Palazzo de Belli diventa «tempio» della cultura

Alla Loggia vecchia aperta ieri la mostra intesa quale sprone al recupero in un quadriennio dell’edificio passato al Centro di ricerche scientifiche

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Palazzo de Belli diventa «tempio» della cultura
I responsabili della mostra. Foto AIA

Palazzo de Belli inizia il suo percorso per tornare ai capodistriani. È stato il messaggio della mostra inaugurata ieri, 4 dicembre alla Loggia vecchia. L’austero edificio situato in via Cankar, un tempo via Eugenia, è considerato un vero gioiello ottocentesco. Passato al Centro di ricerche scientifiche, sarebbe tutto pronto per aprire già domani il cantiere per il restauro e la riconversione dei vani. Come detto dal direttore, Rado Pišot, sono stati stanziati i primi 400mila euro per preparare la documentazione necessaria. Confidando nel sostegno del Comune, del governo sloveno e dei fondi europei, si auspica che il palazzo sia riconsegnato alla cittadinanza entro il 2029. All’interno presenterà sale per varie iniziative, conferenze e studi legati alla città e alla regione. È stato al centro di attenti studi che hanno portato alla luce la sua lunga e prestigiosa storia, le particolarità architettonica degli interni, ma anche le peculiarità dei suoi giardini con i considerevoli roseti. Architetti e conservatori, coordinati dalla direttrice dell’Archivio regionale, Nada Čibej e da Mojca Marjana Kovač, hanno definito importanti le decorazioni delle pareti per materiali usati e per soggetti rappresentati. “È uno degli esempi meglio conservati di architettura civile ottocentesca della zona”, spiegano gli esperti locali. L’edificio, detto anche Casa grande per le sue dimensioni, rappresentava il nuovo volto di Capodistria, sempre più aperta a influenze esterne e meno legata all’eredità veneziana. Il passaggio del palazzo da residenza aristocratica a edificio pubblico ha attraversato le turbolenze del Novecento. Tra amministrazioni italiane, jugoslave e infine slovene, Palazzo de Belli ha cambiato spesso funzione, adattandosi alle esigenze del momento. Soltanto negli ultimi decenni si è fatta strada l’idea di restituirlo alla città quale spazio culturale, trasformando gli interni in un ambiente adatto a esposizioni permanenti e temporanee.

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