Fiume. Allarme Mercati cittadini: la crisi detta le chiusure

Sconforto, preoccupazione, bancarelle vuote, serrande abbassate, box chiusi. È questo lo scenario che interessa attualmente sia la struttura centrale, che quella in Braida

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Fiume. Allarme Mercati cittadini: la crisi detta le chiusure
Il primo piano del padiglione del Mercato in Braida si presenta da tempo desolatamente vuoto. Foto: GORAN ŽIKOVIĆ

Sconforto, preoccupazione, bancherelle vuote, serrande abbassate, una ventina di box chiusi nei due padiglioni dei Mercati cittadini e clientela in diminuzione. È questo ciò che osserviamo, percependo altresì una generalizzata impressione di decadenza e desolazione, nel costeggiare a piedi i due edifici gemelli e quello della Pescheria, una volta parti attivissime della storia di Fiume. Mentre al pianterrerno di entrambi i padiglioni, grazie ai vari negozietti di latticini, miele, vino e pane, la situazione è pur sempre sostenibile, il primo piano del primo, in cui fino a qualche anno fa si potevano acquistare prodotti locali e casarecci, quali le uova, il pollame e il formaggio, si presenta spettrale. Leggermente migliore quella del secondo padiglione, nel quale la fanno da padrone le macellerie. Un complesso, che sta evidentemente cambiando volto, colpito dalla crisi, dagli affitti troppo alti, dall’imminente introduzione dell’euro e dalla crescita dei grandi supermercati a poca distanza e nel circondario di Fiume. Il Mercato centrale, a quanto sembra, lancia un grido d’allarme. Parlare con chi vi lavora non è semplice: rifiutano le foto e da loro riusciamo a raccogliere quasi esclusivamente sussurri di rassegnazione e una mascherata rabbia. Il leitmotiv è grossomodo “non desidero avere problemi”. Come mai tanto avvilimento e riluttanza?

La voce dei venditori
“La crisi si sta facendo sentire di brutto. Da fine agosto, quando i turisti se ne sono andati, la situazione sta degenerando. Mio figlio ed io viviamo della vendita dei nostri ortaggi e, purtroppo, data la drastica diminuzione della stessa, stiamo cominciando a preoccuparci seriamente sul da farsi. La mattina, grazie alla nostra clientela abituale, in qualche modo, ce la caviamo, ma ogni giorno è peggio. Riusciamo a malapena a coprire le spese relative all’affitto del banco. Il nostro mercato sta morendo”, osserva Hamida la quale, nonostante il fatto che nessuna delle cose che ha da dire sia positiva, per il momento ha deciso di non demordere. A qualche metro di distanza, subito di fronte al palazzo della Pescheria, una signora sulla settantina, appollaiata su una seggiola di fianco a una pila di cassette di mele, ci dice sospirando: “Non saprei che dire. Come vedete non c’è nessuno”, ma ci offre un frutto, aprendosi in uno stanco sorriso. Željko invece, uno dei più apprezzati macellai del Mercato centrale, non si dà pace e sbuffa: “Sono molto preoccupato. Nell’arco di due mesi se ne sono andati tre dei miei colleghi e, quindi, al momento sono otto le macellerie che finora hanno chiuso i battenti. A essere sincero un pensierino a tal riguardo lo sto facendo anch’io… La grande distribuzione e i supermercati si stanno allargando e, anche se la qualità del settore macelleria presso gli stessi è decisamente diversa e, spesso, discutibile, le persone si stanno orientando lì. Oltre a fare la spesa, vi possono trovare vari altri servizi, quali quelli postali, i cambio valute, le fiorerie, le caffetterie o addirittura i centri estetici, senza problemi di parcheggio. Quest’ultimo, per quanto riguarda il centro, è ormai diventato un problema molto grosso. Per non parlare, poi, dell’aumento dei prezzi dei biglietti per gli autobus, che ha fatto sì che anche i pensionati, che fino a circa un anno fa rappresentavano la mia clientela fissa, non vengono più. Non so come si potrebbe risollevare la situazione ma, a mio avviso, sembra esserci ormai ben poco da fare per venirne fuori. Siamo stanchi”, ha concluso.

Lo sconforto dei venditori è palpabile anche ai Mercati centrali.
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Uno spazio dimenticato
Ancora più demoralizzante, l’aria che si respira ai Mercati in Braida. Nonostante i ripetuti bandi di concorso per l’affitto dei vani nei padiglioni e delle bancarelle esterne la struttura continua a essere deserta. Ormai sono in funzione soltanto quattro bancarelle, affittate da venditrici che non demordono e che ormai da decenni giungono in questo Mercato per offrire frutta e verdura. La clientela non manca, anzi, qualche volta bisogna fare la fila, a dimostrazione che l’interesse c’è. Braida è un rione ampio e il Mercato in questa zona ha funzionato bene, quasi alla pari con quello centrale. I primi cenni di crisi si sono verificati con l’entrata in vigore della fiscalizzazione, una decina d’anni fa, quando il numero dei rivenditori sulle bancherelle all’esterno si è ridotto visibilmente. Subito dopo si è aggravata con la proliferazione dei grandi centri commerciali e a piano a piano i commercianti hanno deciso di chiudere bottega. Da allora la situazione è peggiorata ulteriormente. Attualmente il pianterreno e il primo piano del padiglione sono vuoti, eccezion fatta per un macellaio che continua a svolgere la sua attività e non intende trasferirsi.
Ne è consapevole la Città, che per il Mercato di Braida nutre ambiziosi progetti, ma a lungo termine. Infatti, l’intento è di farlo diventare il centro di attività culturali e manifestazioni varie, anche di carattere gastronomico, una specie di naturale ampliamento del centro cittadino. L’idea è di trasferire determinate manifestazioni in questa zona, contribuendo alla sua rivitalizzazione, incluso il Mercato. Si tratta di un progetto ambizioso per il quale ci vuole del tempo, ma soprattutto bisogna assicurare i finanziamenti. L’idea è di offrire spazio pure ai produttori agricoli della Regione, dando loro modo di mettere in vendita i loro prodotti.
Da qualche anno a questa parte, il mercato di Braida si anima soltanto la domenica, quando vi si svolge il mercatino delle pulci, diventato un punto di riferimento per chi vende e chi compra oggetti usati, pezzi d’antiquariato, merce quasi sempre di poco valore tra cui l’occhio esperto può individuare dei gioielli.
La speranza è comunque che questo piccolo gioiello, che fa parte della storia della Città, venga rivitalizzato, anche considerata la vicinanza del Quartiere artistico Benčić e degli investimenti di ristrutturazione che interessano la zona.

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