Demolizione del ponte ferroviario sulla Fiumara: allerta (in)giustificata del Comitato di quartiere

La presidente Azra Zubić Zec grida «al lupo», criticando la pubblicazione di un bando che, però, non è avvenuta

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Demolizione del ponte ferroviario sulla Fiumara: allerta (in)giustificata del Comitato di quartiere
Foto RONI BRMALJ

Il ponte sulla foce della Fiumara verrà demolito? Sì, no, forse… Se ne parla negli ultimi giorni in un contesto poco chiaro. Siamo stati invitati a una conferenza stampa del Comitato di quartiere sul cui territorio si trova la struttura. Abbiamo abboccato anche noi. Azra Zubić Zec, presidente del Comitato di quartiere Centro-Sušak, che aveva anche tentato di concorrere per la carica di sindaca alle amministrative del maggio scorso, rinunciando per mancanza del numero di firme richieste, oggi grida allo scandalo. Lo è davvero? Ecco le sue parole, pronunciate nell’incontro con i giornalisti e contenute in un lungo comunicato rivolto ai media, che cerchiamo di riassumere: “Voglio chiarire che la demolizione del ponte ferroviario sulla Fiumara non è una semplice questione tecnica. È una questione di credibilità delle istituzioni, di rispetto degli impegni presi con i cittadini, di tutela del patrimonio e di rapporto tra la città di Fiume e il proprio spazio urbano. Su questo ponte era stato preso un impegno pubblico, da parte dell’ex sindaco Vojko Obersnel nel 2012, secondo cui doveva essere conservato. Se oggi un impegno dato dalla Città può essere cancellato senza spiegazioni e senza un confronto aperto, allora domani qualsiasi promessa su Delta, sul waterfront o sull’accesso al mare perde valore”.

Chiariamo una questione. Il Comitato di quartiere Centro-Sušak ha presentato una richiesta formale al Ministero della Cultura e dei Media per una valutazione tecnica urgente e per l’attivazione di una tutela preventiva del ponte ferroviario “Rječina III” sulla Fiumara, ritenuto a rischio di demolizione nell’ambito di una procedura di appalto pubblico che sarebbe stata avviata dall’azienda “HŽ Infrastruktura”. Il problema è che, come i rappresentanti dei media hanno fatto notare a Zubić Zec, la procedura non è mai stata effettivamente avviata. Il 23 dicembre scorso, “HŽ Infrastruktura” aveva soltanto presentato la bozza di un eventuale bando, documento preliminare necessario alle consultazioni successive. Comunque, secondo il Comitato, il ponte rappresenta un bene di grande valore storico e identitario per la città, costruito nel 1908 dalle ferrovie ungheresi: un raro esempio di patrimonio industriale con caratteristiche costruttive oggi non più riproducibili. Si denuncia un cambio di posizione delle istituzioni e un atteggiamento che privilegia investimenti infrastrutturali e concessioni a scapito della tutela del patrimonio e dell’interesse pubblico. Si chiede quindi di sospendere qualsiasi intervento irreversibile, di coinvolgere la cittadinanza e la comunità scientifica ed evitare un nuovo caso di perdita irreparabile, come già avvenuto con la vecchia stazione ferroviaria di Sušak. Il Comitato, in breve, si oppone fermamente alla demolizione.
Zubić Zec ha affermato: “Critichiamo il fatto che ‘HŽ Infrastruktura’ abbia pubblicato un bando per la demolizione senza aver prima chiarito in modo definitivo la fattibilità tecnica e senza una vera consultazione pubblica. La cosiddetta pre-consultazione ha coinvolto solo soggetti economici, escludendo completamente i cittadini, mentre è il patrimonio di tutti a essere in gioco. Inoltre, questa pre-consultazione si sarebbe conclusa dopo la pubblicazione del bando”. Non essendoci però alcun bando, anche queste considerazioni, di fatto, lasciano il tempo che trovano.
Nel corso dell’incontro con i media è stato inoltre aggiunto: “Questo caso non è isolato. Si inserisce in una gestione più ampia dell’area Delta che contraddice il Piano urbanistico generale di Fiume, il quale definisce Delta come zona urbana mista, con spazi pubblici, verdi e accesso al mare. Progetti come un nuovo terminal passeggeri, eliporti permanenti o grandi infrastrutture richiedono modifiche al piano e quindi processi trasparenti e partecipativi, che oggi mancano. Assistiamo ancora una volta a decisioni calate dall’alto, a doppi standard e a un modello che porta a riconoscere il valore del patrimonio solo dopo averlo distrutto. Questo ponte non è solo un’opera industriale: è un testimone vivo della storia di Fiume. La sua tutela dovrebbe essere una responsabilità primaria della città”. Tutto condivisibile, se non fosse per il fatto che, al momento, non sta accadendo nulla…

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