Le città possono essere raccontate attraverso le storie delle persone che le hanno abitate, i locali in cui ci si incontrava per parlare, i parchi in cui i bambini giocavano e le chiacchiere che riempivano le strade e le case. Capodistria non fa eccezione: nei suoi portoni, nelle sue vie e nei suoi alberi custodisce ancora molti ricordi. Questi sono riaffiorati durante la passeggiata “Storie tra piazze e calli capodistriane”, curata dal Circolo VitaNova nell’ambito delle Giornate europee del patrimonio.
A guidare il gruppo è stata Ondina Gregorich Diabaté, che ha condotto i partecipanti lungo le due arterie principali della città, via Kidrič e la Calegaria, alla ricerca di un “pizzico di capodistrianità” e con particolare attenzione al secolo scorso. La visita è iniziata nei pressi dell’ex magazzino del sale di San Marco, noto anche come Taverna, edificio storico che nel Novecento ospitava la “pescheria vecia”, la “stara kavarna” e il chiosco dei giornali. In piazza Carpaccio, oltre al baldacchino delle caldarroste gestito da un uomo che faceva anche il lustrascarpe, un tempo c’era anche un piccolo giardinetto per i giochi dei bambini, mentre oggi lo spazio è interamente cementificato. Via Kidrič era nota come “zo-pel-porto” (giù per il porto) e “Caletta chiusa San Niccolò”, per la presenza della chiesetta dedicata al Santo, edificio a navata unica, ornato da grandi tele, decorazioni lignee intarsiate e dipinti. Particolare attenzione è stata rivolta al Palazzo Totto-Ex Gavardo, sulla cui facciata spicca un rilievo del leone alato di Venezia appartenente al Castel Leone. Oggi, purtroppo, il potenziale del palazzo è sperperato: gli interni superiori non sono accessibili e i vani al piano terra sono stati trasformati in negozi. Tra i luoghi ricordati, anche il bar “Minerva”, esempio di spazio che ha cambiato più volte funzione: fu libreria, ufficio, negozio di abbigliamento e ora è vuoto. Tra via Kidrič e via Garibaldi, ha ricordato Gregorich Diabaté, c’erano le ex carceri femminili, ora adibite a sede universitaria.
La passeggiata è proseguita fino a piazza Tito, o piazza del Duomo, dominata dalla “chiesa più grande della Slovenia, celebre anche per il suo organo monumentale”. In Calegaria, infine, i partecipanti hanno ascoltato aneddoti e memorie: dalla storica pasticceria che produceva gelato utilizzando grandi blocchi di ghiaccio, al leggendario “Tarzan dell’Istria”, alla contessa che usciva dalla calle di Palazzo Barbabianca Cameral e persino agli animali da cortile come gatti, galline e tacchini che sino agli anni Sessanta era consentito tenere in centro. L’iniziativa potrebbe avere un seguito in futuro con l’approfondimento di altre vie e suggestioni della città, ha dichiarato la presidente del Circolo VitaNova, Kris Dassena.
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