«Assenti alla Santa Messa per San Vito, rimedieremo»

All’Assemblea dell’AFIM, nel Salone delle Feste di Palazzo Modello, si è accennato anche all’uso del toponimo Rijeka anziché Fiume, ripetutamente, da parte del nunzio apostolico Giorgio Lingua nell'ambito della funzione religiosa in lingua italiana tenutasi in occasione delle celebrazioni del patrono fiumano

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«Assenti alla Santa Messa per San Vito, rimedieremo»
Adriano Scabardi e Andor Brakus. Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Come avviene tutti gli anni, a metà giugno, è tornata a riunirsi l’assemblea dell’Associazione fiumani italiani nel mondo, presieduta questa volta da remoto dal rieletto presidente Franco Papetti. All’ordine del giorno c’era il bilancio dell’AFIM, peraltro reperibile sul sito dell’organizzazione, altre questioni di ordinaria amministrazione e quindi la proposta, accolta all’unanimità, di nominare Massimiliano Grohovaz nell’ufficio di presidenza dell’AFIM al posto di Melita Sciucca che si è dimessa dall’incarico per questioni personali.

L’AFIM assente in forma istituzionale
Spazio, quindi, alle varie. Ieri mattina, nella Cattedrale di San Vito è stata celebrata la Messa in italiano dal nunzio apostolico Giorgio Lingua. All’eucaristia non c’era, in forma istituzionale, un rappresentante dell’AFIM. Il presidente Papetti, come già detto, non si trovava a Fiume per questioni personali, mentre il vicepresidente Andor Brakus, come egli stesso ha spiegato, ha deciso di non presenziare per scelta. Non c’è stato un intervento da parte degli esuli e c’è chi se ne rammarica. Papetti ha comentato: “A prescindere dal proprio credo, finora non siamo mai mancati, ma rimedieremo l’anno prossimo”.
Nel corso del dibattito che si è venuto a sviluppare su questo tema, è stato precisato che vi fu un precedente, e noi come redazione ne siamo stati testimoni, quando tutti gli esuli giunti a Fiume per San Vito, proprio nel giorno della Messa in italiano, erano altrove, in gita in Istria. Giovanni Stelli, presidente della Società di studi fiumani, ha commentato che sarebbe intervenuto lui, se avesse ricevuto la delega. Alla fine, Papetti ha concluso, condividendo il pensiero di Stelli, che AFIM e Società di studi fiumani sono due associazioni con prerogative differenti, la prima con una funzione politica e l’altra con quella storica e culturale: “Pur avendo interessi diversi, vogliamo e dobbiamo collaborare. Anzi, dobbiamo aumentare gli scambi”. A questo punto, come ha proposto Papetti, è bene pensarci per l’anno prossimo. Osservazioni, poi, sempre in riferimento alla Messa in italiano durante la quale il nunzio apostolico ha ripetutamente detto, parlando in italiano, Rijeka e non Fiume, generando incredulità tra i connazionali presenti. Effettivamente, da parte di un italiano sarebbe lecito aspettarsi l’uso del toponimo italiano, soprattutto in un contesto dedicato ai fiumani italiani.

Dubbi sul premio
Ci sono punti di vista diversi anche su un’altra questione di cui, sempre ieri, si è discusso in serata. Sono stati sollevati dei dubbi sulla decisione di assegnare il premio intitolato a Michele Maylender a Igor Bezinović, regista del film “Fiume o morte!”. Diego Zandel ha rimproverato a Brakus di non aver partecipato a nome dell’AFIM a San Vito, ma poi anche sé stesso per aver votato, come tutti gli altri, per l’assegnazione del premio a Bezinović: “Avevo votato senza vedere il film, credendo in quanto mi era stato riferito. Mi sono basato sulla fiducia. Me lo sono visto privatamente. Mio giudizio personale è che sia, dal punto di vista cinematografico, geniale. Dal punto di vista storico, invece, si dà del fascista a D’Annunzio, a un poeta che era tutto tranne che fascista. Ci si riferisce a eventi del 1919 quando il fascismo non c’era”.
Il dibattito, inevitabilmente, non poteva fermarsi lì, ma si è riusciti a rinviarlo di qualche ora, dopo la proiezione della pellicola e prima della consegna del premio al regista fiumano.

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