Dopo le tappe di Verona e Buie, il progetto “Tradizioni istriane – Te go preparà” è tornato al centro dell’attenzione a Capodistria, negli spazi di Palazzo Gravisi-Buttorai. L’iniziativa, curata dall’Associazione Giovani della Comunità Nazionale Italiana, celebra la cucina italiana riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, raccontandola attraverso la memoria delle nonne e il linguaggio delle nuove generazioni.
La presentazione, arricchita da estratti video, ha registrato grande interesse di pubblico e ha portato all’esaurimento delle copie del ricettario, giunto alla seconda ristampa. Il volume raccoglie 55 ricette della tradizione casalinga istriana, dalmata e veneta, isole comprese, valorizzando sostenibilità, stagionalità e diversità culturale.

Il progetto è stato realizzato con il sostegno dell’Unione Italiana e i contributi della CAN Costiera, della Regione Veneto e di FederEsuli, a testimonianza delle affinità territoriali e gastronomiche che attraversano l’Adriatico. L’evento, ospitato nella sede della Comunità degli Italiani “Santorio Santorio”, si è aperto con i saluti della vicepresidente Marialuisa Maier Sponza.
Il ricettario, rinnovato anche nel design grafico, affianca alla versione cartacea contenuti digitali accessibili tramite QR code. Le ricette sono narrate direttamente dalle voci delle generazioni custodi di questo sapere, rafforzando il legame tra nonni e nipoti e restituendo il calore domestico evocato dai profumi dell’infanzia.

L’idea, ideata e coordinata da Alex Zigante, è stata sviluppata grazie all’impegno di quasi trenta giovani collaboratori che, negli ultimi due anni, hanno raccolto testimonianze e preparazioni per evitarne la dispersione. Un lavoro di documentazione attento, che ha saputo tradurre anche quelle misure “a occhio” tipiche della cucina tradizionale – il bic, il pizzico, il ninin, la punta – rendendole comprensibili senza snaturarne l’anima.
“È stata un’evoluzione naturale dal digitale alla carta”, ha spiegato Dyego Tuljak, presidente dell’Associazione Giovani CNI, ricordando come il progetto sia nato sui social, dove conta oltre 10mila follower e più di mezzo milione di visualizzazioni in tutto il mondo, dall’Australia alle Americhe. Un interesse che dimostra come la cucina diventi spesso un ponte identitario per figli, nipoti e pronipoti di esuli e migranti alla ricerca delle proprie radici.

Oltre alle ricette, il volume racconta anche una dimensione sociologica: la cucina povera, l’arte dell’arrangiarsi, il rispetto per le materie prime locali e il rifiuto dello spreco alimentare, in un tempo in cui ogni piatto era legato a un’occasione speciale.
“Te go preparà” si propone così come un patrimonio da custodire e tramandare, capace di unire lingua, dialetti, storia e cultura. Un progetto che guarda al futuro senza dimenticare il passato, e che – come recita il segreto delle nonne istriane – ricorda che “l’importante xe cusinar de cuor”.
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