Capodistria: città di storia secolare in cui la Comunità italiana autoctona ha un ruolo cruciale nella preservazione della lingua e cultura. In un’epoca segnata da repentini e complessi cambiamenti, il suo ruolo si fa quanto mai importante. Ne parliamo con Roberta Vincoletto, presidente della Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana (CAN) di Capodistria e consigliere comunale in rappresentanza della Comunità Nazionale Italiana (CNI), nonché capo programma del Centro italiano di promozione, cultura, formazione e sviluppo “Carlo Combi “di Capodistria. Tra le novità a Capodistria, è il decreto sulla tutela del cimitero di San Canziano, accolto nel febbraio scorso dal Consiglio comunale. Cosa significa per la CNI in termini di identità storica?

“Il cimitero di San Canziano, come avevo ribadito alla seduta del Consiglio comunale, è un vero e proprio archivio perché racconta la storia di una città che è stratificata – risponde Roberta Vincoletto – e in quanto tale va accolta in tutti suoi aspetti. Con l’Istituto per la tutela dei beni culturali, che ha preparato il documento per la salvaguardia del sito, abbiamo fatto diversi sopralluoghi riscontrando dei dettagli che ci fanno capire i vari passaggi della popolazione, dei nomi che cambiano, ecc. È un museo a cielo aperto di cui non tutti si rendono conto perché quando ci andiamo, è generalmente per altri scopi”. “È un monumento dall’altro valore artistico – ci spiega – perché opera di scultori locali. Abbiamo scoperto che tra questi c’è la firma di Antonio Norbedo, che all’inizio del Novecento ha realizzato dei lavori pregevoli. Io, da storica, ho fatto dalle ricerche e ho trovato che nei libri matricolari della diocesi è indicato come scalpellino, ciò vuol dire che aveva un suo laboratorio in città. Ma poi ci sono altri scultori autorevoli, come Jože Pohlen di Cristoglie, uno di maggiori pittori e scultori istriani e di cui ricorre il 100º anniversario della nascita, o Federico Sigon di Trieste. Entrambi hanno realizzato angeli scolpiti, statue di Cristo e altre figure divine. E poi tanti nomi che parlano della storia italiana”.
UNA STORIA ITALIANA
“Il cimitero è del 1811 – ricorda Vincoletto – e la prima sepoltura risale alla primavera di quell’anno con le grandi famiglie nobili capodistriane, come i Gavardo, i Gravisi, i Toto, i Grisoni, i Cobol, i Vida Vidacovich e quant’altri. Ci siamo poi accertati che lo stile architettonico è quello dei cimiteri italiani, come lo è anche il modo di creare i monumenti e di disporre i campi. Il decreto va perciò a tutelare tutto il cimitero storico di Capodistria, dai cipressi alla divisione dei campi, al portone d’entrata in ferro battuto, alle cappelle, alla disposizione delle tombe. Queste ultime sono 2.200 nell’ambito della cinta muraria antica che non riguardano solo la componente italiana, ma anche quella slovena ed altre che testimoniano il susseguirsi della popolazione”.
“È stato fatto un lavoro di identificazione di tutti questi elementi alla base di un regolamento e criteri stabiliti dall’Istituto per la tutela. Abbiamo classificato le tombe in tre regimi di tutela. Nel primo, il più elevato, ne abbiamo evidenziate un centinaio che hanno lo status di monumento storico, al di là se hanno o meno un affittuario. Si tratta perlopiù di monumenti funebri e lapidi delle antiche famiglie capodistriane – rileva ancora – o di illustri personaggi che hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo sociale, culturale, politico ecc. della città. Queste non vanno spostate e per qualsiasi intervento di manutenzione bisogna rivolgersi all’Istituto per la tutela”. “Della seconda fascia, che comprende oltre 250 tombe, fanno parte quelle che rilevano in genere la presenza della Comunità Nazionale Italiana – prosegue –. Gli elementi architettonici sono di minore qualità rispetto al primo regime, tuttavia non devono venir rimosse. Nel caso non ci sia più l’affittuario originale, possono essere date ad altri, rispettando però tutte le condizioni dettate dall’Istituto per la tutela. Nel regime di tutela del terzo grado sono state individuate una quarantina di tombe. Trattasi di lastre con epigrafi più antiche senza particolare rilevanza storico-artistica o piccoli monumenti funebri”.

