CAPODISTRIA | Il pluripremiato Fiume o morte! del regista Igor Bezinović ha inaugurato la rassegna cinematografica estiva del Circolo. L’appuntamento, inserito nella trilogia “Il Giardino del tempo” e ospitato mercoledì sera dalla Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” di Capodistria, ha visto la partecipazione della poetessa e scrittrice Laura Marchig, profondamente legata a Fiume per origini e sensibilità culturale.
A dialogare con l’ospite è stato il presidente del sodalizio, Mario Steffè che ha guidato una riflessione sulle diverse chiavi di lettura di una città divenuta oggi, come è stato osservato, “tutto ciò che, per il Vate, non avrebbe dovuto essere”. Attraverso un sapiente montaggio di materiali fotografici e cinematografici d’epoca, ricreati e messi a confronto con le immagini della Fiume contemporanea, il film affida a sette cittadini il compito di interpretare Gabriele D’Annunzio. Non il poeta o il drammaturgo, bensì il militare e uomo politico protagonista dell’Impresa di Fiume, figura simbolo del nazionalismo italiano e di un’estetica destinata a segnare il travagliato periodo tra le due guerre mondiali. Bezinović affronta il tema con uno stile diretto e provocatorio. Il processo di selezione dei protagonisti, trasformato in parte del racconto, affida agli abitanti della Fiume multiculturale di oggi il compito di confrontarsi con una pagina controversa della propria storia.

Secondo Laura Marchig la ricostruzione satirica proposta dal regista, pur risultando efficace sul piano cinematografico, tende a decontestualizzare gli eventi. L’esasperazione dei toni, talvolta prossima al grottesco, restituisce un D’Annunzio istrionico ed eccentrico, ma rischia di semplificare la complessità della vicenda fiumana. Il film alterna ironia e iperrealismo in un montaggio dinamico e volutamente irriverente, proponendosi come una riflessione sull’assurdità di ogni guerra. Tutto prende avvio da una domanda solo apparentemente semplice: “Chi è D’Annunzio?”. Le risposte raccolte sono spesso incerte e rivelano quanto oggi sia sbiadita la memoria di una figura che seppe esercitare un forte carisma politico e comunicativo. Nel corso dell’incontro è stato ricordato come D’Annunzio fosse stato chiamato a Fiume da ambienti della borghesia e della massoneria con l’obiettivo di impedire che la città finisse nell’orbita balcanica.
Il docufilm, tuttavia, tende a ridimensionarne il ruolo, riflettendo una più ampia tendenza contemporanea a prendere le distanze da quella stagione storica. Anche il tema dell’identità linguistica trova spazio nella narrazione. Il dialetto fiumano, oggi riconosciuto da parte croata quale patrimonio culturale immateriale, rappresenta una testimonianza della presenza italiana in una città profondamente trasformata dai mutamenti demografici del secondo dopoguerra. Attraverso le voci degli stessi abitanti, il film si interroga sul significato dei confini, dell’identità e della memoria collettiva, evidenziandone le inevitabili distorsioni. D’Annunzio morì nel 1938, all’età di 74 anni, nella residenza del Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera, realizzata dopo l’abbandono di Fiume nel 1921. Pur prendendo le mosse da una vicenda profondamente radicata nella storia locale, Fiume o morte! amplia lo sguardo a una riflessione di carattere universale. Girato anche in dialetto fiumano, il docufilm coinvolge lo spettatore in una meditazione sul rapporto tra memoria, politica, diplomazia e potere, interrogandosi sul modo in cui le grandi narrazioni della storia continuano ancora oggi a condizionare il destino dei popoli.
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