Programmi italiani a rischio: l’allarme di Radio e TV Capodistria

Meno personale, ipotesi di ridimensionamento e incertezza sui finanziamenti: giornalisti e dipendenti delle due emittenti chiedono garanzie sul futuro del servizio pubblico per la Comunità Nazionale Italiana. Contestate anche le modifiche prospettate alla Legge sulla RTV Slovenia e la mancata firma del contratto sui fondi aggiuntivi destinati alle Comunità nazionali

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Programmi italiani a rischio: l’allarme di Radio e TV Capodistria
Foto: Goran Žiković

Meno personale, programmi sottoposti a un progressivo ridimensionamento e un quadro finanziario che continua a presentare numerose incognite. È un allarme articolato quello lanciato dai giornalisti e dai dipendenti dei programmi italiani di Radio e TV Capodistria, riunitisi l’8 settembre per fare il punto sulla situazione di RTV Slovenia e, soprattutto, sulle conseguenze che le scelte dell’ente pubblico potrebbero avere sull’emittenza radiotelevisiva della Comunità Nazionale Italiana.

Al termine dell’incontro è stato approvato un documento nel quale viene espressa “forte preoccupazione” per il futuro dei programmi italiani. Una situazione d’incertezza che, secondo le redazioni, si sarebbe ulteriormente accentuata con l’avvio della riforma della Legge sulla RTV e con il referendum consultivo sull’eliminazione del canone radiotelevisivo.
Il nodo di fondo è quello delle garanzie da assicurare a un servizio pubblico che, sottolineano giornalisti e dipendenti, non può essere valutato applicando esclusivamente criteri quantitativi riferiti alla dimensione nazionale. Radio e TV Capodistria operano infatti in un contesto minoritario e transfrontaliero, rivolgendosi alla Comunità Nazionale Italiana presente tra Slovenia e Croazia e, più in generale, a un territorio storicamente caratterizzato dall’intreccio di lingue e culture.

Da «programmi» a «contenuti»
Particolarmente netta è la posizione nei confronti delle modifiche prospettate all’articolo 3 dell’attuale Legge sulla RTV. Secondo quanto riportato nel documento, tra le ipotesi vi sarebbe quella di sostituire il riferimento ai “programmi” delle Comunità nazionali autoctone con quello, più generico, di “contenuti”.
Una modifica giudicata “irricevibile” dai firmatari, secondo i quali il cambiamento terminologico non sarebbe affatto marginale, ma rischierebbe di indebolire le garanzie legislative riconosciute ai programmi delle minoranze e agli stessi Centri radiotelevisivi regionali nei quali vengono prodotti.
Da qui la richiesta di preservare la piena autonomia dei programmi per la Comunità Nazionale Italiana e di garantire le condizioni finanziarie e operative necessarie non soltanto alla loro continuità, ma anche al loro sviluppo, nel rispetto del ruolo riconosciuto ai media minoritari e del patrimonio professionale e culturale costruito nel corso degli anni dalle due emittenti capodistriane.

Il problema degli organici
Alla questione legislativa si aggiunge quella delle risorse umane. Le nuove ipotesi di ridimensionamento, rilevano giornalisti e dipendenti, arrivano dopo anni caratterizzati dalla progressiva riduzione degli organici delle redazioni italiane e dal mancato ricambio di giornalisti e personale tecnico.
Una situazione che, secondo il documento, sta ormai incidendo direttamente sulla capacità produttiva dei programmi. Da qui la richiesta di predisporre un piano preciso di ricambio e rinnovamento dei quadri professionali e giornalistici, accompagnato da una strategia di sviluppo dell’offerta radiotelevisiva italiana.
Critiche vengono rivolte anche al metodo seguito nell’elaborazione delle ipotesi di ridimensionamento. I dipendenti lamentano infatti un insufficiente coinvolgimento delle redazioni e dei loro responsabili, del Comitato di programma per i programmi destinati alla Comunità Nazionale Italiana e delle principali istituzioni della minoranza.

Finanziamenti vincolati
C’è poi una questione finanziaria sulla quale viene chiamato direttamente in causa il Consiglio di amministrazione di RTV Slovenia. I giornalisti e i dipendenti chiedono chiarimenti sulla mancata sottoscrizione del contratto relativo ai finanziamenti aggiuntivi e vincolati messi a disposizione dal governo sloveno, attraverso l’Ufficio per le nazionalità, per i programmi delle Comunità nazionali.
Nel documento si chiede alla dirigenza dell’ente pubblico di assumersi la responsabilità delle decisioni che hanno portato alla mancata firma e, soprattutto, di spiegare quali conseguenze questa situazione stia producendo sul funzionamento e sulle prospettive di sviluppo dei programmi italiani di RTV Capodistria.
La richiesta più generale è quella di arrivare a un sistema capace di garantire stabilità finanziaria nel lungo periodo. Tra le soluzioni indicate figura il completo finanziamento pubblico dei programmi italiani attraverso il bilancio dello Stato, sulla base di criteri precisi e vincolanti che tengano conto dei costi effettivi e delle necessità di sviluppo, fatti salvi eventuali contributi provenienti dal canone radiotelevisivo.

L’ipotesi di una Convenzione
Tra le possibilità avanzate compare anche quella di un’apposita Convenzione tra lo Stato e RTV Slovenia per il finanziamento dei programmi della Comunità Nazionale Italiana, prendendo come riferimento il modello adottato per le trasmissioni radiotelevisive della RAI destinate alla minoranza slovena nel Friuli Venezia Giulia.
Sul piano organizzativo viene invece rilanciata la richiesta di una piena autonomia propositiva, finanziaria e gestionale, da realizzare attraverso l’istituzione di un’unità di produzione autonoma per i programmi radiotelevisivi italiani.
A questa dovrebbe affiancarsi, nelle intenzioni dei firmatari, un quadro legislativo che assicuri risorse sufficienti per garantire ampiezza, diffusione, continuità e sviluppo delle trasmissioni, sottraendo il loro futuro a una condizione di permanente incertezza.
Una missione che supera i confini

L’ultimo elemento riguarda la diffusione. Giornalisti e dipendenti chiedono che Radio e TV Capodistria dispongano degli strumenti operativi, finanziari e giuridici necessari per assicurare piena visibilità alle proprie trasmissioni nell’intera area d’insediamento storico della Comunità Nazionale Italiana e nelle regioni italiane confinanti.
È proprio la dimensione transfrontaliera, del resto, uno dei punti sui quali il documento insiste maggiormente. La funzione delle due emittenti, viene rilevato, nasce in una “terra di frontiera, non semplicemente lungo un confine”, nella quale comunità, lingue e culture si intrecciano tra Slovenia, Croazia e Italia. Una specificità che, secondo i dipendenti, rende inadeguato misurare il servizio offerto da Radio e TV Capodistria esclusivamente sulla base di parametri nazionali e centralistici.
Il messaggio conclusivo riassume così l’intera presa di posizione: garantire il futuro dei programmi radiotelevisivi della Comunità nazionale italiana significa assicurare loro autonomia, risorse, personale e prospettive di sviluppo, evitando che un progressivo ridimensionamento finisca per comprometterne una funzione costruita in decenni di presenza sul territorio.

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