Si è tenuto in Casa Tartini un incontro dedicato a Cesare Dell’Acqua, uno dei pittori più affascinanti e meno celebrati dell’Ottocento adriatico. L’occasione è stata la presentazione dei “Complementi del 2025” al Catalogo generale firmato da Flavio Tossi nel 2021. L’autore, accolto dal presidente della CAN di Pirano, Andrea Bartole, ha dialogato con Kristjan Knez, ripercorrendo vent’anni di ricerche, scoperte e qualche colpo di fortuna. Cesare Dell’Acqua nacque a Pirano nel 1821, studiò all’Accademia di Belle Arti di Venezia, visse gran parte della sua vita a Bruxelles, lavorò per ricchi e nobili committenti. Dopo la sua morte, per quasi un secolo, proprio nella città che gli aveva dato i natali non si è parlato molto di lui. “Gli studiosi non lo ignoravano”, ha precisato Knez, “ma mancava la consapevolezza che Dell’Acqua fosse una personalità del nostro patrimonio culturale”. Il 2005, anno del centenario della morte, ha determinato un cambiamento, con un convegno, una mostra con una sessantina di dipinti al teatro “Verdi” di Trieste e l’incontro con Tossi, storico dell’arte e ricercatore. Da allora, ci sono state pubblicazioni, filmati, una mostra diffusa per le vie di Pirano nel 2021 in occasione del bicentenario della nascita, i cui pannelli sono oggi stabilmente esposti a Casa Tartini, nonché infine il Catalogo generale del 2021, firmato appunto da Tossi. “Quello del 2021 è un po’ come una Bibbia per gli studi dell’opera di Dell’Acqua”, si è detto durante la presentazione, indicandolo come un punto di partenza imprescindibile, che tuttavia non esclude ora di poter essere ampliato, corretto, integrato. I “Complementi del 2025” sono tra le prime integrazioni, con correzioni di alcune inesattezze, precisazioni di attribuzioni, e soprattutto aggiunte. Nel loro dialogo, Knez e Tossi hanno parlato del lavoro di ricerca, che più che di pianificazione è fatto di rivelazioni: una fonte conduce a un’altra, un’immagine rimanda a un archivio, un archivio a una corrispondenza e così via. Ci sono poi vie ancor più inaspettate: Tossi ha raccontato di una scoperta fatta grazie a una rivista di musica della figlia, o dell’attribuzione corretta di un’opera all’asta, che ne ha fatto decuplicare il valore poco prima della vendita. “Sono storie dietro le quinte”, ha detto, “ci vogliono fortuna, pazienza e qualcuno che sappia guardare”. Anche internet si è rivelato molto utile, poiché, durante e dopo la pandemia, Università, Archivi e Centri culturali hanno accelerato la digitalizzazione dei loro materiali. La ricerca rimane comunque aperta e l’invito è quello di continuarla. Per quasi tutta la sua carriera Cesare Dell’Acqua lavorò su incarico di una committenza conservatrice. Fu questo a costruire la sua fortuna, ma fu probabilmente questo, però, a tenerlo lontano dalle correnti più innovative del suo tempo. Secondo Tossi, ad esempio, bisognerebbe approfondire il legame tra il pittore e l’impressionismo, i cui indizi sono sparsi nei suoi schizzi e nei suoi studi preparatori. “Non appena aveva l’occasione per divertirsi, faceva cose impressionistiche e poi le regalava a degli amici”, ha detto. Con l’ausilio di immagini, Tossi ha poi voluto parlare di un tema ricorrente nella produzione del pittore piranese, quello ovvero della figura femminile e dell’immaginario a questa collegato. Presente ovunque, come madre, come sorella, come eroina, come allegoria, come protagonista di scene di genere, come personaggio esotico, la donna assume accezioni sempre diverse, ma rappresentata sempre in modo sensibile. Oggi le opere di Dell’Acqua vengono battute in aste internazionali, conservate in musei e cercate da collezionisti, anche se, a pensarci, la pittura accademica dell’Ottocento non è “di moda”. Ma, ha spiegato ancora una volta Tossi, quando un’opera tocca qualcosa di profondo in chi la cerca, il mercato risponde di conseguenza. E così accade ancora con Cesare Dell’Acqua.


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