le mani di esperti-docenti; oggi c’è il contatto diretto con i Ministero competente, lo stesso che regola i testi delle scuole della maggioranza. Chi ha studiato nelle scuole italiane, quei manuali li ha tenuti tra le mani. E spesso ci lavorano docenti disciplinarmente e didatticamente preparati.
E poi, c’è un dettaglio che i lettori ignorano: un errore su un quotidiano pesa, sì; ma un errore in un libro – uno che si paga, si porta a casa, si conserva per anni – pesa dieci volte tanto. E, infatti, quei testi vanno letti, riletti, martellati.
Venucci ha lanciato una domanda: “I nostri prodotti vi raggiungono davvero?”. Perché qui parliamo di lingua italiana fuori dai confini, di minoranza, di dovere culturale. Abbiamo una letteratura nostra e dobbiamo offrirla alla nostra comunità. Lo facciamo attraverso le collane”. Infine, un piccolo quiz per gli studenti: Venucci ha snocciolato nomi quali Carla Rotta. Silenzio. Ha citato altri nomi come quelli di Alessandro Damiani, Mario Schiavato, Lidia Delton, Laura Marchig, Giacomo Scotti, Rita Scotti Jurić… In stampa, ha detto Venucci, c’è ora “Il teatro inedito di Osvaldo Ramous”. Gli studenti questi nomi li conoscevano a metà, diciamola così. E poi un anniversario importante, ovvero il 70º dalla prima stampa di “Pinocchio” sul territorio dell’ex Jugoslavia. Il libro di Carlo Collodi verrà ora ristampato dall’EDIT.

Alla fine della visita è risultato chiaro che il giornalismo è un lavoro di precisione e responsabilità. Tradurre, scrivere, selezionare notizie: ogni passaggio conta. Per una comunità piccola come quella italiana in Croazia, l’EDIT è più di una Casa editrice: è un punto di riferimento, un modo per mantenere viva la lingua e la cultura italiane. Gli studenti, ora, si sono potuti fare un’idea concreta di che cosa significhi fare informazione.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































