Bimbi e salute mentale: un problema complesso

Con la psichiatra Sanja Katalinić sui disagi della pandemia

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Bimbi e salute mentale: un problema complesso
La conferenza in Villa Antonio. Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

La nostra salute mentale è a rischio. Lo affermano psicologi, psichiatri e medici di famiglia. I due anni caratterizzati dalla pandemia di Covid-19 hanno creato gravi disagi in particolar modo tra la popolazione più giovane. Che cosa fare, giunti a questo punto, per aiutare i tanti bambini e ragazzi che hanno dei problemi con sé stessi? A spiegarcelo è stata la psichiatra Sanja Katalinić, a margine di una conferenza che ha tenuto in Villa Antonio ad Abbazia. La sua relazione intitolata “La salute mentale dei bambini e dei giovani della Liburnia”, ha chiarito molti aspetti di nuova data. “Negli ultimi due anni lavoro presso il consultorio di Abbazia e mi occupo per l’appunto della salute mentale dei più giovani. La mia idea è nata dopo il lockdown. Ci siamo resi conto che le lezioni da remoto hanno causato parecchi disagi, in particolar modo al momento del rientro degli alunni in classe. I bambini sono diventati più ansiosi, soffrono di insonnia, il livello di studio e la concentrazione sono calati, i risultati a scuola sono peggiorati, non praticano più alcun tipo di sport. Lo svago e il divertimento, per quanto riguarda gli adolescenti, si basa sul consumo di alcol e di sigarette. I genitori e gli insegnanti sono consapevoli di questo problema, e per tale motivo da psichiatra ho deciso di aiutare sia gli uni che gli altri a titolo gratuito. Ai bambini piace venire da me e parlare di quello che li opprime”, ha spiegato Sanja Katalinić.

I bimbi si rendono conto di avere un problema?
“Sì. Attraverso il gioco e il colloquio cerchiamo di risolverli. Avevo in cura una bambina di 9 anni che piangeva a ogni minimo problema, il che rappresentava un disagio anche per gli altri alunni e per la capoclasse. Abbiamo iniziato con i nostri incontri e ho notato che è molto creativa. Faceva dei disegni bellissimi. Le ho chiesto di disegnare che cosa vorrebbe diventare quando si sente male, e lei ha disegnato una bellissima farfalla. ‘Ogni volta che ti sentirai a disagio o avrai un problema, immagina di essere questa farfalla’, le avevo detto. In alcuni mesi abbiamo risolto il problema del pianto. Con i bambini si risolve prima che con gli adolescenti, in quanto spesso hanno dei veri disturbi e quadri clinici, soffrono di ansia o magari sono vittime di bullismo. Quest’ultimo problema è sempre più frequente, in particolar modo a livello di social media, seppure non manchi la violenza fisica tra coetanei. Di solito i ragazzi risolvono i loro screzi con un’azzuffata, mentre le ragazzine sono più perfide e la loro vittima viene presa di mira proprio tramite i social, dove magari vengono postate notizie false”.

Quanti bambini ha in cura al momento?
“Ce ne sono una ventina. Quelli più piccoli vengono a volte soltanto per un colloquio e di solito si risolve il tutto quasi subito. Con gli adolescenti serve, invece, un po’ più di tempo e sono loro che richiedono incontri più frequenti. Non mancano i ventenni con i quali lavoriamo in gruppo”.

Quest’anno scolastico è iniziato senza misure epidemiologiche e anche i dati sulla pandemia fanno sperare bene. Crede che questi problemi ora andranno in calando?
“Forse si presenteranno in un’altra veste, ma l’importante è capire da subito il problema e non fare finta di niente. Le scuole potrebbero essere degli ottimi alleati in quanto i ragazzi vi trascorrono la maggior parte delle loro giornate. Se il problema non viene scoperto in tempo, può portare a dei grossi disagi o addirittura al suicidio. Posso confermare che la colpa non è dei genitori, come spesso mi sento dire da chi non ha in casa degli adolescenti. Il passaparola tra i coetanei che vengono da me è pure molto importante, perché dà modo ai bambini di spiegare agli amici che con dei colloqui possono risolvere i loro problemi. Il feedback è sempre molto positivo è sono contenta del fatto che i ragazzi si rendano conto di avere un problema, molto più di qualche anno fa. Sono molto aperti e lo stigma è sempre meno presente. Se i casi sono più complessi, ricorriamo anche all’uso di medicinali. Raramente, però, c’è la necessità di farlo”.
All’evento in Villa Antonio, organizzato in collaborazione con la Società nostra infanzia di Abbazia, hanno preso parte la segretaria della Società, Sanja Škorić, la vicesindaco Kristina Đukić, il questore di Abbazia, Tomislav Milković, la rappresentante della Città, Zlata Torbarina, la consulente presso l’ufficio del difensore civico per i bambini, Ana Albrecht Čekada, il rappresentante dell’Istituto regionale di salute pubblica Anton Milohanić, e la vicedirettrice dell’Istituto Nataša Dragaš Zubalj.

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