Portorose. «Cucina delle saline»: un bagaglio storico

L’epilogo della sesta edizione del progetto con variegati interventi e la «Famea dei salineri»

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Portorose. «Cucina delle saline»: un bagaglio storico
Foto: AIA

Il progetto “La cucina delle saline”, che tramanda storia e radici di una Pirano legata all’oro bianco, ha avuto l’epilogo di quest’anno mercoledì sera al Monfort di Portorose. Saperi e sapori da raccontare, l’evento conclusivo di questa sesta edizione ha invaso lo spazio espositivo nell’ambito pure delle Giornate europee del patrimonio. Da contorno alla presentazione del progetto legato ai “piatti”, in esposizione varie mostre, promosse in particolare dal Museo del mare.

L’evento a cura della CAN e della CI “Giuseppe Tartini” assieme ad altre associazioni e istituzioni locali e patrocinato dal Comune di Pirano e dall’Unione Italiana, ha visto in prima fila la “Famea dei salineri”. Il gruppo etnografico, guidato da Giorgina Rebol, è custode di ricette, giochi, arnesi e lessico di una ripresa del ricordo delle tradizioni legate al vissuto tra vasche e canali delle saline. Nei saluti introduttivi il presidente della CAN comunale, Andrea Bartole ha rilevato che “siamo qui per valorizzare storia e ricchezza patrimoniale che ricalcano l’identità specifica dell’habitat-territorio, presente e futuro”.

Nel suo intervento ha rivolto lo sguardo pure alla prossima edizione 2026. “Cercheremo d’introdurre nuove visioni e prospettive di questo lascito non indifferente”, ha detto Bartole. L’inclusione del Centro di ricerche di Capodistria in partnership, già dal maggio scorso ha presentato tesi di laurea e analisi, per dare una prospettiva a ventaglio del bagaglio da mantenere vivo che globalizzazione e contaminazione potrebbero condurre in tempi brevi all’inesorabile oblio. “Da Lera a Fontanigge, il progetto si è allargato includendo pure l’area di Strugnano”, ha sottolineato Giorgina Rebol. “Portare i visitatori dentro i luoghi, a toccare con mano la storia ripercorrendo nei recuperi museali la fatica dei salinai, tra itinerari e vissuto nei casali, credo sia un’esperienza unica alla quale abbiamo contribuito con piacere anche grazie alle guide dei Parchi naturali”, prosegue rilevando ancora che “ogni visitatore respira questo connubio mare-sole-vento che permette ai salinai di creare con sudore e sapere quel prezioso e indiscutibile cristallo bianco piranese d’uso comune”.

La serata è proseguita con gli interventi della ricercatrice Maja Bjelica e di Flavio Bonin, curatore al Museo del mare, il quale ha presentato un excursus storico esaustivo a toccare i magazzini del sale, vicissitudini e aneddoti dalla Repubblica di Venezia sino all’Impero austro-ungarico. A staccare gli argomenti principali di serata, le Muze Fuze dell’Associazione “Muzofil” di Portorose hanno eseguito un misto di melodie istriane, prima di lasciare la chiusura a Daša Ličen dell’Istituto etnografico nazionale sul tema “Sguardi etnologici della cucina istriana”.

L’alimentazione povero-stagionale mediterranea l’ha fatta da padrona nelle diapositive che hanno evocato profumi e sapori rievocati in questa edizione. Pane al sale, erbe spontanee dell’orto e sardoni in savor, merende e minestre, ad associare “in pentola” caserecci ricchi di sapori dell’unicum piranese, il rinfresco è parato su “brodetto e polenta”. Promossa, oltre ai suindicati, anche dall’Istituto per la tutela dei beni culturali, dal Parco naturale delle Saline di Sicciole e dalla locale società “Soline”, “La Cucina” punta a rinnovare l’offerta della tradizione l’anno venturo, con la ricca agenda da maggio a ottobre, mirata a ritrovare i palati di casa della nostra memoria collettiva del gusto ad esaltare genuini-arcaici sapori del territorio.

Foto AIA

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