“L’architettura è costruzione, abitare è voglia di progredire, e tutto questo avviene attraverso il modus operandi di noi architetti. Costruire è una grande responsabilità”. Nelle parole di Antonio Iraci sono racchiuse l’essenza e il ruolo della professione dell’architetto, figura fondamentale della società moderna, poiché è colui che progetta gli spazi della vita quotidiana: dagli appartamenti agli uffici, dalle scuole ai ristoranti.

In occasione della Giornata del Design Italiano nel Mondo – iniziativa promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) in collaborazione con il Ministero della Cultura, dedicata alla promozione nel mondo della cultura e dell’eccellenza del design italiano – Fiume ha ospitato una conferenza che ha visto protagonisti grandi firme dell’architettura italiana e croata. Nel pomeriggio di oggi, 13 marzo, l’Aula consiliare di Palazzo municipale ha fatto da cornice a “RE-DESIGN – Rigenerare spazi, oggetti, idee, relazioni”, evento organizzato dal Consolato Generale d’Italia a Fiume in collaborazione con la Città di Fiume, l’Unione Italiana e la Casa editrice EDIT.
L’incontro è stato curato dagli architetti siciliani Antonio Iraci e Nicholas Iraci di Iraci Architetti, studio affermato a livello internazionale con sedi a Catania, Milano e Tirana. Hanno partecipato anche gli architetti fiumani Gordan Resan (Gordan Resan Arhitekti Partneri), Marko Franković (MF Arhitekti) e Saša Randić (Randić i suradnici), che hanno portato il loro contributo e la loro esperienza nel contesto architettonico locale.

La conferenza è stata aperta dai saluti della console Generale d’Italia a Fiume Iva Palmieri che, ringraziando i partner dell’evento per aver contribuito alla sua realizzazione, ha ricordato come l’edizione di quest’anno dell’iniziativa promossa dal MAECI tratti “un tema particolarmente sensibile per questi nostri tempi moderni, che è quello della rigenerazione del design”.
In apertura ha preso la parola anche la consigliera comunale Ana Trošelj in rappresentanza della Città di Fiume. Tra i presenti, il presidente dell’Unione Italiana Maurizio Tremul e la direttrice dell’EDIT Christiana Babić.
Uscire dagli schemi tradizionali
Antonio e Nicholas Iraci hanno presentato una selezione di progetti realizzati dal loro studio aventi ad oggetto la rigenerazione di luoghi abbandonati e degradati, esponendone il processo caso per caso. In Sicilia, “Villa Bonajuto” e “Re-isolato” a Catania; “Renovation Building” ad Acireale; “A sfioro sul mare” a Gela; “Resort Etna” a Belpasso e “John&Lisa House” a Piedimonte Etneo, entrambi sulle pendici del vulcano; “Al centro” a Enna, nell’entroterra siciliano; “Grotta azzurra” sull’isola di Ustica; e il “Centro direzionale Regione siciliana” a Palermo. Tra i progetti all’estero, sono stati esposti quello del resort residenziale “Porto Lalzi” ad Hamallaj, in Albania; e “Villa d’autore” a Cannes, in Francia, nella quale in passato abitarono Charlie Chaplin e per un periodo anche Pablo Picasso. A proposito di architettura e rigenerazione, la Iraci Architetti ha vinto il terzo e il quarto premio al Concorso Scuola Futura, per i progetti di due edifici scolastici rispettivamente a Palma di Montechiaro e a Favara.

Per quanto riguarda il primo progetto, Antonio Iraci ha spiegato che per l’occasione hanno “pensato ad una scuola che uscisse dagli schemi tradizionali e giocato con l’architettura, creando delle aule che girassero a seconda dell’orientamento solare”, mentre per il secondo progetto hanno ideato un edificio che non dovesse essere “circoscritto e chiuso ma parte integrante di una socialità quotidiana”. Tra i progetti in corso, Antonio e Nicolas stanno lavorando alla rigenerazione di un traghetto che collega le diverse isole siciliane.
Ricostruzione e rinnovamento
Finita la presentazione, è stato il momento di un confronto con i colleghi fiumani. Come sottolineato da Randić, quanto esposto dagli architetti siciliani ha toccato “un punto molto importante, cioè la ricostruzione e il rinnovamento delle città. Al giorno d’oggi il focus va verso gli edifici vecchi e la loro rigenerazione, ponendoci davanti alla sfida di come imprimere un contributo senza cambiare il carattere con il quale l’architettura è nata”.
Un altro punto toccato è stato la continuità. Come ricordato da Antonio Iraci, “il tema della continuità è fondamentale. L’opera che si realizza, idealmente, non dovrebbe mai avere una fine. Non ci piace fare progetti effimeri, a noi piace l’architettura che abbia continuità, il nostro desiderio è vedere che quello che si progetta venga poi vissuto per il suo scopo originario”.
Dal canto suo, Randić ha affermato che il successo di un edificio dipende da “chi vi abita e vi lavora”, e ha portato gli esempi della Casa dell’Infanzia e della Biblioteca civica di Fiume. Secondo l’architetto, le due strutture costituiscono punti di ritrovo e incontro importanti in città proprio per la bravura delle persone che vi lavorano nel creare iniziative che attirino persone.

Il rapporto con il committente
Gli Iraci hanno quindi spiegato come si rapportano ai committenti. “Chiediamo sempre loro cosa vogliono e come si immaginano il loro stile di vita, che è diverso per ogni persona. Proprio sul modo di vivere si concentra la nostra ricerca in fase di progettazione. Il rapporto con il committente diventa un rapporto di estrema fiducia, che poi diventa un rapporto di amicizia. Spesso regaliamo ai nostri clienti una raccolta fotografica dell’opera durante il processo di realizzazione dell’intero progetto”, spiega Antonio.
Resan ha quindi posto ai due la seguente domanda: “Come riuscite a lavorare a Milano e in Albania, in contesti completamente diversi dal punto di vista legislativo, sociale e topografico rispetto alla Sicilia?”. “A parlare sono i disegni – ha asserito Nicholas –. Per i progetti all’estero, la comunicazione è sì importante, ma alla fine è il progetto che parla”. Numerose sono state anche le domande da parte del pubblico, che hanno dato vita a un prezioso momento di confronto e di dibattito, dai toni talvolta vivaci.
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