Casa Turca, «Fu l’amore a costruirla»

Presentata la seconda edizione (ampliata) della monografia dedicata a uno dei palazzi più significativi di Fiume dal punto di vista storico e architettonico

0
Casa Turca, «Fu l’amore a costruirla»
Foto RONI BRMALJ

La Casa Turca di Fiume torna a far parlare di sé attraverso una nuova edizione della monografia a essa dedicata, che aggiorna e amplia un lavoro pubblicato per la prima volta diciotto anni fa. Nell’Aula consiliare in Corso è stato presentato il volume “Casa Turca a Fiume” (titolo originale: “Turska kuća u Rijeci”), edito dalla locale Società croato-turca, che propone nuove ricerche scientifiche, un inquadramento storico e sociale più articolato e letture contemporanee di uno degli edifici più suggestivi e simbolicamente densi del patrimonio architettonico del capoluogo quarnerino.

Alla presentazione hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni cittadine e regionali. In rappresentanza della Regione erano presenti il vicepresidente Robert Matić e la capodipartimento per gli Affari del presidente di Regione e dell’Assemblea regionale, Ermina Duraj. Nel suo intervento, Matić ha definito la Casa Turca “una delle più belle costruzioni di Fiume, testimone del tempo, custode di storie e simbolo della convivenza di culture diverse, che hanno plasmato la nostra città”, sottolineando come, in un’epoca in cui il valore della coesione viene spesso dimenticato, questo edificio ricordi quanto la multiculturalità sia una risorsa capace di unire. La monografia, ha aggiunto, invita a leggere l’architettura come un filo che collega generazioni diverse e mostra come tradizioni differenti abbiano arricchito la vita quotidiana della comunità. Ringraziando autori e curatori, Matić ha ribadito che la tutela di un patrimonio che testimonia una storia complessa e stratificata è di importanza vitale per il futuro della Regione.
Anche la sindaca Iva Rinčić, ha insistito sul valore simbolico dell’edificio. “La Casa Turca testimonia un’identità fiumana nata da una storia turbolenta e da continui cambiamenti, ma anche quella multiculturalità per cui Fiume è riconoscibile ben oltre i confini della Croazia”, ha affermato, definendo l’edificio un segno tangibile di una città capace di integrare le differenze nel proprio spazio urbano e sociale. Rinčić ha ricordato l’importanza di preservare la Casa Turca non solo per le generazioni future, ma anche per i visitatori sempre più numerosi che scoprono una Fiume fatta di connessioni internazionali e di una complessità culturale che sfugge alle narrazioni semplificate.

Un luogo di incontro tra culture
Del volume hanno parlato anche la curatrice e ideatrice di entrambe le edizioni, Esma Halepović Đečević, gli autori dei singoli capitoli e i recensori. Nel suo intervento introduttivo, il presidente della Società croato-turca di Fiume, Saša Ostojić, ha definito la Casa Turca “un luogo di incontro tra culture” e una componente essenziale dell’identità cittadina. Rievocando la storia personale che sta all’origine dell’edificio, ha ricordato l’amore tra la fiumana Antonija Bartolich Gelletich e il diplomatico ottomano Nikolaj Nikolaki Efendi de Nikolaides, individuando nella parola araba “mashallah”, incisa sulla facciata, il simbolo più eloquente di quell’intreccio di destini, lingue e mondi.
La Casa Turca, nota anche semplicemente come Casa Turca, si trova all’incrocio tra via Verdi e via Vatroslav Lisinski, a pochi passi dal Mercato cittadino e dal Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc”. L’edificio risale al periodo della monarchia austro-ungarica ed è una rara sintesi di storicismo, secessione e stile neomoresco, arricchita da un apparato decorativo di chiara ispirazione orientale. Archi sopra finestre, porte-finestre e abbaini, motivi vegetali e geometrici, figure umane e un complesso sistema di iscrizioni in lingua araba, realizzate in diverse varianti calligrafiche, definiscono una facciata unica nel panorama europeo. I testi, circondati da ornamenti floreali, sono collocati nei timpani a cupola e a ferro di cavallo e in riquadri immediatamente sotto la linea del tetto.
La casa appartenne a Nikolaj Nikolaides, diplomatico e rappresentante commerciale dell’Impero ottomano, console a Fiume dal 1898. Nel 1891 aveva sposato la benestante vedova fiumana Antonija Bartolich Gelletich, di ventidue anni più anziana, che finanziò la ricostruzione della preesistente dimora familiare. Non è possibile stabilire con precisione quanto la stessa abbia inciso sulle scelte stilistiche finali, ma resta il dato storico di un edificio progettato da un cristiano al servizio diplomatico dell’Impero ottomano e da sua moglie fiumana, nel quale convivono armonicamente elementi dell’architettura arabo-andalusa, formule religiose islamiche in arabo, il nome del committente e il segno del sultano, accanto a elementi figurativi atipici per l’arte decorativa islamica, come le figure maschili e femminili affrescate. Tra queste spicca il moretto, citazione diretta della tradizione iconografica locale.

Tre sezioni tematiche
Il nuovo volume si arricchisce di tre sezioni tematiche dedicate ai rapporti politici ed economici tra il Litorale croato e l’Impero ottomano, alle vicende proprietarie e alla tutela conservativa dell’edificio, e a una rilettura contemporanea della simbologia della decorazione di facciata. Di particolare rilievo resta il capitolo dedicato alle iscrizioni arabe, tutte trascritte, tradotte e interpretate con rigore scientifico. Nel loro insieme, architettura e testi costituiscono una fonte preziosa per la ricerca storico-artistica e culturale, capace di restituire il gusto, l’esperienza e l’orizzonte culturale del proprietario meglio di qualsiasi documento scritto.
La presentazione del libro è stata arricchita da un intervento musicale del maestro Igor Vlajnić, che è anche vicepresidente della Società croato-turca di Fiume. Secondo gli organizzatori, la nuova edizione della monografia rappresenta anche un incentivo concreto a proseguire nel percorso di tutela della Casa Turca come bene culturale di rilevanza nazionale. È inoltre prevista la traduzione del volume in lingua turca, ulteriore segno di un dialogo culturale che a Fiume, da oltre un secolo, trova una delle sue espressioni più emblematiche.
Concludiamo riportando le parole del presidente della Società croato-turca di Fiume, Saša Ostojić, il quale ha indicato la Casa Turca come un “luogo d’incontro tra culture” e una parte importante dell’identità fiumana. In un’ispirata ricostruzione storica della storia d’amore tra la fiumana Antonija Bartolich Gelletich Nicolaides e l’allora console turco Nikolaj Nikolaki Efendi de Nikolaides, costruttore di questa casa, ha scelto come simbolo di questi incontri la parola turca incisa sull’edificio, “mashallah”, spiegando come le città siano fatte di case, che non avrebbero senso di esistere senza le persone che vi abitano insieme per amore le une verso le altre. “L’amore è la più grande forza dell’universo ed è l’amore che ha costruito questa casa”, ha affermato Ostojić.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display