Pesca in caduta libera da un intero lustro

Sulla base dei dati statistici, nell’anno passato si è rimasti sotto del 4,4 per cento rispetto al precedente

Una tratta dei cefali di qualche anno fa a Portorose

Il pescato lungo la costa istriana prosegue nella curva discendente. L’Ufficio nazionale di statistica ha rilevato per il quinto anno consecutivo una riduzione di pesci e molluschi catturati dai pescatori locali. Lo scorso anno sono riusciti a trarre a riva in tutto 121 tonnellate di prodotti del mare ossia il 4,4 per cento in meno rispetto al 2018.
Il ricavato è stato però superiore del 2 per cento, in virtù dell’offerta più contenuta a fronte di una domanda costante prima dell’emergenza coronavirus. I prezzi sono pertanto lievitati. I guadagni, ovviamente lordi, ammonterebbero a poco meno di 880mila euro, IVA esclusa. Sui piatti dei consumatori sono finiti soprattutto pesci freschi, che hanno rappresentato il 75 per cento del pescato complessivo. Ricercati anche i granchi e i molluschi, con in testa i polipi. Il costo maggiore è stato raggiunto dal rombo, dal calamaro, dalla rana pescatrice, dal lanzardo e dal cantaro, pagato sino a 16 euro al chilogrammo.
Le prospettive per la stagione in corso non sono incoraggianti. La pandemia di Covid-19 ancora in corso ha fatto precipitare le ordinazioni.
I ristoranti e gli alberghi, tradizionali acquirenti diretti dei pescatori, sono rimasti a lungo chiusi e ora dopo la riapertura lavorano a regime ridotto con pochi clienti. Segnano il passo, ci hanno detto alcuni operatori del settore, anche le iniziative promozionali legate all’offerta gastronomica, tradizionali in questo periodo.
Isola, ad esempio, ha realizzato per ora le Giornate delle cozze. Saltano anche le tradizionali feste in riva al mare per evitare il rischio di contagi e il riacutizzarsi dell’epidemia rischia di cancellare del tutto manifestazioni molto frequentate come le Notti capodistriane e la Festa dei pescatori isolana.
I piccoli imprenditori, proprietari delle barche da pesca di modeste dimensioni, ormeggiati nei mandracchi, si rivolgono sempre più spesso ad altre iniziative economiche, come la pesca turistica o le gite in golfo, facendo tramontare ulteriormente un’importante tradizione istriana come la pesca.

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