IL PROBLEMA DELL’ABBANDONO
Le condizioni di diverse tombe storiche, però, sono in grave stato di abbandono.
Il decreto potrà assicurare fondi anche per la manutenzione?
“L’usura del tempo ha il suo fascino, alcune necessiterebbero innanzitutto di una pulizia dell’edera, oramai tanto estesa che va a coprire buona parte del monumento. Confrontandoci con gli esperti, si è rilevato che negli anni ’70, in particolare nel 1976, sono stati fatti dei danni. Alcune tombe sono state sostituite sulla cinta muraria, proprio nel punto in cui si trovavano le più pregevoli. Si è conservata tutta l’impalcatura, però sono scomparsi i nomi dei proprietari. La maggior parte, possiamo dire ben il 90 per cento, è fortunatamente rimasta, perché gli interventi si sono concentrati sulla parte nuova del cimitero in seguito al progetto di ampliamento. Il decreto comprende pure gli indirizzi di sviluppo: di includerlo nell’Associazione dei cimiteri storico-monumentali in Europa.
Da circa un anno ne fa già parte quello di Pirano. È un iter, però, che spetta alla municipalizzata in collaborazione con l’Istituto per la tutela. In quanto ai finanziamenti, si prevede che entro due anni il Consiglio comunale accolga l’atto di gestione. Al riguardo c’è già una bozza. Farlo in contemporanea si rischiava di non riuscire a completare il tutto, così si è optato di procedere in due momenti, come lo aveva fatto all’epoca Pirano. I proprietari dei monumenti della prima e seconda fascia avranno così tempo di ottenere tutte le indicazioni, nel frattempo si lavorerà per accogliere il piano di gestione.
Inoltre, grazie a questo atto iniziale, il Comune di Capodistria, per quelle tombe che non hanno più affittuari da anni e sono monumenti di prima categoria e di importanza locale, potrà aderire ai bandi del Ministero della Cultura, che vengono pubblicati ogni due anni. Non si tratta di fondi ingenti, ma importanti per fare dei lavori di manutenzione. Un’altra fonte potrebbe essere lo Stato Italiano, magari mediante il Consolato generale d’Italia a Capodistria, che è affittuario di una ventina di tombe, oppure attraverso l’Università popolare di Trieste, che nel corso degli anni anni passati ha sostenuto importanti lavori di restauro. Da rilevare che alcuni monumenti cimiteriali di personaggi importanti come storici o patrioti, sono stati ristrutturati dalle associazioni degli esuli”.


INTERVENTO CHE PARTE DA LONTANO
Nel Comune di Capodistria ci sono altri due siti, quelli di Crevatini e Bertocchi,
che pure possiedono tombe e cappelle di rilievo. Il decreto comprende anche
le due località?
“No, riguarda solo quello di San Canziano, perché ogni monumento deve avere il suo atto di tutela, in quanto si interviene sulle singole tombe, planimetrie, ecc. L’idea però c’è, in passato l’Istituto per la tutela ha già fatto dei sopralluoghi. Lì, più che monumenti di importanza architettonica, si tratta di preservare la presenza della Comunità nazionale italiana”.
Spesso i decreti, per motivi anche politici, hanno un iter lungo. In questo caso com’è stato?
“Noi, consiglieri della CNI che abbiamo lavorato al documento, siamo rimasti positivamente sorpresi dall’unanimità nel voto. Nessuna obiezione neanche dalle forze politiche dell’opposizione presenti in seno al Consiglio comunale. Subito dopo l’indipendenza, i rappresentanti della CNI dei tre Comuni si sono dati da fare per tutelare questo patrimonio. Isola è stata la prima, grazie al lavoro fatto dal compianto consigliere comunale Silvano Sau, mentre Pirano ha approvato il decreto nel 2018.
A dicembre del 2022, quando sono stata nominata presidente della CAN di Capodistria, ho scoperto che una prima bozza di decreto preparata dall’Istituto per la tutela risaliva al 1996, saremmo perciò stati i primi ad accoglierlo ma, come mi è stato rilevato dai miei predecessori, c’era l’impasse politico. In questo mandato, assieme al vicesindaco della CNI, Mario Steffè, che aveva già fatto un lavoro preparatorio nel suo mandato precedente, abbiamo trovato terreno fertile. Fondamentale è stata la stretta collaborazione tra la CAN e l’Istituto per la tutela a cui abbiamo fornito dati e conoscenze sui personaggi, le famiglie, ecc., mentre loro si sono occupati più di contenuti architettonici”.




