«Vedo rosso» all’estivo della CI di Capodistria

Con la proiezione del docufilm di Sabrina Benussi chiuso il ciclo «Il giardino del tempo»

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«Vedo rosso» all’estivo della CI di Capodistria
“Vedo rosso” a Capodistria. Foto Mattia Sette

All’estivo di Palazzo Gravisi-Buttorai è stato proiettato mercoledì sera il documentario “Vedo rosso” della regista Sabrina Benussi. Il filmato ha concluso il trittico di proiezioni cinematografiche “Il giardino del tempo” organizzato dalla Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” di Capodistria, in collaborazione con l’Associazione “Mrak”. “Vedo rosso”, tra storia e memoria, racconta la vita della Comunità italiana in Istria durante gli anni ‘70 e si conclude nel 1980, l’anno della morte di Tito. Il documentario alterna filmati d’epoca e interviste a chi ha vissuto quel periodo registrate in varie località dell’Istria, legandoli con la voce fuori campo di Benussi. La regista ha scelto come punto di vista della narrazione quello dei bambini e degli adolescenti di quegli anni, ovvero i figli e i nipoti dei “rimasti”. La proiezione è stata introdotta da un’intervista a Ezio Giuricin, giornalista di TV Capodistria e storico, condotta dal presidente della CI “Santorio Santorio” Mario Steffè e con la partecipazione di Matija Šik della “Mrak”. Durante l’intervista Giuricin ha riassunto le vicende che hanno coinvolto la CNI dal secondo dopoguerra all’inizio degli anni Novanta. Il suo intervento è partito dall’esodo, un passaggio storico fondamentale che ha portato la componente italiana da gruppo maggioritario e centrale nella vita politica e culturale dell’Istria, a comunità minoritaria e marginalizzata. E in quel contesto l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume aveva il difficile compito di conservare l’identità e la cultura della CNI, pur rimanendo inevitabilmente legata al regime e dovendo usare gli strumenti che esso rendeva possibile adoperare. Le condizioni della CNI poi erano sempre legate, oltre che alle dinamiche sociali, politiche ed economiche jugoslave, anche ai rapporti diplomatici tra Italia e Jugoslavia, che migliorando o peggiorando influenzavano quelle condizioni. Giuricin ha concluso il suo intervento raccontando che alla fine degli anni Ottanta la dissoluzione della Jugoslavia si sentiva nell’aria e in quel periodo iniziò il processo che portò alla nascita dell’attuale Unione Italiana che dovette affrontare le complesse sfide che comportava rappresentare pienamente la CNI nel contesto post-jugoslavo.

Ezio Giuricin, Mario Steffè e Matija Šik (foto: Mattia Sette)

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