Agricoltura: un futuro di sfide

Un gruppo di studenti della SMSI ha preso parte a una lezione online del ricercatore prof. Filiberto Altobelli

Il palazzo che ospita la Scuola media superiore italiana di Fiume

Poco più di 10.000 anni fa, in Medio Oriente, è avvenuto l’episodio forse più importante della storia dell’umanità: la nascita dell’agricoltura. Un’attività alla quale s’accompagna oggi sempre più spesso il concetto della sostenibilità, complici le innumerevoli sfide. Su tutte la crescita della popolazione mondiale e i cambiamenti climatici. Alla luce di ciò, l’agricoltura è chiamata oggi più che mai a fornire sia una risposta nel rispetto delle risorse naturali, ma anche sociale: una filiera agroalimentare sostenibile ha infatti l’obbligo di garantire il benessere di chi verrà dopo di noi. In altre parole, dare agli altri le stesse possibilità di cui abbiamo goduto noi. Un tema senz’altro molto complesso, che è stato affrontato ieri sera nel corso della lezione online “Agricoltura sostenibile: coltivare il futuro”, che rientra nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile, organizzato congiuntamente dal Consolato generale d’Italia a Fiume e dall’Ambasciata d’Italia a Zagabria, e destinato a un gruppo di studenti della SMSI. Relatore dell’incontro virtuale è stato il prof. Filiberto Altobelli, ricercatore presso il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), nonché esperto scientifico presso la rappresentanza italiana all’ONU. Dopo i saluti iniziali da parte del Console Davide Bradanini e del preside Michele Scalembra (l’Ambasciatore Pierfrancesco Sacco lo ha fatto invece soltanto alla fine per via di qualche problema nel collegamento), l’ospite ha cercato di avvicinare ai ragazzi il concetto di sostenibilità.

Tre pilastri
“Oggi si fa largo sempre di più il concetto di agricoltura intensiva sostenibile, il che significa produrre di più, ma nel rispetto della sostenibilità – ha spiegato il prof. Altobelli –. L’agricoltura sostenibile poggia su tre pilastri: agricoltura, ambiente ed economia. Tre elementi che devono trovare un compromesso tra di loro per portare avanti un processo produttivo quanto più equo. Quando parliamo di agricoltura sostenibile, ci ritroviamo in un contesto internazionale, che disegna un quadro in cui il fabbisogno di alimenti sta aumentando in modo significativo a causa dell’aumento della popolazione, ma anche del cambiamento della dieta alimentare. Quest’ultima si riscontra in particolare in alcuni Paesi asiatici, tradizionalmente vegetariani, in cui sta crescendo il consumo di prodotti di origine animale. C’è quindi una maggiore pressione sull’ambiente dovuta a una crescente necessità non solo di risorse naturali, ma anche di quelle energetiche. Stanno dunque cambiando le loro abitudini alimentari, un po’ come abbiamo fatto noi negli ultimi 50 anni, dal momento che trovano nel consumo di prodotti di origine animale un apprezzamento maggiore che non nella dieta vegetariana, ricca di frutta e verdura, il che però comporta un pesante impatto sull’ambiente”.

L’esempio dell’Italia
Parlando invece della spesa per il cibo, l’Italia è un modello da seguire.
“L’agroalimentare – ha proseguito il ricercatore – partecipa con l’11 p.c. al PIL nazionale italiano. Gli italiani sono particolarmente disposti a spendere per il cibo, molto di più rispetto alla media europea e ciò è molto positivo perché denota una maggiore consapevolezza verso la spesa per il cibo. Una spesa però più accurata e attenta, non legata al semplice approvvigionamento, ma piuttosto orientata verso l’acquisto di prodotti di qualità. L’italiano è quindi molto attento a come un alimento è stato prodotto ed è ben disposto a spendere di più sapendo che deriva da un ambiente sostenibile”.
In conclusione, il prof. Altobelli ha sottolineato l’importanza della Politica agricola comune (PAC) in ottica della sostenibilità, ovvero un insieme di regole che l’Unione europea, fin dalla sua nascita, ha ratificato riconoscendo così la centralità del comparto agricolo per uno sviluppo equo e stabile dei Paesi membri.

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