All’inizio di quest’anno, a febbraio per la precisione, qualcosa si è finalmente mosso per rivitalizzare un’area storica che da tempo giace nell’oblio: quella dell’ex Silurificio di Fiume, simbolo ormai spento di un’industria che un tempo rappresentava l’orgoglio della città. La struttura, gestita dall’Autorità portuale del capoluogo quarnerino, sembra avviarsi verso una nuova vita grazie a una serie di iniziative e a un progetto recentemente presentato dal direttore Denis Vukorepa, che – se andrà in porto – mirerà a salvaguardare il complesso da un ulteriore degrado. L’obiettivo è creare un Centro informativo interattivo, capace di raccontare la storia dei siluri e della loro produzione attraverso installazioni educative e ludiche.
Ci siamo recati sul posto per capire meglio la situazione e immaginare la nuova struttura: un museo all’avanguardia che possa raccontare non soltanto la storia della Fabbrica dei silurio – in passato uno dei fiori all’occhiello dell’industria fiumana –, ma anche quella più ampia della città. È un’idea entusiasmante e speriamo che non svanisca come il più bello dei sogni, ma che la storia del siluro trovi finalmente il suo meritato spazio in un’istituzione a esso dedicata.
Il progetto, sviluppato in collaborazione con uno studio con sede a Fiume, prevede non soltanto la messa in sicurezza e la ristrutturazione della rampa di lancio – ormai in condizioni deplorevoli, monca del tetto in legno, crollato da solo tempo fa –, ma anche la riqualificazione dell’intera area circostante, con la creazione di un percorso pedonale, l’installazione di pannelli informativi e l’eventuale apertura di un Museo dedicato ai siluri in quella che oggi è una Zona industriale in gran parte dismessa. Stiamo parlando ovviamente dell’odierna via Milutin Barač. Abbiamo chiesto ad alcuni dei protagonisti coinvolti quali siano gli sviluppi e a che punto si trovi questo importante progetto.
Il primo a rispondere è stato lo stesso Denis Vukorepa, che ci ha detto: “Stiamo preparando il progetto di massima dopo di che sarà necessario ottenere il permesso di costruire, e la realizzazione del progetto rappresenterà il passo successivo. Stimiamo che entro la fine dell’anno si potrà raccogliere tutta la documentazione necessaria, in modo da avviare i lavori nel 2026. Siamo ottimisti e confidiamo che i lavori possano concludersi nello stesso anno. I fondi per la realizzazione sono previsti nel Bilancio cittadino per il 2026. Noi, come Autorità portuale, siamo beneficiari di questi fondi e li destineremo alla concretizzazione del progetto. Attualmente stiamo attendendo l’elaborazione del progetto di massima, che è curato dallo studio architettonico partner”.
Dopo aver parlato con il direttore della Port authority, abbiamo interpellato lo studio impegnato nella stesura del progetto di massima. In seno allo stesso ci è venuta incontro Mirna Štimac, già coinvolta nella ristrutturazione, la quale ha commentato: “Non posso dire con certezza quando inizieranno i lavori. È ancora in corso l’attesa per il permesso nel sistema eDozvola e si stanno risolvendo alcune questioni minori. L’intervento, da un punto di vista architettonico, è complesso a causa della conformazione del sito e delle condizioni naturali. Soprattutto per la vicinanza immediata del mare. Comunque, il progetto è molto interessante: Fiume ha bisogno di qualcosa di simile e i cittadini avranno l’opportunità di scoprire aspetti della storia della loro città, di cui forse non sapevano nulla finora”.

Foto: Ivor Hreljanović
Una storia di cui si tornerà a scrivere
Abbiamo tentato di contattare anche l’Ufficio per il restauro e la conservazione dei beni culturali di Fiume, anch’esso coinvolto in questo processo, ma a causa della complessa procedura, per la quale la richiesta scritta deve prima venire inviata a Zagabria per ottenere l’approvazione di rivolgersi ai media, e considerando che sarebbe autorizzato a formularla potrebbe essere in ferie in questo periodo estivo, ci è sembrato un procedimento alquanto macchinoso, cosicché abbiamo rinunciato, ripromettendoci di tornare sul discorso e ottenere una dichiarazione anche dai conservatori.
La rampa di lancio è parte inscindibile e forse la più importante del complesso dell’ex Silurificio in sé, che negli anni ‘30 del secolo scorso costruiva siluri per necessità a livello globale. Tuttavia, non è la prima struttura di questo tipo in zona: già nel XIX secolo, a pochi metri di distanza, esistevano due rampe di lancio, che testimoniano la lunga tradizione tecnica di Fiume nella difesa navale. Con il tempo, il progresso tecnologico rese obsolete le strutture originarie in legno, sostituite poi dalla più robusta costruzione in cemento armato, che ancora oggi si erge come testimone dell’ingegno tecnico della città in un’epoca di rapido sviluppo industriale. La storia del Silurificio, com’è noto – ma non nuoce ripeterlo ancora una volta – è strettamente legata a Giovanni Luppis, ufficiale della marina austriaca e inventore, che negli anni ‘60 dell’‘800 concepì un’arma difensiva per proteggere la costa dai nemici: il cosiddetto “salvatore della costa”. Nonostante le difficoltà iniziali dovute alla mancanza di conoscenze tecniche, la svolta arrivò con Robert Whitehead, ingegnere e direttore dello “Stabilimento tecnico fiumano”, che nel 1866 sviluppò il primo prototipo di siluro. Da allora, la fabbrica di Fiume divenne la prima al mondo nella produzione di siluri, esportando in tutto il globo e segnando un’epoca d’oro per l’industria locale. La rampa di lancio degli anni ‘30 non serviva solo a simulare il lancio di siluri dalle navi, ma ospitava anche strutture per testare il lancio da aerei, rendendola unica nel suo genere. Dopo la chiusura della produzione nel 1966, l’area cadde in disuso, e con essa la memoria di un passato industriale di grande prestigio.
Parlando con i suddetti interlocutori, abbiamo constatato che finalmente, dopo anni di discussioni e proposte, si sta concretizzando una visione condivisa da più enti e istituzioni, con l’obiettivo di restituire a Fiume un patrimonio storico e industriale di valore internazionale. Il percorso è ancora lungo, ma la direzione è chiara: l’ex Silurificio fiumano, testimone della creatività e dell’ingegno della città, è destinato a tornare a vivere, questa volta come attrazione culturale e simbolo di rinascita urbana.
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