Ci sono ancora tanti stereotipi da abbattere

Approccio femminista all’educazione in funzione dell’uguaglianza tra femmine e maschi. Rosa o azzurro? Qual è la differenza. Interessante relazione della pedagosista Helena Naglaš

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Ci sono ancora tanti stereotipi da abbattere
Marina Marghetti, psicoterapeuta e membro della Commissione regionale. Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

L’uguaglianza di genere è stata raggiunta nella nostra società? È stato il tema, trattato da un punto di vista particolare, della
10ª riunione della Commissione per l’uguaglianza di genere istituita in seno alla Regione litoraneo-montana.
All’ordine del giorno della seduta la relazione sul tema “Approccio femminista all’educazione come chiave per la costruzione di una società di uguali diritti di genere”.
La relatrice, da remoto, è stata la pedagogista ed educatrice Helena Naglaš che si occupa soprattutto dei genitori secondo i principi della disciplina positiva, grande sostenitrice della pedagogia femminista. Combinando l’amore per l’educazione e il femminismo, ha avviato il progetto “Educazione in parità”, che si basa su tre pilastri fondamentali. Uno è rappresentato dall’uguaglianza tra genitori e figli (disciplina positiva), un’educazione libera dagli stereotipi di genere (uguaglianza di genere) e una genitorialità paritaria. In sostanza, non si dovrebbe fare differenza tra figli e figlie, nella scelta dei giochi o dei colori per il loro abbigliamento.
Abbiamo commentato, dal vivo e non da remoto, l’impostazione del progetto con Marina Marghetti, psicoterapeuta e membro della Commissione regionale: “Per la natura stessa delle tematiche di cui si occupa la Commissione nell’ambito dell’educazione, la parità di genere è il punto di partenza. L’approccio femminista non ha altri obiettivi che l’uguaglianza. Quando parliamo di uguaglianza ci riferiamo all’inclusività in generale, alla necessità che i figli, maschi o femmine che siano, abbiano lo stesso trattamento da parte dei loro genitori”.
Ci sono molti stereotipi che i genitori, inconsciamente, introducono nel percorso educativo dei bambini. “È così – conferma Marina Marghetti –, a partire dalla scelta dei colori da far indossare ai figli. Perché il rosa dovrebbe essere destinato esclusivamente alle bambine e l’azzurro ai maschietti? Ponendo queste differenze siamo noi a creare fin dall’inizio una specie di disparità, assolutamente inutile”.
La relatrice, come ci ha spiegato Marghetti, è una giovane pedagogista che si occupa dell’approccio femminista con un impegno costante verso l’obiettivo della parità di genere.
“L’educazione nell’uguaglianza” è il progetto di cui si occupa anche su Instagram, associato a una specie di manuale dedicato e destinato ai genitori indirizzati verso un’educazione uguale per i bambini, a prescindere dal genere.
“C’è anche la suddivisione dei ruoli tra genitori, oltre all’approccio paritario nei confronti dei figli o figlie. Quando parliamo di disuguaglianza, inoltre, non possiamo sorvolare su altre questioni, a partire dal trattamento salariale. Il nostro messaggio, comunque, è quello di seguire Helena e le sue indicazioni e di acquisire consapevolezza”, ha aggiunto Marina Marghetti, alla quale abbiamo posto una domanda semplice.
Siamo quotidianamente testimoni di situazioni in cui vengono posti in primo piano altri valori, tradizionali. La nostra società è pronta per accogliere dei suggerimenti come quelli sentiti da Helena Naglaš?
“In Croazia? Credo proprio di no. Se rinunciamo subito, però, non raggiungeremo mai il traguardo. Vogliamo ampliare gli orizzonti e far aprire gli occhi agli altri”.
Hanno presenziato all’incontro di ieri Robert Matić, vicepresidente della Regione litoraneo-montana e Morena Lekan, consigliere regionale, impegnata anche professionalmente, come avvocata, nel campo del diritto di famiglia e della violenza familiare.

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