ODONIMI E TABELLE
Non ha invece avuto vita facile la questione degli odonimi. Ripercorriamo
la vicenda: nel 2018 il Comune di Capodistria affissa i toponimi storici accanto
alla toponomastica ufficiale sloveno-italiana, nel 2024 l’Ispettorato del Ministero della Cultura ordina la rimozione delle tabelle in italiano perché non accoppiate alla traduzione in lingua slovena. Solo nel 2025 si giunge a una soluzione
con il nuovo design che li rende conformi alla legislazione slovena.
“Anch’io sono membro della commissione comunale della toponomastica in cui si è sempre molto lavorato e in modo spedito. Non esiste una legge che stabilisca nei territori, dove sono presenti le comunità nazionali, come esattamente procedere nei casi in cui si intenda riproporre, a titolo informativo, le tabelle con gli antichi odonimi. Questo è il problema

di fondo. In poche parole, manca la base giuridica, lo ha rilevato lo stesso Ministero sloveno della Cultura, ripromettendosi di prestare più attenzione a questa realtà dei nostri territori. Ne abbiamo parlato pure con il deputato italiano alla Camera di Stato, Felice Ziza,
di inserire un’eccezione alla legge relativa all’utilizzo della lingua slovena.

Problemi erano emersi anche con le tabelle informative che segnalano i monumenti di rilevanza locale. La prima versione è stata da voi stessi contestata al Comune perché il font tra la lingua italiana e quello sloveno era discrepante (in grassetto lo sloveno, normale in italiano, idem nella lingua inglese).
“Le tabelle sono state poi tutte corrette. Oltre a ciò, sono dotate di codice QR per accedere alle schede informative nel registro del patrimonio culturale gestito dal Ministero della Cultura. Capodistria è uno dei Comuni con il maggior numero di monumenti inseriti e penso sia l’unico ad averli registrati tutti, anche qui in collaborazione con l’Istituto per la tutela. Prima c’erano le tabelle quadrate, poi il Ministero ha optato per un’altra forma estetica, quelle rotonde di colore bianco che a molti non piacciono. All’epoca la referente al Comune ha seguito semplicemente le direttive dettate dal Ministero e quando sono state affisse è sorta la polemica. Noi però abbiamo fatto presente che nel Comune vige il decreto del bilinguismo in cui le due lingue devono essere paritetiche anche nella visibilità.
Il sindaco Aleš Bržan ci ha dato ragione inviando una lettera al Ministero della Cultura, citando la nostra posizione, e non ci sono state obiezioni, per cui le tabelle sono state rifatte e affisse alla fine del 2025. In questo periodo di attesa ho approfittato personalmente per rivedere i nomi dei palazzi ed altri monumenti cittadini facendo riferimento al Catasto franceschino dell’Ottocento risalendo quanto più indietro nel tempo, ovvero fin dove si poteva, ed è questo il motivo per cui alcuni palazzi oggi presentano doppia o anche tripla denominazione che segue un ordine cronologico. In ultima fase, le denominazioni sono state armonizzate anche con i competenti uffici comunali e con l’Istituto per la tutela. Devo dire che questa ricerca è stata davvero stimolante e in ultima fase anche gratificante”.
L’ATTUAZIONE NON FACILE DEL DECRETO SUL BILINGUISMO
Restando in tema di bilinguismo, i quattro Comuni costieri della Slovenia hanno accolto il decreto congiunto che regola l’uso paritario delle due lingue. Lo stato di salute del bilinguismo, soprattutto quello visivo e scritto, non è eccellente, anzi. Lei è fiduciosa che il nuovo decreto potrà dare una svolta, ma anche elevare la sensibilità e consapevolezza?
“Il bilinguismo è un problema perenne, che nonostante tutti gli sforzi profusi non riusciamo completamente a risolvere. Il nuovo decreto segue la linea di quello precedentemente in uso nel Comune di Capodistria e che, rispetto alle altre municipalità, era quello più completo e ampio. È su questa base legale che ha operato la CAN Costiera per predisporre il nuovo. C’è stato poi un grande lavoro di compromesso e armonizzazione tra i quattro Comuni, la Costiera, il Ministero per la Pubblica amministrazione e quant’altro. La bozza è stata predisposta in due mesi, ma a monte c’è stato un iter lungo e complesso.
Finalmente siamo giunti al traguardo, però adesso bisogna non solo avviare i controlli, ma anche capire la strategia da adottare soprattutto nei confronti degli enti pubblici che sono tenuti ad applicare correttamente il decreto, mentre per i soggetti privati, dal punto di vista legale, si può intervenire solo fino a un certo punto. Devo intanto dire che le istituzioni fondate dal Comune ci stanno chiamando per chiedere informazioni concrete su come procedere. In questo primo momento, secondo me, non è nostro compito sanzionare i trasgressori, bensì venire incontro agli enti e istituzioni per aiutarli a rispettare nel miglior modo possibile il decreto”.

