Marin Corva e Paolo Demarin sono stati ospiti di Palazzo Manzioli, a Isola, nell’ambito della campagna elettorale per il rinnovo dei vertici dell’Unione Italiana. L’appuntamento, organizzato dalle due CI isolane, ha rappresentato l’ulteriore tappa di un tour che ha già toccato varie località. Sebbene siano candidati unici – Corva alla presidenza dell’UI e Demarin della Giunta Esecutiva – hanno voluto incontrare di persona i connazionali, convinti che il consenso vada costruito tramite il confronto sul campo. Entrambi hanno ribadito l’invito a recarsi alle urne il 31 maggio, poiché si tratta di un atto di appartenenza e dichiarazione identitaria. Demarin ha illustrato un programma articolato per la Giunta Esecutiva. Al centro sta la preoccupazione per il calo demografico, un fenomeno che non risparmia nessuna area. Grave è il distacco dei giovani, che spesso parlano, studiano e lavorano in italiano ma non si dichiarano tali al censimento. Per questo Demarin ha proposto di affrontare il problema attraverso deleghe specifiche all’interno della Giunta, che dovrà farsi carico non solo di gestire i fondi, ma anche di azioni concrete su questo fronte. Sul versante dei diritti, il decreto sul bilinguismo vigente in Slovenia è stato citato come una buona prassi da valorizzare. Sono però molte le battaglie politiche da portare avanti: dal riconoscimento della cittadinanza sino all’equipollenza dei titoli di studio. Ha poi riconosciuto la diversità di finanziamento tra le CI che si trovano in Croazia e quelle in Slovenia – dovute ad alcuni vincoli dei finanziatori – ma ha anticipato la volontà di fare pressioni per ottenere un aumento e di proporre un sistema che favorisca una maggiore collaborazione tra le due realtà. È necessario, ha aggiunto, ritrovare la coesione interna, poiché nelle ultime assemblee alcune frammentazioni hanno impedito l’approvazione di documenti fondamentali. L’obiettivo è “un nuovo protagonismo capace di fare politica vera”: non come appartenenza a un partito, ma come difesa concreta degli interessi degli italiani. “I palazzi, pur nella loro tutela, devono essere al servizio dei soci e questi devono stare al centro”, ha concluso, trovando il consenso di Marin Corva. Quest’ultimo ha sottolineato tre concetti per lui fondamentali: dichiarazione di appartenenza, lavoro con le generazioni più giovani e unità di intenti, su un territorio che va ben oltre l’Istria. Cresciuto nell’ambito comunitario, già dirigente dell’Esecutivo della Comunità di Fiume e sostituto del deputato al Sabor, Corva ha rivendicato un’esperienza consolidata. Ha promesso di sfruttare il suo ruolo istituzionale per moltiplicare gli incontri con la nazione madre e invitare quanti più politici italiani a visitare direttamente il territorio della CNI: per conoscerla, ha sottolineato, bisogna vederla. Ha poi ribadito l’impegno a ripristinare la serenità come prima priorità, allontanando i personalismi. “La CNI ha attraversato momenti di debolezza quando si sono cercate le differenze e momenti di forza quando si è stati coesi”, ha detto prima di lasciar spazio alle domande del pubblico.
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