«Una storia da vivere» tra cultura e dialetto

L’identità locale raffigurata dagli alunni della SEI «Dante Alighieri»

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«Una storia da vivere» tra cultura e dialetto
I saluti degli artisti in erba

ISOLA

Gli alunni della SEI “Dante Alighieri” hanno portato in scena a Palazzo Manzioli uno spaccato dell’identità locale. Nella rievocazione “Isola d’Istria, una storia da vivere” la scuola elementare italiana, che “fa crescere nel reciproco rispetto, nell’amicizia e nella conoscenza multiculturale”, ha presentato un lavoro di qualità, riportando in auge tradizioni e radici arricchite dal dialetto attraverso canti, balli, “ciacole e baruffe”. A introdurre la performance, ideata dall’insegnante Jadranka Mittendorfer e realizzata con il contributo di altri docenti, tra cui la maestra del coro Eleonora Matijašić, è stata la preside Cristina Valentič Kostić. Pur senza svelare la trama, la dirigente ha sciolto il filo dell’attesa con il commosso ricordo di Lucia Scher citando tra l’altro “L’Isola dei pescadori”. Con l’omaggio a una delle figure femminili più importanti della CNI locale, si è dato vita a uno spettacolo pensato dagli alunni per gli alunni, apprezzato dal numeroso pubblico di genitori, nonni e curiosi che ha gremito la Sala Nobile. Aprendo una sorta di stargate dal Medioevo ai giorni nostri, la dirigente scolastica ha svelato dietro le quinte quanto impegno abbiano profuso gli alunni nella scrittura di un testo capace di intrecciare le proprie radici con la scoperta di angoli nascosti della città, del territorio e di un ricco patrimonio autoctono. Un percorso che ha ricalcato le vite dei suoi illustri protagonisti, con una punta d’immaginazione resa tangibile dalla forza della narrazione. Tra scorci cittadini e citazioni storiche, sono state evocate figure chiave quali Pietro Coppo, Pasquale Besenghi, il patrono San Mauro, Tommaso Manzioli e persino il sommo poeta Dante Alighieri, cui la scuola è intitolata.

Spettacolo degli alunni su Isola d’Istria

Ognuna di queste personalità ha contribuito nel proprio campo a forgiare nel tempo anche la storia di Isola d’Istria, nata come antica Haliaetum romana, circondata dal mare. A sottolineare il valore della conoscenza autentica, acquisita attraverso lo studio, la pièce ha fatto rivivere un viaggio virtuale tra i luoghi riprodotti nello sfogliare le pagine del libro presente in scena. La performance, infatti, racconta la storia locale attraverso le vicende di due ragazze alle prese con un’impresa che affascina molti: varcare la soglia del tempo. Compito a casa lo svolgere una ricerca, il sogno “senza scorciatoie” si realizza attraverso una sorta di caccia al tesoro fatta di selfie e QR Code malfunzionanti, che le conduce a seguire tracce in biblioteca e a intraprendere un viaggio articolato in varie tappe e diverse epoche, incontrando personaggi che le guideranno alla scoperta della loro città d’origine. Dopo l’IA a dargli “buca” nell’incompreso di “Isola d’Istria e isola nel mare”, nonostante la difficoltà di condensare in un unico spettacolo il rapporto tra passato e presente, l’appuntamento molto apprezzato dal folto pubblico, non ha trascurato le presentazioni e i ringraziamenti a un cast di ragazzi che ha dato il massimo nella ricerca documentale, ma anche nella preparazione di musiche, costumi, canti e coreografie folcloristiche.

Sul palco anche il “sommo poeta”

A dimostrazione che la storia vive non soltanto nei libri, la scuola “Dante Alighieri” – dove il viaggio diventa sapere – ha concluso il suo percorso nel simbolico mandracchio, cuore pulsante della tradizione dei pescatori isolani. Intonando l’inno d’istituto scritto dall’insegnante d’italiano Paolo Pozzi, quel “luogo d’incontro dove imparare non è un sacrificio”, ha suscitato commozione, fierezza e orgoglio, culminati in fragorosi applausi. Dai ricordi custoditi nelle storie familiari alla Divina Commedia e sino allo Statuto del 1310 redatto in volgare e latino, quando già allora Isola d’Istria sanciva diritti, doveri e principi di civile convivenza, il messaggio dei ragazzi ha impartito una grande lezione tra le righe, ovvero che “nella vita c’è sempre qualcosa da imparare”.

Una delle scene dialettali

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