Santa Lucia, si va al referendum consultivo

Amarezza dei consiglieri CNI al Comune che hanno incontrato l’ostilità dei colleghi rispetto alla modifica paventata

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Santa Lucia, si va al referendum consultivo
Il campeggio di Santa Lucia

Saranno anche gli abitanti stessi a dire la loro in merito al ripristino dell’agionimo Sveta Lucija – Santa Lucia con un referendum consultivo che inviterà soltanto i residenti dell’insediamento a esprimersi al riguardo il giorno delle elezioni amministrative. Questa la volontà del Consiglio comunale di Pirano, riunitosi lunedì pomeriggio in seduta ordinaria, durata quasi sette ore, che è stata tutt’altro che fluida e tranquilla. Sono stati diversi i punti all’ordine del giorno che hanno acceso gli animi dei consiglieri e non è andata meglio riguardo alla proposta di incaricare il sindaco Đenio Zadković e l’Amministrazione comunale di procedere con tutte le attività necessarie alla modifica del nome dell’abitato Lucia in Santa Lucia, l’ultima questione al vaglio. Già in apertura il consigliere Gabrijel Franca del Movimento per il Comune di Pirano ha suggerito di trattare questo punto in una delle prossime sedute, in quanto ha considerato il materiale allegato troppo scarno per deliberare in merito a una questione tanto importante e per di più senza un’analisi delle conseguenze della denominazione dal punto di vista finanziario. La consigliera di nazionalità italiana e vicesindaca Manuela Rojec ha precisato che approvando la delibera si fa semplicemente scattare la procedura in seno alla quale sarà preparata tutta la documentazione che Franca lamentava mancare. La proposta di ripristino del toponimo è arrivata da tre diverse entità, ossia dalla Rojec, affiancata da Nadia Zigante e Andrea Bartole, in qualità di rappresentanti della CNI al Consiglio, dai vertici della Comunità locale di Santa Lucia e dal consigliere delle file del Partito democratico sloveno Vojko Jevševar. A illustrare la proposta e la posizione dei proponenti è stato Bartole, che ha spiegato come è nata e il significato che porta. “Un argomento definito da alcuni spinoso e difficile da digerire, per altri importante perché riguarda la storia dei nostri territori. Non si tratta di un capriccio, come alcuni vogliono farlo sembrare, dicendo che ci sono altre priorità”, ha affermato Bartole, osservando che qualcuno ha addirittura chiamato in ballo il lobby del clero e la volontà di portare il fascismo. “Si tratta di dare dignità alla storia del territorio e ai suoi abitanti. Credo che 700 anni di storia abbiano un peso considerevole. Dobbiamo recuperare le nostre radici, altrimenti questo territorio perderà la sua identità”, ha precisato Bartole, ricordando che il nome dell’abitato veniva menzionato già nel 13.esimo secolo e che soltanto nel secondo dopoguerra è stato tolto l’appellativo Santa. “Stiamo parlando di una modifica fatta negli ultimi 65 anni. Le persone ricordano ancora il nome originale”, così ancora Bartole, che ha spiegato che persino l’Amministrazione geodetica della Repubblica di Slovenia nel 2020 ha approvato e inserito nel registro dei nomi geografici anche i toponimi storici in lingua italiana che quindi risultano ora nel sistema nazionale. Davorin Petaros del Movimento per il Comune di Pirano si è detto fortemente contrario alla rinomina, in quanto non vede alcun motivo storico o geografico per intraprendere questa strada, accusando peraltro Bartole di aver distorto la storia e implicando anche diversi riferimenti di impronta nazionalista. Già durante il dibattito che ha anticipato l’approvazione dell’ordine del giorno il consigliere Franca aveva ventilato l’idea di passare subito alla consultazione popolare, proposta che è stata poi fatta propria anche dalla socialdemocratica Meira Hot e dalla consigliera indipendente Barbara Kožar, rilevando che sulla questione il Consiglio comunale non può decidere a nome dei cittadini. È stata così approvata la delibera iniziale, ma con l’integrazione che incarica il sindaco di proporre al Consiglio comunale di indire il referendum consultivo. Nonostante i tre consiglieri CNI si siano espressi contrari alla modifica, non avevano mai affossato la possibilità di abbracciare questa modalità. “Per la prima volta abbiamo inoltrato una proposta per noi importante sui toponimi locali e ci avete dimostrato che non siamo degni che venga approvata così come è stata formulata”, è stata critica la Rojec, palesemente amareggiata dall’esito del voto. “La decisione è stata troppo affrettata”, così Bartole a margine della seduta, “noi volevamo comunque coinvolgere gli abitanti di Santa Lucia, che non hanno avuto la possibilità di essere informati prima riguardo alla rinomina, ma saranno solamente invitati a recarsi direttamente alle urne”.

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