Raccolta del sale a Sicciole

Per via delle condizioni meteo, rispetto alla media di circa 2.500 tonnellate si è arrivati a malapena a un terzo

Saline alla ricerca di manodopera

“Il 2020 è un anno da dimenticare nella raccolta del sale. Peggio è andata soltanto nel 2014, quando il bilancio è stato pari a zero”, così Dario Sau, responsabile della produzione alle Saline di Sicciole. L’amarezza nelle sue parole è palese perché non si tratta unicamente di una questione di lavoro. Sau è fortemente legato alle Saline e al Parco naturale, ne conosce i segreti e le caratteristiche ambientali, tra le più rare nel Mediterraneo. “La stagione è iniziata male già a giugno con forti e frequenti ondate di maltempo e pioggia sino a 220 millimetri. Abbiamo dovuto posticipare il nostro lavoro all’ultima decade di giugno. La produzione media in condizioni normali si aggira sulle 2.500 tonnellate, ma quest’anno ne abbiamo fatto soltanto un terzo. Negli anni migliori siamo arrivati anche a 3.500 tonnellate, nel 2012 persino a 5.000 tonnellate”, rileva Sau. Poco produttivo, stando alle condizioni meteo, è stato anche il mese di agosto, un po’ meglio è andata in questo mese di settembre, ma non è bastato per un recupero. “La rugiada notturna è un fattore indubbiamente sfavorevole. Una giornata di settembre con sole e temperature alte, vale a malapena un terzo o un quarto rispetto a una di luglio. Per capirci meglio: ci vogliono 4-5 giorni di settembre per farne una sola paragonabile a quella di luglio”, spiega Dario Sau.

Causa il Covid meno visite di scolaresche

Tutto ciò ovviamente incide sugli introiti, ma anche sulle scorte destinate alla vendita futura. I quantitativi annuali per la vendita si aggirano sulle 1.200 tonnellate, ora saranno ovviamente molto più esigue. Il prezioso “oro bianco”, come chiamato nell’antichità, delle saline di Sicciole si vende molto bene all’estero perché ricco di sali minerali. Una parte del successo la si deve pure alla storia perché viene prodotto e raccolto con metodi tradizionali. Nel contempo inizia a preoccupare anche la forza lavoro. I salinai fissi sono in totale nove, quelli stagionali poco più di una decina. “È nostro intento potenziare il numero dei dipendenti con circa otto nuove assunzioni, ma non sarà facile. Il bando di quest’anno è andato deserto perché si tratta di un lavoro faticoso la cui raccolta dipende molto dalle condizioni meteorologiche. I fenomeni meteo estremi, che sono sempre più frequenti, ovviamente non giocano a nostro favore. Viene però retribuito abbastanza bene e si sta sempre a contatto con la natura, ma evidentemente non basta per attirare l’interesse”, conclude Sau. A rendere l’anno ancora più triste ha contribuito pure la pandemia del Coronavirus che ha limitato in particolare le visite al Parco. I buoni turistici hanno in parte salvato la situazione, ma l’assenza dei vacanzieri stranieri e delle scolaresche si è fatta sentire con un calo di presenze del 20-30 per cento rispetto al 2019.

Poco sale dai bacini di Sicciole

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