Rintocchi d’antichi orologi da torre, approdano a Pirano sotto forma di documentario. Il progetto “Il Tempo della Serenissima” diventa percorso culturale audiovisivo che intreccia memoria, storia e identità lungo l’antico spazio Istro-veneto sino alla Dalmazia. Dopo la pubblicazione dell’omonimo volume, la ricerca ha trovato una nuova veste nel cortometraggio presentato giovedì sera in Casa Tartini. Promossa dalla Comunità degli Italiani di Parenzo con il sostegno della Regione Veneto, l’iniziativa giunta alla sua terza fase esecutiva coinvolge numerosi partner istituzionali e culturali: dalla CAN di Pirano all’Università Ca’ Foscari di Venezia, passando per il Comune di Chioggia e la Città di Parenzo, affiancati dal sodalizio “Tomizza” di Umago e dall’elementare italiana “Bernardo Parentin” sempre di Parenzo. Una rete che testimonia l’ampiezza di un progetto nato per salvaguardare e valorizzare un patrimonio storico-tecnico poco conosciuto ma profondamente radicato nell’Adriatico orientale. Ad accogliere gli ospiti sono stati il vicesindaco, Christian Poletti e il presidente della CAN di Pirano, Andrea Bartole concordi nel sottolineare il valore della tutela delle radici di un patrimonio materiale e immateriale custodito dalla Comunità Nazionale Italiana. Tra gli interventi, Franco Rota – curatore del progetto – è impegnato nel promuovere un futuro riconoscimento UNESCO dell’orologeria storica e meccanica di precisione, con l’obiettivo di valorizzare non soltanto gli antichi mestieri, ma anche l’insieme di conoscenze e testimonianze legate ai monumentali scanditori di tempo. A ripercorrere le tappe della ricerca è stato lo storico Denis Visintin, responsabile scientifico del progetto, che ha illustrato un lavoro ancora “in itinere”. Tra ricerche documentali e sopralluoghi, il censimento ha già individuato oltre 200 orologi da torre lungo l’itinerario percorso, arricchito recentemente da altri quattro esemplari rinvenuti tra Peroi, Dignano, Valle e Cittanova. Uno dei momenti più significativi di serata è stato l’intervento di Alceo Solari, responsabile culturale dell’Associazione “Amici dell’orologeria pesarina Giovanni Battista e Remigio Solari”. Discendente della storica famiglia Solari, ha raccontato tre secoli di tradizione artigianale iniziata nel 1725 a Pesariis, in Carnia. Attraverso aneddoti e testimonianze, Solari ha ripercorso l’evoluzione di una realtà capace di espandersi dal Friuli verso Veneto, Istria e Dalmazia, fino a raggiungere Montenegro, Grecia, Turchia e le Americhe. Il documentario che vuole essere un viaggio tra campanili e architetture, dove gli orologi monumentali diventano simboli di una civiltà comune del tempo, ogni importante restauro rappresenta ad oggi un frammento di memoria restituito alla collettività. Emblematiche le parole di Francesco (Franjo) Paladin, ottantenne orologiaio di Pisino: “Anche riparare ingranaggi significa ricucire storie che tornano a battere”. A chiudere la presentazione è stato il regista Matteo Prodan, che ha approfondito gli aspetti tecnici e artistici dell’opera audiovisiva, proiettata con il fondamentale contributo in voce di Lara Musizza, anche nel ruolo di supervisione. L’opera si propone come un “biglietto per immagini” della tradizione orologiaia istroveneta e un invito alla scoperta di torri e campanili nei luoghi. Dai quadranti che affiancano spesso i leoni marciani, toccati la Basilica Eufrasiana di Parenzo, il Pirano risalente al 1802, gli iconici “Mori” di Venezia e naturalmente Chioggia. “Lancette” d’Istria e Dalmazia, nel filmato che restituisce il fascino di un patrimonio che continua a scandire tempi di memorie collettive, tra gli esempi più preziosi spicca l’antico chioggiotto sulla Torre di Sant’Andrea, costruito dalla famiglia Dondi, ramo dei Solari, nel XIV secolo. Rinvenuto nel 2000 e poi restaurato, vanta un documento che ne certifica la fabbricazione al 26 febbraio 1386, primato che gli è valso il riconoscimento di più antico orologio da torre al mondo ancora funzionante.
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