“Voglio ringraziare quanti, a partire da Demarin, Corva e Gregorič, hanno espresso solidarietà e sostegno a Radio e TV Capodistria. Allo stesso tempo, però, desidero tranquillizzare tutti: molte delle cose scritte in questi giorni corrispondono alla realtà soltanto in parte”, è con queste parole che Felice Ziza, deputato della Comunità nazionale italiana al Parlamento sloveno, inizia un’articolata riflessione sulle polemiche nate attorno alle ipotesi di modifica della Legge sulla RTV Slovenia e sulle possibili conseguenze per i programmi destinati alle Comunità nazionali italiana e ungherese.
Il primo punto riguarda la proposta relativa all’articolo 3 della legge, che definisce il servizio pubblico e comprende anche i centri regionali di Capodistria e Maribor e i programmi delle due Comunità nazionali. “È una proposta che era già stata avanzata lo scorso anno e che già allora era stata respinta. Si tratta di un’iniziativa personale della presidente del Consiglio di amministrazione di RTV Slovenia, Natalija Gorščak, già bocciata dal governo Golob, ossia lo stesso che l’aveva nominata. La nuova proposta è leggermente peggiore di quella vecchia, quindi non c’è nessuna possibilità che questo governo, per lei d’opposizione, la accetti”, ha affermato Ziza, che quindi di fatto garantisce che non vi sarà chiusura alcuna. “Sia il Centro di Capodistria sia quello di Maribor possono stare sereni. Non c’è oggi un provvedimento che metta in discussione l’esistenza dei programmi italiani o ungheresi”, ha dichiarato l’onorevole.
Diverso è il caso della proposta di modifica della Legge sulla RTV Slovenia pubblicata nei giorni scorsi sul portale e-Democrazia e sottoposta a consultazione pubblica fino al 9 settembre. Il testo interviene soprattutto sulla composizione degli organi di gestione della RTV, ma prevede anche modifiche all’articolo 30, già modificato nel 2025, che disciplina il finanziamento dei programmi delle Comunità nazionali.
“L’articolo è stato modificato meno di un anno fa e ha introdotto fondi finalizzati per le due Comunità. Per noi si tratta di un diritto acquisito. Una volta stabilito un diritto e definita una finalità precisa, non si può tornare indietro con leggerezza”, ha spiegato. Inoltre, il deputato contesta il mancato coinvolgimento preventivo della CNI. “Quando si interviene su norme che ci riguardano direttamente, la Comunità nazionale deve essere consultata. La CAN Costiera non è stata coinvolta e nemmeno io sono stato contattato. Ora il Ministero della Cultura dovrà aprire un confronto con noi. Come se non bastasse la legge è stata messa in dibattito pubblico direttamente dalla ministra, senza che questa venga prima discussa dal governo”, ha spiegato il deputato, che anche in questo caso, con grande serentià, assicura a tutti che non si faranno passi indietro sul piano dei diritti della CNI.
Ziza collega la questione anche al futuro del canone RTV. Per l’11 ottobre è infatti previsto un referendum consultivo sull’eventuale abolizione dell’obbligo di pagamento. “Se il sistema del canone verrà superato, bisognerà ridefinire l’intero modello di finanziamento della RTV. Ed è proprio per questo che vogliamo che la posizione dei programmi delle Comunità nazionali sia chiara e protetta in anticipo”, ha dichiarato.
La richiesta della CNI, inserita anche tra i punti dell’accordo di collaborazione in discussione con il Governo, va anzi oltre il meccanismo attuale. “La nostra posizione è che i programmi della Comunità italiana e di quella ungherese debbano essere finanziati al cento per cento dal bilancio dello Stato, e non dipendere in parte dal canone. Vogliamo un modello trasparente: si stabilisce quanto costano i programmi e lo Stato garantisce quelle risorse. È un principio simile a quello applicato in Italia nei confronti della minoranza slovena in Friuli Venezia Giulia”.
Il confronto con i ministeri dovrebbe entrare nella fase decisiva dopo il 10 settembre, termine entro il quale sono attese le risposte sui circa cinquanta punti presentati dalle Comunità nazionali nell’ambito dell’accordo di collaborazione con il Governo. “Dopo quella data discuteremo direttamente con i ministri i punti sui quali esistono ancora dubbi e, se il percorso procederà come previsto, nell’arco di un mese l’accordo dovrebbe essere firmato”, afferma Ziza.
Resta infine aperta anche la questione degli organici di Radio e TV Capodistria. “Negli ultimi anni sono stati fatti diversi passi avanti, ma alcune assunzioni sono rimaste bloccate. Mi aspetto che nei prossimi mesi si possa finalmente procedere anche su questo fronte”.
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