LAVORARE CON I GIOVANI
Come vive invece il clima all’interno della CNI che, come vediamo in tante sedi e occasioni, soffre di spaccature e dissidi?
“Quello che mi preoccupa è l’allontanamento dei connazionali dalle nostre istituzioni e il disinteresse nei confronti delle varie elezioni, tra cui, in questo periodo, per il rinnovo dell’Assemblea e dei vertici dell’Unione Italiana, nonché delle stesse Comunità degli Italiani. La CAN di Capodistria è cofondatrice della scuola e dell’asilo di lingua italiana, ed è in questo ambito che nel corso del mio mandato mi sono ripromessa di collaborare maggiormente proprio per portare i bambini e i giovani in Comunità, far conoscere le nostre istituzioni tramite varie iniziative, senza infierire, ovviamente, sull’autonomia delle istituzioni scolastiche”.
Lei punta a portare avanti il suo mandato, in vista delle amministrative in Slovenia, quest’autunno?
“Mi piacerebbe proseguire con il lavoro. Per tanti anni sono stata membro del Consiglio della CAN, ero anche vicepresidente nel precedente mandato e penso di conoscerne bene l’operato. Ora, da presidente, la responsabilità è molto più alta perché gestiamo un piano finanziario alquanto impegnativo. Si tratta di fondi pubblici con i quali bisogna fare attenzione. E poi ci sono riunioni presso il Comune, tanti eventi che richiedono la nostra presenza, ma noto con soddisfazione che la Municipalità ci contatta spesso anche per questioni relative al patrimonio storico. Gli intoppi che ci sono stati inizialmente non ci hanno mai allontanati, anzi”.

Che posto dà, restando in tema di cooperazione, al restauro del Collegio dei Nobili, edificio che ospita il Ginnasio “Gian Rinaldo Carli” e la Scuola elementare “Pier Paolo Vergerio il Vecchio”?
“Un evento indubbiamente storico, che andrebbe ricordato nei libri di testo non solo per il recupero dell’immobile, ma anche perché ad inaugurarlo sono stati i Presidenti di Italia e Slovenia, Sergio Mattarella e Nataša Pirc Musar. Questo ha ripagato tutti gli sforzi fatti, che non stati pochi. Ci siamo resi conto che nella società non siamo gli ultimi e che qualcosa di buono a questa città e al territorio abbiamo dato. È un’ulteriore motivazione per continuare a lavorare con forza e coraggio alla tutela e promozione della lingua e cultura italiana”.
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