Fiume, «Čistoća»: milioni fermi a fare polvere

Nuova denuncia social del fiduciario sindacale Ćenan Beljulji: dopo il camion Iveco e il sistema a barcode, ora «parla» la spazzatrice stradale elettrica

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Fiume, «Čistoća»: milioni fermi  a fare polvere
La spazzatrice stradale elettrica nel deposito di Valscurigne. Foto Ćenan Beljulji/Facebook

Dopo aver sollevato il caso del costoso camion Iveco rimasto per anni inutilizzato e quello, altrettanto emblematico, del sistema a codici a barre per la lettura automatica dei contenitori dei rifiuti – pagato profumatamente, ma mai entrato in funzione – Ćenan Beljulji, dipendente e fiduciario sindacale della municipalizzata preposta alla nettezza urbana, torna a puntare il dito contro la gestione dei mezzi della Čistoća. Lo fa ancora una volta dal suo profilo Facebook, ma scegliendo stavolta una forma narrativa decisamente originale: una lettera aperta scritta, simbolicamente, da una spazzatrice stradale elettrica.
La protagonista è una Dulevo D.Zero, veicolo 100 per cento elettrico, silenzioso ed ecologico, acquistato nel 2022 per circa un milione di kune di denaro pubblico come simbolo della tanto sbandierata “transizione verde”. Oggi, però, quella stessa spazzatrice giacerebbe inutilizzata nel deposito della Čistoća in via Osijek, a Valscurigne, ferma da oltre un anno, guasta e dimenticata.

Nel testo, ironico, sì, ma tutt’altro che leggero nei contenuti, la spazzatrice si rivolge direttamente a Beljulji, definendolo “uno di quelli che ancora fanno domande” e non hanno paura di dire che “il re è nudo”. La macchina racconta di non pulire le strade, di non servire i cittadini, di non vedere mai la città, mentre accumula polvere e silenzio. Il guasto, secondo quanto riferito, riguarderebbe la batteria, ma – è il senso del messaggio – il vero problema non sarebbe tecnico, bensì gestionale.

La “lettera” chiama in causa i responsabili della pianificazione e della manutenzione, chiedendo perché non si cerchi una soluzione, perché nessuno si assuma la responsabilità di spiegare cosa non abbia funzionato e perché, di fronte a mezzi costosi fermi, ai lavoratori vengano raccontate storie di risparmio e sacrifici. “Un milione di kune sta fermo – si legge – non lavora, non restituisce valore. Possibile che non significhi nulla per nessuno?”.

Il parallelo con i casi precedenti è evidente. Prima il camion acquistato e lasciato inutilizzato per anni, poi il sistema di lettura automatica dei bidoni, abbandonato perché rivelatosi un “semilavorato” inservibile, ora una spazzatrice elettrica simbolo di modernità ridotta a “milione di kune di polvere”. Episodi diversi, ma accomunati da una stessa domanda di fondo: chi decide, chi controlla e chi risponde quando gli investimenti pubblici non producono alcun beneficio?

Beljulji, attraverso questa provocazione narrativa, non accusa la macchina né la tecnologia, ma un sistema che – come “scrive” la spazzatrice – sembra caratterizzato da assenza di responsabilità, mancanza di pianificazione, poche domande e molto silenzio. Il messaggio finale è altrettanto chiaro: il mezzo non sarebbe un costo, ma una risorsa che potrebbe ancora essere recuperata, riparata e rimessa al servizio dei cittadini, se solo qualcuno se ne occupasse davvero.

Un’altra storia, dunque, che alimenta il dibattito sulla gestione della municipalizzata e sull’uso del denaro pubblico. E un’altra domanda che, per ora, resta sospesa nell’aria o, come suggerisce l’autore, coperta di polvere in un deposito di Valscurigne.
A rendere il quadro ancora più eloquente è il fatto che, al momento, dall’azienda non sia pervenuta alcuna risposta ufficiale, né sulla spazzatrice elettrica, né sui casi precedenti sollevati da Beljulji.

Un silenzio che, alla luce dell’andamento degli ultimi mesi, appare quasi come una costante più che come un’eccezione. E se è vero che ogni domanda inevasa tende a generarne altre, è lecito supporre che – con questo andazzo – l’elenco dei mezzi costosi fermi nei depositi e dei quesiti senza risposta sia destinato ad allungarsi ulteriormente.

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