Sono Luka e Mia i nomi più gettonati nel corso del 2017 a livello nazionale. In base ai dati forniti dal Ministero dell’Amministrazione, i neogenitori hanno scelto rispettivamente 961 e 718 volte questi nomi per i loro neonati. Seguono poi David e Ivan per i maschietti e Lucija e Sara per le femminucce. Anche se sono nomi che vengono dati dai genitori, e come tali andrebbero rispettati, sono tante le persone che per diverse ragioni decidono di cambiarlo nel corso della loro vita. Il motivo? In base alla nuova legge sui dati personali in vigore dal 3 novembre 2012, questo rimane sconosciuto, dal momento che il diretto interessato non ha l’obbligo di spiegarlo. “In base a questa legge, ognuno ha il diritto di cambiare il proprio nome e cognome tutte le volte che vuole – spiega Željka Dukić Srdoč, responsabile del reparto per i dati personali dell’anagrafe di Fiume –. Ci sono persone che decidono di cambiare solo il nome, solo il cognome oppure entrambi. Noi però non possiamo chiedere il motivo. L’unico documento richiesto è quello che conferma che contro la persona non sia in corso una causa penale. Una volta, in base alla legge, la persona poteva cambiare il nome ogni cinque anni e non prima. Il nome inoltre poteva avere solo due parole, ovvero nome e cognome. Oggi invece non esistono limiti. Infatti, abbiamo avuto un caso in cui la persona aveva fatto richiesta di cambiamento e il nome finale era composto da venti parole, ovvero 20 cognomi diversi. Sembra assurdo, però è possibile”.
Che cosa succede nel caso in cui la persona decida di prendere il nome e cognome di un personaggio pubblico, di un presidente ad esempio?
“La legge non vieta di usare nomi di persone pubbliche, a meno che questo cambiamento non venga fatto per offendere qualcuno o per mettere a repentaglio la moralità pubblica. Non sono sicura di come verrebbe accolta la richiesta di avere ad esempio il nome del Presidente della Repubblica. Reputo comunque che la legge sia un po’ troppo liberale in questo campo in quanto abbiamo avuto dei casi in cui negli ultimi anni alcune persone hanno cambiato il nome più di sette volte. In un’occasione ci è stata inoltrata la richiesta, che poi non è stata realizzata, di una donna che voleva cambiare il nome in Extra Nada Jadranka Kosor. Per motivi sconosciuti la richiesta non è stata ufficializzata e quindi il cambiamento non è stato attuato“.
Ci sono stati altri casi… particolari dei quali poi i diretti interessati si sono in seguito pentiti?
“C’è stato un uomo che per scommessa aveva deciso di cambiare il nome in Mujo. In base alla vecchia legge il nome poteva venir cambiato dopo 5 anni e quindi ha dovuto… sopportarlo per tutto questo tempo”.
Per chi volesse cambiare nome, qual è la documentazione richiesta?
“Basta la carta d’identità. Come già detto, abbiamo bisogno della conferma del Tribunale che non ci sia alcuna causa penale in corso nei confronti della persona. Quindi si paga una tassa di 35 kune e dopo tre settimane si può ottenere il nuovo nome con il quale in seguito si devono rifare tutti i documenti. Una volta ottenuti, da quel momento in poi è valido soltanto il nuovo nome. Al momento della richiesta noi possiamo subito vedere nei nostri dati se la persona è sposata o meno, se ha dei figli e via dicendo. Quindi abbiamo tutti i dati relativi all’anagrafe”.
In caso di minorenni?
“In quel caso dobbiamo avere il permesso di entrambi i genitori e visto che non c’è bisogno di avere la conferma del Tribunale, il cambiamento avviene entro pochi giorni. Nel caso in cui uno dei genitori non fosse d’accordo, la questione passa al Centro per la previdenza sociale. Se il minorenne ha più di 10 anni deve essere anche lui d’accordo con il cambiamento”.
Quante sono annualmente le richieste di cambiamento del nome?
“Abbiamo circa 250 richieste a livello di Fiume e dintorni. Nella maggior parte dei casi si tratta del cambio del cognome dopo una separazione, e quindi sono per lo più le donne a richiederlo. Nel periodo dopo la Guerra patriottica il numero era sensibilmente maggiore. Per quanto riguarda il cambio del nome dopo la separazione, o dopo la morte del coniuge, gli interessati possono farlo entro un anno consegnando una semplice dichiarazione agli uffici dell’anagrafe. Una volta trascorso l’anno dovranno invece fare la richiesta ufficiale”.
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