Alice ed Elvira: A Fiume l’italiano non è un problema

A colloquio con le volontarie ARCI distaccate all’Unione Italiana

Alice Pennone e Elvira Cafaro. Foto Željko Jerneić

I volontari dell’Arci Servizio Civile sono finalmente giunti in Croazia e Slovenia per lavorare al progetto di collaborazione denominato Culture senza confini. Il progetto era partito il 15 gennaio, con i volontari di quest’anno: Alice Pennone, Elvira Cafaro, Silvia Bisconti e Piero Graziano, che erano giunti a Trieste per lavorare alla prima fase del progetto, che prevedeva un graduale inserimento nelle dinamiche dell’Arci Servizio Civile. Dopo due mesi sarebbero dovuti partire alla volta di Fiume e Capodistria, per lavorare nei rispettivi uffici dell’Unione Italiana, ma l’emergenza causata dal Covid-19 aveva bloccato momentaneamente l’iniziativa. Con l’inizio di luglio, però, i primi due volontari sono arrivati a Fiume e così siamo andati a conoscerli per capire le loro prime impressioni sul mondo della CNI e pure sulla città che li ospiterà fino alla fine del 2020.
Le aspettative
La prima cosa che ci hanno raccontato è come mai hanno deciso di aderire a un progetto di questo tipo e se quello che stanno facendo rispecchia le loro aspettative. “Avevo voglia di fare un’esperienza all’estero, per conoscere altre culture e altri modi di vivere. Questo progetto m’interessava in modo particolare per i compiti che erano previsti, con la mia laurea in Scienze politiche che era bene o male attinente alle competenze che erano richieste”, ci ha raccontato Elvira Cafaro, 25 anni, originaria di Napoli. “Nel primo periodo l’esperienza non è stata entusiasmante, perché lavorando da remoto potevamo fare solo poche cose, ma ora che siamo arrivate qui il lavoro corrisponde a quello che avevamo intuito dal bando. Siamo state coinvolte e integrate sin dal primo momento, la partecipazione è stata massima e anche l’accoglienza. Ci hanno fatto subito sentire parte della realtà e questo ci fa molto piacere”, ha affermato Elvira Cafaro.
Anche Alice Pennone, triestina di 21 anni che frequenta il terzo anno del Corso di laurea in Discipline dell’audiovisivo, dei media e spettacolo, ci ha raccontato di un’esperienza simile, con il primo periodo partito a rilento causa Covid-19 e l’ottima prima impressione che le hanno fatto Fiume e la realtà della CNI. “Il nostro progetto di collaborazione è strettamente legato al territorio, quindi lavorarci da casa non rende l’idea. Nel primo periodo abbiamo contattato tutte le CI, con l’obiettivo di aggiornare i dati del sito dell’UI, ma da quando siamo qui ci occupiamo di molte questioni aggiuntive ed è tutto più interessante”, ci racconta Alice Pennone, che ha visto l’UI come un’istituzione molto strutturata, che bisognava capire nei suoi meccanismi prima di poterci lavorare. In questo periodo, concretamente, le due volontarie distaccate a Fiume stanno seguendo i concorsi Istria Nobilissima e Voci nostre.
Natura selvaggia
Un altro tema che abbiamo affrontato nella nostra chiacchierata è quello della lingua. Entrambe le ragazze, infatti, non parlano il croato e sono dunque costrette a orientarsi in città con l’italiano o a volte con l’inglese. Questa situazione è per noi un’occasione per capire quanto ci si possa arrangiare oggi a Fiume conoscendo soltanto l’italiano e stando alle loro dichiarazioni, l’esperienza è positiva. “Io conosco un po’ di sloveno e quindi mi è capitato che mi venga di rispondere in quella lingua. Ma spesso mi sono accorta che tanti sanno l’italiano e sono sempre disponibili a venirci incontro. Se no, al limite, cerchiamo di usare l’inglese”, ha detto Alice Pennone.
“Fino ad ora abbiamo incontrato persone disponibili, che hanno sempre cercato di parlare in italiano, così che la comunicazione non è stata un problema. Nel frattempo abbiamo scaricato dalla Rete un libro per imparare il croato, perché è comunque giusto cercare d’imparare qualcosa”, ha affermato Elvira Cafaro.
Le volontarie hanno anche avuto tempo per fare un giro per la città, vedendo il centro storico e pure le spiagge. “Io non ho avuto nessun problema di adattamento, perché i palazzi in stile asburgico e la bora ricordano molto la mia città. Passeggiando per alcune zone di Fiume sembra di essere a Trieste. Mi piace come città perché è a misura d’uomo”, ci ha detto Alice Pennone. Pure Elvira Cafaro ha trovato delle similitudini fra Fiume e le terre dalle quali proviene, ma questa volta in materia di spiagge e mare. “La natura mi ricorda un po’ quella della Provincia di Salerno, dove andavo in vacanza quando ero piccola, è tutto un po’ più selvaggio. Ma a livello generale mi sono trovata subito bene, non ho sentito l’impatto del cambiare città e Paese, come mi era successo in un precedente progetto di volontariato all’estero: anche la casa, l’abbiamo sentita subito nostra”, ci ha confidato Elvira Cafaro.

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