Il perdurare della siccità e le ondate di caldo africano mettono a grave rischio i terreni agricoli nel Paese. I produttori di diverse aree lamentano danni notevoli alle coltivazioni, soprattutto di verdure e raccolti stagionali. In questi casi il problema principale è la mancanza di impianti di irrigazione. Per quanto concerne gli oliveti si osserva quest’anno un marcato aumento della caduta dei frutti, olive raggrinzite e semi poco sviluppati o danneggiati. Secondo gli esperti dell’Istituto per l’olivicoltura, si tratta delle conseguenze delle elevate temperature registrate a giugno, della scarsità di precipitazioni e del forte stress idrico che ha colpito gli alberi in una fase cruciale del loro sviluppo. La produzione sarà con ogni probabilità inferiore rispetto alle attese, anche se è ancora presto per quantificarne con precisione l’entità. “Sebbene alla raccolta manchino ancora alcuni mesi, nei nostri oliveti abbiamo già riscontrato anomalie riconducibili alle condizioni meteorologiche di questa stagione”, ha spiegato alla STA la direttrice dell’Istituto per l’olivicoltura, Maja Podgornik. Il periodo di formazione del seme e dell’indurimento del nocciolo è coinciso con un’ondata di caldo eccezionale e con una prolungata mancanza di piogge. In queste condizioni gli ulivi hanno reagito eliminando parte dei frutti, con una conseguente riduzione del potenziale raccolto. La situazione è confermata anche dall’olivicoltore Igor Novak che prevede una raccolta meno generosa. “La caduta delle olive è evidente, anche se cambia a seconda della varietà. Quelle fiorite più precocemente sembrano essere maggiormente colpite”, osserva. Secondo Novak, inoltre, la nuova ondata di caldo rischia di aggravare ulteriormente il quadro. Da inizio maggio la sua azienda irriga uno dei due oliveti, migliorando lo stato vegetativo delle piante, ma sottolinea come ciò rappresenti un investimento oneroso e difficilmente realizzabile nei terreni più impervi. L’azienda non prevede di ampliare la superficie coltivata, ma nel caso di nuovi impianti punterebbe su varietà più resistenti alle alte temperature. Anche l’esposizione degli uliveti sta diventando un fattore determinante: quelli rivolti a nord soffrono sensibilmente meno gli effetti della siccità. Negli anni passati lo stress idrico si manifestava soprattutto nella seconda parte dell’estate. Quest’anno, invece, è arrivato con largo anticipo, proprio durante una fase decisiva dello sviluppo dei frutti. “Questo cambiamento temporale rappresenta una delle caratteristiche più significative dell’attuale stagione vegetativa”, evidenzia Podgornik. Per affrontare le nuove condizioni climatiche, gli esperti raccomandano una migliore gestione del suolo, l’aumento della sostanza organica, la pacciamatura, un’irrigazione tempestiva e un costante monitoraggio dello stato idrico delle piante. Parallelamente cresce l’esigenza di introdurre varietà più adatte ai cambiamenti climatici. “Se in passato la selezione era orientata soprattutto alla resistenza al gelo e alle basse temperature, in futuro sarà sempre più importante scegliere varietà capaci di sopportare lunghi periodi di siccità, ondate di calore e temperature elevate”, sottolinea Podgornik. La capacità di adattamento alle nuove condizioni climatiche sarà quindi uno dei fattori decisivi per il futuro dell’olivicoltura anche nell’area istriana. Lo stress climatico, spiegano ancora dall’Istituto, non provoca sempre direttamente la caduta dei frutti, ma può indebolire le difese naturali degli alberi, favorendo lo sviluppo di infezioni fungine latenti. Per questo motivo viene ribadita l’importanza di mantenere gli ulivi in buone condizioni vegetative attraverso un’adeguata disponibilità d’acqua. Oltre agli effetti della siccità, in alcune aree si registrano anche danni provocati dalla cimice asiatica marmorizzata, un insetto che, nutrendosi dei frutti in fase di sviluppo, può compromettere olive e semi, aggravando ulteriormente una stagione già fortemente segnata dagli estremi climatici.
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