La celebrazione di San Vito di quest’anno è stata particolarmente sentita dai fedeli fiumani, in quanto sono stati celebrati i cent’anni della fondazione dell’Arcidiocesi di Fiume. Un anniversario di rilievo che ha portato nel capoluogo quarnerino alcune delle più importanti autorità della Chiesa cattolica e numerosi vescovi e arcivescovi di questa parte d’Europa. A condurre le celebrazioni è stato l’arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, Matteo Maria Zuppi. Presenti il nunzio apostolico in Croazia, Giorgio Lingua, l’arcivescovo di Zagabria e presidente della Conferenza episcopale croata, Dražen Kutleša, l’arcivescovo emerito Josip Bozanić e i vescovi di ogni parte della Croazia. Dalla Slovenia hanno preso parte alla celebrazione l’arcivescovo metropolita di Maribor Alojzij Cvikl, il vicario generale dell’Arcidiocesi di Lubiana Franc Šuštar e il vescovo in pace di Capodistria, Jurij Bizjak. Alla cerimonia hanno partecipato anche alcune importanti autorità religiose cattoliche, ma anche ortodosse, dalla Bosnia ed Erzegovina, dalla Serbia, dal Montenegro e dalla Macedonia del nord.
Non sono mancati i rappresentanti dei vari ordini e istituzioni religiose della Croazia e gli ordini secolari di Fiume. Seduti in prima fila i rappresentanti del Governo e dell’amministrazione regionale e cittadina, fra cui la consigliere per l’istruzione dell’Ufficio del Presidente della Repubblica, Jadranka Žarković Pečenković, il deputato al Sabor Josip Ostrogović, l’ambasciatrice di Croazia al Vaticano e viceconsole di Fiume Caterina Lucrezia Arena, il presidente della Regione litoraneo-montana Ivica Lukanović, la sindaca di Fiume Iva Rinčić e i sindaci dei comuni di Crikvenica, Kostrena, del Vinodol e di Jelenje.
L’omelia di Zuppi
La messa all’aperto, nel parco del santuario di Tersatto, con ben in vista le bandiere croata e del Vaticano, è stata condotta dall’arcivescovo Zuppi per la maggior parte in latino, mentre i cori hanno cantato in prevalenza in croato, ma anche in italiano. Durante la liturgia della Parola, è stata letta una parte della Lettera di San Paolo apostolo ai romani in italiano, mentre un passo del Vangelo di Matteo è stato presentato in lingua liturgica slava arcaica.
Zuppi ha iniziato la sua omelia in croato, con un “Hvaljen Isus i Marija”, ovvero il “Sia lodato Gesù e Maria” italiano. Ha proseguito poi a congratularsi in croato nel suo discorso ai fedeli per l’importante anniversario, destando ammirazione tra i fedeli presenti. “È gioia, per tutto quell’immenso popolo senza confini che il Signore non smette di radunare dall’Oriente all’Occidente”, ha proseguito poi Zuppi, mentre veniva tradotto simultaneamente in croato. Zuppi ha ringraziato papa Leone XIV “per avermi inviato oggi qui da voi”. L’omelia di Zuppi ha toccato poi temi contemporanei: “Contempliamo la bellezza della comunione di Dio con noi e del suo amore che ci unisce e che ci libera dalla tirannia dell’io, dell’individualismo che ci riduce a consumatori o ad essere realtà chiuse e autoreferenziali. La comunione è un legame d’amore che non annulla le diversità ma ne fa una cosa sola, perché solo insieme si rivela il valore di ciascuna”. E ancora: “Nella comunione siamo diversi, ma non divisi. E siamo tutti importanti, proprio perché parte di un unico corpo”. “C’è tanto bisogno, nel cuore di ognuno, di speranza. C’è bisogno nei poveri, che sono il corpo stesso di Gesù e c’è bisogno di speranza in tutta la famiglia umana”, ha sottolineato Zuppi.

La dedica a Fiume
L’arcivescovo di Bologna ha dimostrato nel suo discorso di avere ben presente le complesse vicende storiche che hanno segnato Fiume e la sua Arcidiocesi nei cento anni dalla fondazione. “Ringraziamo per il tanto bene che ci ha accompagnati in questi cent’anni e cerchiamo tutti di testimoniare ai fratelli e al prossimo l’amore di Dio, ricordando che non è mai indifferente come viviamo, se teniamo la luce della nostra fede accesa o nascosta sotto il moggio. La storia di questi cento anni porta un drammatico carico di dolore, a volte nascosto e indicibile, di uccisioni, torture, esodi forzati, di violenze che facciamo fatica a immaginare; di tanti frutti del male che hanno profanato il tempio di Dio, che è ogni persona umana, e che hanno drammaticamente segnato la convivenza degli uomini. I semi del male non sono mai inerti: inaridiscono il cuore, impediscono le relazioni, giustificano l’indifferenza e preparano sempre ostilità e divisione”, ha predicato Zuppi. “L’unica via per spezzare la tragica catena del male, dell’’occhio per occhio’, che rende tutti ciechi, è vivere anche questo giubileo e questi cento anni come opportunità per perdonare e chiedere perdono, per purificare la memoria, per liberare il cuore, per essere cristiani, pieni di amore verso tutti”. “Un cuore e una mente purificati non dimenticano – ha detto ancora zuppi – ma sono capaci di conoscere e riparare quello che il male ha diviso, quello che il male ha rotto. Per riconoscere che l’altro è sempre il mio prossimo e non un estraneo o, peggio, un nemico”.

