ANGOLI CITTADINI Villa Bilitz Wickenburg Spilimbergo: la signorile abitazione del conte tirchio

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ANGOLI CITTADINI Villa Bilitz Wickenburg Spilimbergo: la signorile abitazione del conte tirchio
La villa come si presenta oggi. Foto: RONI BRMALJ

Nel 1902, in una della vie residenziali piu ricercate, nelle immediate vicinanze del centro città, ma sufficientermente lontana dal trambusto cittadino e con vista panoramica, l’architetto Giovanni Rubinich, che in quell’anno fece costruire l’annesso alla Scuola cittadina femminile “Emma Brentari”, cioè il suo corpo orientale (della quale abbiamo raccontato nello scorso appuntamento), come pure le case Schnorr (1902), Prodam (1903), Superina (1904) e Giordani (1904), ha progettato l’elegante villa per il conte Stefano Wickenburg, non particolarmente amato dai fiumani.

Il conte Wickenburg
A detta del foglio “Fiume”, pubblicato per i tipi della Società di studi fiumani (1926), egli era “un degno rappresentante alle rive del Carnaro dei governi di Carlo Khuen-Hédervàry e di Stefano Tisza, reazionari ambidue e instauratori in Ungheria dei sistemi onde l’Austria aveva deliziato e deliziava i suoi sudditi. Il conte Wickenburg non era più giovane (aveva varcato la cinquantina) né era nuovo ai fiumani quando, nel 1910, era stato innalzato alla dignità di governatore. Egli dimorava già da venticinque anni a Fiume, dove era entrato come praticante negli uffici del governatorato, vi aveva percorso tutti i gradi della gerarchia burocratica; né troppo rapidamente. La sua fortuna la dovette al matrimonio con la contessa Sofia Piichler-Limpurg, amica e compagna di collegio della contessa Chotek, moglie dell’ arciduca Francesco Ferdinando. Il Wickenburg non era stato mai un genio, egli era un uomo mediocre, uno di quei tanti funzionari-macchine, privi di una propria personalità, come ce ne son tanti da quando esiste la burocrazia, né aveva mai fatto sospettare di essere arso da eccessiva ambizione. Ambiziosissima invece era la moglie, donna imperiosa ed energica, la quale, mediante le sue potenti relazioni, riuscì a farlo nominare all’ alto ufficio che, a quanto sosteneva la pubblica fama, fu retto piuttosto da lei che da lui. Egli non godeva di una grande considerazione in città. I governatori che lo avevano preceduto, ricchi magnati, quasi tutti, e appartenenti alle prime famiglie dell’Ungheria, amavano circondarsi di un fasto da gran signori, anche perché eran chiamati a rappresentare il loro paese nella città che aveva i più frequenti contatti con l’estero (non passava anno che una qualche squadra, o inglese o americana o russa o tedesca o giapponese, non visitasse il porto dell’Ungheria). Il Wickenburg invece, rampollo di una nobile famiglia decaduta, vissuto sempre in ristrettezze, di cui tutti rammentavano le condizioni poco floride di modesto impiegato di prefettura, piuttosto tirchio, prima per necessità, poi per abitudine, era troppo diverso, almeno da questo lato, dai suoi predecessori. Né questo sarebbe stato un gran male, se avesse saputo supplirvi con qualche altra virtù. In quella vece egli si mostrò gretto e meschino, spesso privo di tatto e vendicativo, al che deve aver certo contribuito la poca considerazione di cui era oggetto”.

La villa
Appoggiandolo alla parte settentrionale di via della Salute (oggi via Laginja), su un altipiano sovrastante la via principale, Rubinich fece innalzare un edficio monumentale. Si tratta di una villa a un piano, con due corpus di altezze diverse, dei quali il più alto è coperto da un tetto inclinato con un’ampia pensilina, tratto caratteristico dell’edilizia in stile storicistico. L’ architetto realizzò la facciata del pianterreno a bugnato (paramento architettonico esterno costituito da bugne, ovvero conci sporgenti lavorati, usato nell’architettura romana e medievale e, in particolar modo, nelle facciate dei palazzi rinascimentali), separandola mediante una trave semplice da quella liscia del primo piano, dove pianificò delle finestre ad arco (monofore e bifore). Progettando vasti spazi interni su entrambi i piani, a loro volta collegati da scale interne “a L”, garantendo la comunicazione con l’ambiente esterno mediante balconi, ampie finestre e due uscite sul cortile, nonché soddisfando gli standard contemporanei relativi all’arredamento interno, Rubinich riuscì a realizzare un progetto di qualità, degno del titolo nobiliare del committente. Nel corso della costruzione, come avveniva spesso in quella fase, vennero apportate alcune modificazioni rispetto al progetto originale: furono diminuite le dimensioni di alcune finestre, mentre l’entrata principale fu spostata dalla facciata occidentale a quella settentrionale. In tale contesto, nel 1906, il rinomato ingegnere Venceslao Celigoi realizzò un progetto per la collocazione di una finestra sporgente al livello del primo piarno, e nel 1910 pure il piano per l’aggiunta del secondo livello comprendente la camera da letto, il soggiorno, lo studio e una terrazza coperta semichiusa. Nonostante le modifiche effettuate, riuscì a mantenere i due corpi di altezza diversa, a loro volta modernizzati mediante superfici di vetro.

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