C’è chi a Fiume dorme all’addiaccio anche in pieno giorno, tra una birra e l’altra, sulla panca di un bar chiuso nel cuore della città. Siamo a pochi passi dai Mercati cittadini e a duecento metri dal Teatro nazionale croato “Ivan de Zajc”. Una zona di passaggio, viva, pulsante – eppure incapace di offrire una risposta a chi ha perso tutto.
Nella foto, scattata in pieno centro, si vede un uomo disteso su una panca di legno, i piedi ben piantati fuori bordo, una birra in mano e lo sguardo annebbiato. Accanto a lui un altro uomo, forse un conoscente, forse solo un passante incuriosito. La scena, benché ordinaria nella sua quotidiana crudezza, solleva interrogativi che troppo spesso vengono elusi: quanti senzatetto vivono oggi a Fiume? Quanti dormono sulle panchine, sotto i portici, negli androni dei palazzi? E soprattutto: che cosa stiamo facendo per loro?
Le cronache cittadine parlano da anni di un problema sommerso, ma evidente agli occhi di chiunque attraversi il centro nelle ore notturne, ma anche nel tardo pomeriggio o nelle mattine d’estate. I servizi sociali intervengono laddove possono, e alcune associazioni di volontariato tentano di colmare le lacune con pasti caldi, coperte e parole di conforto. Ma non basta.
Mancano posti letto, spazi di accoglienza, soluzioni strutturali. Manca una strategia urbana che consideri i senzatetto non un elemento di disturbo da rimuovere, ma persone da reinserire. La crisi abitativa, unita a fragilità psicologiche e dipendenze, continua a produrre marginalità visibili. Come questa, immortalata in uno dei punti più rappresentativi della città.
Dormire in strada non è mai una scelta. È la conseguenza estrema dell’indifferenza collettiva. E quando diventa la normalità, forse è la città intera ad avere bisogno di svegliarsi.
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