Pagani e ciechi
“Imparare ad amarci non è un generico e facoltativo invito, ma è un comando evangelico che qualifica l’essere cristiani”, ha continuato Zuppi. “La memoria personale e comunitaria delle sofferenze siano per noi tutti monito di consapevolezza, monito a non coltivare mai l’odio, a non accettare totalitarismi pagani o nazionalismi ciechi che umiliano l’umanità e la stessa Patria. Per difendere e far crescere il dono unico della pace. Una pace, come ha detto papa Leone, ‘disarmata e disarmante’”. Nuovamente un occhio a Fiume: “È la ricchezza della vostra città, nella quale era normale passare davanti alla sinagoga, alla chiesa evangelica o ortodossa e usare le lingue come avviene in una città cosmopolita”. Infine, la speranza: “Che questa celebrazione, il giubileo diocesano, diventi uno stimolo per rafforzare la trasformazione missionaria della nostra chiesa di Rijeka/Fiume, con una rinnovata passione pastorale”. A conclusione del discorso Zuppi ha ricordato: “’Chi avrà perseverato fino alla fine, è salvato’, ce lo ricorda San Vito il vostro patrono”.
La CNI fattore importante
La liturgia della Parola è proseguita con letture in italiano e sloveno e la preghiera finale, la benedizione e il congedo sono stati presentati dall’arcivescovo metropolita di Fiume, Mate Uzinić, che ha ringraziato il cardinale Zuppi per la sua presenza e la sua omelia “chiara, impegnativa e provocatoria”. Ha augurato che venga trovata una soluzione per la guerra in Ucraina, per la situazione a Gaza, per la nuova guerra tra Israele e Iran e per tutte le altre guerre nel mondo. Ha ripudiato la corsa agli armamenti che dimostra “per chissà quale volta nella storia dell’umanità che non si è imparato niente. Gli altri sono nostri fratelli e sorelle, e non devono rimanere nemici”. Parlando della sua Arcidiocesi, ha detto che “il nostro cammino continua. Abbiamo la sicurezza di non essere soli. Abbiamo papa Leone che ci ha inviato il suo emissario”. Uzinić ha dedicato “un saluto speciale a voi fedeli della comunità italiana a cui desidero ripetere che siete stati e restate un fattore importante e un segno di ricchezza della nostra comunità arcidiocesana”.
L’arcivescovo ha inoltre salutato in sloveno gli ospiti della Slovenia e ha salutato tutti i partecipanti alla celebrazione, tutti i coinvolti nel lavoro centenario della diocesi e in generale tutti i cristiani che celebrano i 1700 anni del Concilio di Nicea (un evento fondamentale sia per la Chiesa cattolica che per quella ortodossa). Un ringraziamento è andato anche a “coloro che sono dovuti andare per via delle vicende storiche, ma che sono rimasti con noi nella preghiera e nella propria cultura”.
Uzinić ha affermato che l’esperienza dell’Arcidiocesi di Fiume, la quale ha origini croate, italiane e slovene e attualmente lavora in una società pluralista e secolare, può far da buon esempio per guidarci nei nostri tempi moderni, per la Chiesa “che ha fatto i conti con il proprio passato, non li porta avanti come un peso ma come una sfida per la pace”.

La visita alla Cattedrale
“Ogni giubileo serve a ringraziare per i tanti doni che il Signore ci ha fatto e ad aiutarci a scegliere un futuro che coincida con il Giubileo della Speranza. Abbiamo bisogno di ringraziare e purificare la nostra memoria. Il Mediterraneo ne ha bisogno, l’Europa ne ha bisogno, abbiamo tutti bisogno che la memoria non sia un peso, ma che ci aiuti a credere che il futuro è migliore del passato”. Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi nel suo discorso ai fedeli riuniti nella cattedrale di Fiume il 13 giugno, la sera prima della celebrazione di Tersatto. L’arcivescovo di Fiume ha consegnato in quell’occasione le medaglie di ringraziamento di San Vito ai fedeli dei sette decanati dell’Arcidiocesi fiumana. Il canto liturgico è stato diretto dall’ensemble della Scuola arcidiocesana di musica sacra, che ha eseguito per la prima volta l’Inno a San Vito scritto specificatamente per il giubileo di Fiume. Presenti il cardinale Ladislav Nemet, arcivescovo di Belgrado, Giorgio Lingua, nunzio apostolico in Croazia, e altri vescovi, sacerdoti diocesani, fedeli e destinatari della medaglia.
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