C’è stato un tempo in cui tutti i compaesani potevano vedere un solo film, magari per più sere di fila, con i tagli e gli aggiustamenti del proiezionista di turno. All’epoca il cinema era una questione sociale, un collante potentissimo per le comunità piccole che, nel secondo dopoguerra, stavano ancora definendo se stesse. Questo è l’incipit di “Nuovo Cinema Buie”, il documentario in cui il regista Alessio Bozzer racconta la Buie degli anni ‘50, impegnata a ricostruirsi e a cercare una nuova identità che potesse rimanere a galla sui cambiamenti di confine. Il film, il cui titolo è un omaggio dichiarato a “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore, è frutto di un lavoro di un lustro e ha una durata di 75 minuti. È stato proiettato mercoledì sera all’estivo di Palazzo Gravisi-Buttorai nell’ambito del ciclo “Il giardino del tempo”, organizzato dalla Comunità degli Italiani “Santorio Santorio” e dall’Associazione “Mrak”, apertosi la scorsa settimana con “Fiume o morte!”.

La serata, con un ampio pubblico tra cui la console generale d’Italia a Capodistria Simona Ciuffoni e il deputato della CNI al Parlamento sloveno Felice Ziza, si è aperta con la presentazione di Martin Agostini Pregelj, che ha introdotto il programma e anticipato l’appuntamento della settimana prossima, dedicato al film “Vedo rosso”. Prima della proiezione, i presenti hanno potuto ascoltare la testimonianza di Pino Degrassi, figura storica dell’attivismo della Comunità Nazionale Italiana, ora umaghese ma originario di Buie e tra i protagonisti del cast del documentario. Degrassi, intervistato dal presidente della CI “Santorio Santorio” Mario Steffè, ha ricordato la nascita del cinema cittadino, gestito da Leonardo Acquavita “Nardin”, ex direttore delle cooperative operaie. Anche Degrassi, allora ragazzino, trasportava vagonetti lungo i binari per contribuire al cantiere della sala e ricorda che il primo film proiettato fu “Ladri di biciclette”. Tutto accadeva mentre la città viveva sotto l’amministrazione del Territorio libero di Trieste e molte famiglie italiane intraprendevano la via dell’esodo. Erano anni incerti, ha raccontato, in cui tornare dalle vacanze significava spesso scoprire l’addio di amici e compagni e l’arrivo di persone nuove. Degrassi ha descritto la sala con la sua balconata, i posti “seri” in platea e quelli più bui in cui si sistemava la “mularia” per fumare e corteggiare. Ha raccontato il lavoro manuale necessario per far scorrere la pellicola, con quella manovella che lui stesso, da bambino, girava. Ha parlato di suo padre, bigliettaio part-time oltre che contadino e dei ragazzi che con dei magheggi riusavano i biglietti per vedersi un secondo film gratis. Il cinema, lo confermano anche i testimoni del documentario, era sempre pieno, le proiezioni non si fermavano mai e capitava di andare a vedere lo stesso film tre o quattro volte, notando anche i cambiamenti della pellicola. I film potevano infatti rovinarsi facilmente, i nastri erano estremamente delicati e richiedevano cure meticolose da parte dei proiezionisti. Il calore intenso della lampada a carbone, unito alla velocità di scorrimento, poteva surriscaldare o addirittura incendiare la pellicola, facendo fischiare il pubblico. Quando invece la pellicola si spezzava, il proiezionista doveva incollarla con una “giuntatrice”, un’operazione che spesso faceva saltare i fotogrammi. Le “pizze” arrivavano a Buie tramite corriere dalla Globus Film di Capodistria, con i sottotitoli in croato per le produzioni straniere.

I titoli arrivavano da ogni parte del mondo e buona parte del pubblico non capiva ciò che veniva detto, ma tutti amavano il cinema comunque, prediligendo i western, Tarzan o la fantascienza. Proprio nella sala, nel 1954, l’anno dell’annessione della Zona B del Territorio Libero di Trieste alla Jugoslavia, arrivò in visita a Buie anche il maresciallo Tito, che volle vedere di persona il nuovo cinema cittadino. “Nuovo Cinema Buie” racconta quindi, oltre all’esperienza cinematografica in sé, anche come quello spazio abbia accompagnato italiani e croati in un periodo di grandi tensioni e continue ridefinizioni di confine. Il cinema, si potrebbe dire, rimaneva un luogo neutro, come una pausa dalla “grande storia” in cui la gente comune poteva ritagliarsi uno spazio. Per questo, a settant’anni di distanza, quelle memorie continuano a commuovere chi le ha vissute e chi le ha ereditate. Il regista Bozzer è appassionato di storia istriana e ha già in preparazione – ha rivelato Degrassi, che sarà di nuovo tra i protagonisti – un nuovo progetto dedicato questa volta all’influenza della musica italiana e del Festival di Sanremo sulla scena musicale della Jugoslavia dell’epoca.

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