Bologna antifascista a Fiume, è questo il titolo dell’incontro che è andato in scena nella serata di giovedì nel “salotto” di via Ciotta, ovvero nel book caffè “Dnevni boravak”. Il titolo lascia poco spazio all’immaginazione: il tema principale era l’antifascismo. Nel concreto però si è parlato di tantissime espressioni diverse di azioni e pensieri che possono venir giudicate da una parte come politica, dall’altra come cultura.
A spiegarlo sono stati Jadel Andreetto e Mariana Eugenia Califano, attivisti antifascisti, e Kevin Kenjar, professore di antropologia alla Facoltà di Filosofia di Fiume, i quali hanno raccontato agli ospiti le esperienze vissute a Bologna e come queste siano di grande attualità.
Al giorno d’oggi, però, l’antifascismo è un concetto che non coincide più con la resistenza armata degli anni Trenta e Quaranta, ma con un insieme di valori, di memorie e di pratiche civili e culturali. Da un lato è la consapevolezza storica di ciò che sono stati il fascismo e il nazismo: regimi autoritari, violenti, persecutori, responsabili di guerre e stermini. Dall’altro è la difesa quotidiana dei principi che da quelle esperienze traumatiche sono scaturiti, cioè la centralità della democrazia, delle libertà individuali, della giustizia sociale e dell’uguaglianza davanti alla legge.
A Bologna, una delle azioni che stanno portando avanti è quella di rinominare simbolicamente vie, piazze, giardini e quant’altro. Uno dei primi passi è stato rappresentato dalla rinominazione di una via dedicata al colonialismo italiano in via Vinka Kitarović. “Si tratta di una ragazza croata che era stata catturata dai fascisti a Sebenico, perché in possesso di un elenco di studenti antifascisti. È stata trasportata a Bologna e rinchiusa in una casa assieme a ladre, prostitute e altre persone che a detta del regime avevano bisogno di essere rieducate. Durante i bombardamenti alleati su Bologna la casa fu colpita e Vinka riuscì a fuggire. Le fu offerto di tornare in Croazia, ma lei scelte di unirsi ai partigiani per combattere il fascismo”, ha raccontato Mariana Eugenia Califano, la quale ha aggiunto come sia stata scelta proprio lei anche perché tutte le strade che erano state rinominate a Bologna erano dedicate a partigiani maschi.
Andreetto ha spiegato come la stragrande maggioranza di queste operazioni avvengano grazie a un movimento che parte dal basso, senza il consenso delle autorità. “Abbiamo prodotto anche un vademecum del guerrigliero della resistenza. Per far capire alle persone come agire, ma anche quali sono le conseguenze delle loro azioni. Ad esempio, in occasione dei vent’anni della strage di Genova abbiamo apposto degli adesivi sulle targhe indicanti via Genova a Bologna, aggiungendo le scritte ‘2001’ e ‘mattanza di stato’. L’obiettivo è da un lato far conoscere i partigiani e la storia della resistenza, dall’altro far conoscere il male fatto dai vari regimi, che possono essere quello fascista, ma anche i novanta e passa anni di colonialismo italiano”, ha spiegato Andreetto.
Un’altra iniziativa portata avanti dal gruppo è stata la creazione di una mappa interattiva che fa vedere tutte le città italiane nelle quali Mussolini risulta come cittadino onorario. A detta di Andreetto, durante la guerra molti archivi sono stati distrutti o sono andati persi, pertanto varie città sono venute a sapere di questo attraverso la mappa, sono poi andate a indagare e hanno deciso di togliere la cittadinanza a Mussolini. “Bologna la rossa, però, ha deciso di non fare così, dicendo che questo gesto sarebbe stata cancel culture”, ha riferito Andreetto.
Ma quale è esattamente il collegamento con Fiume? Ebbene gli attivisti sono rimasti affascinati da “Fiume o morte”, hanno conosciuto il regista, Igor Bezinović, e sono stati da questi invitati in città per parlare di antifascismo.

Foto: RONI BRMALJ
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